“Se fosse tuo figlio”, storie dal campo profughi di Samos. Recensione di Vaifra Palanca

Nel libro, il govane autore, Nicolò Govoni, ripercorre la sua esperienza, piena di slanci ideali e scontri con il “sistema” in un campo profughi a Samos, adiacente ad un hotspot, nel quale costruisce e gestisce una scuola, appunto Mazì, che significa stare insieme, per i bambini del campo sia soli che in famiglia.


11 marzo 2020 sulla pagina fb di Nicolò Govoni appare la seguente notizia “Oggi abbiamo chiuso Mazì….la nostra bellissima scuola e non sappiamo quando la riapriremo. Il covid-19 è arrivato anche nelle isole greche. Qui sorgono gli hotspot, “i lager d’Europa”. 

Il primo caso diagnosticato è a Lesbo, dove oltre 27.000 esseri umani vivono come animali laddove dovrebbero essercene solo 3.000. Intrappolati senza assistenza sanitaria, igiene e cibo. E a Samos, dove sorge Mazì, dove si trova il nostro team e i nostri bambini, non è un “se”, ma un “quando”. E la risposta temo sia “Presto”.”

E aggiunge il 14 marzo “Il covid-19 ha raggiunto la Turchia con 5 casi dichiarati. Il mio team ed io ci troviamo a Gaziantep, l’ultimo centro urbano di grandi dimensioni prima del confine siriano. Stiamo lavorando all’apertura della prima scuola internazionale per bambini profughi al mondo. Ma nel giro di poche settimane le nostre preoccupazioni sono cambiate. A un’ora di macchina da qui, in Siria, sorgono 600 campi profughi solo 20 o 30 equipaggiati. Qui oltre 1.000.000 di persone vivono all’addiaccio, senza cibo, senza assistenza medica, le loro difese immunitarie già a terra….La Siria è assediata dal virus. 5 casi in Turchia, 116 in Israele, 93 in Iraq, 66 in Libano. E ora, dopo 9 anni di guerra civile gli sfollati dovranno fronteggiare un’epidemia senza ospedali, senza cibo, e senza scampo. Loro, purtroppo, non potranno stare a casa.”

Tutti sappiamo che cosa sono i campi profughi a Lesbo a Samos, ne abbiamo visto le immagini, ne conosciamo la genesi e la storia, conosciamo chi sono i responsabili e chi le vittime. Negli ultimi giorni la Turchia ha lasciato passare i profughi verso la Grecia dove sono stati accolti da lacrimogeni e filo spinato, sotto gli occhi disincantati dell’Europa che ha promesso rinforzi alle forze dell’ordine per fermarli.

Ma forse non tutti sanno chi è Nicolò Govoni, che cosa fa e come mai lancia questi messaggi, oppure che cosa è Mazì o la scuola internazionale di cui parla. Ebbene per saperlo basta leggere il suo ultimo libro, pubblicato recentemente da Rizzoli, dal titolo "Se fosse tuo figlio".

Nicolò Govoni è un ragazzo di 27 anni che dall’età di 20 anni ha capito che la vita ha un senso se si fa qualcosa per gli altri. Fa una prima esperienza in un orfanatrofio in India durante la quale si rende conto dell’importanza per i bambini di avere punti di riferimento affettivi certi per la loro formazione e della scuola quale luogo di acquisizione di conoscenze e di rispetto per se stessi. Si dedica perciò anima e corpo alla causa dei bambini che per le più diverse circostanze (povertà, conflitti) sono stati privati di ciò che la maggior parte ha: una famiglia, genitori che li accudiscono e si preoccupano per la loro crescita e la loro istruzione, una casa in cui rifugiarsi, acqua, cibo, giochi, amici, ecc. Tra questi i bambini profughi non accompagnati, quindi soli senza adulti che pensino a loro o se ci pensano è per approfittare della loro fragilità, sono quelli che meritano più attenzione.

Nel libro ripercorre la sua esperienza, piena di slanci ideali e scontri con il “sistema” in un campo profughi a Samos, adiacente ad un hotspot, nel quale costruisce e gestisce una scuola, appunto Mazì, che significa stare insieme, per i bambini del campo sia soli che in famiglia. Sono i Dreamers, come si sono chiamati, che aiuteranno a costruire la scuola e la animeranno con la loro energia, voglia di sapere, i loro problemi e i loro conflitti, che seguiranno con profitto le lezioni. Dal libro traspare una continua tensione verso l’affermazione che questi bambini hanno gli stessi diritti degli altri e che trovano nell’istruzione, quindi nella scuola, il veicolo principale per acquisirli. Istruzione e scuola di qualità, con insegnanti veri, stabili, che sappiano trasmettere sicurezza, che riescano a conquistare la fiducia e l’affetto dei ragazzi. E il primo passo è ovviamente dell’insegnante, di Nicolò stesso che in più occasioni esterna l’amore e il rispetto per tutti i bambini della sua scuola e che non esita a proporsi come affidatario di un bambino con più problemi di altri.

E’ una storia interessante che mette impietosamente sotto lente di ingrandimento il sistema di accoglienza ufficiale dei profughi, del governo greco e degli organismi internazionali, e quello delle ONG, il primo guidato da interessi di Stato che si traducono in una gerarchia di potere finalizzata a difendere confini e regole dimenticando i profughi, il secondo improntato all’empatia con i più deboli, alla compassione, ma spesso condizionato o manipolato dal sistema. La scommessa di Nicolò è quella di liberare il volontariato, le ONG, dal dilettantismo, (parla di volonturismo), e dai condizionamenti delle istituzioni perché possa proporsi come interlocutore autorevole e portare i governi e gli organismi internazionali ad agire avendo come unico fine il soccorso di chi scappa dalla guerra, il rispetto della loro dignità e la soddisfazione dei loro bisogni che sono uguali a quelli di tutti noi.

E’ anche la storia di una persona che mette tutta la sua intelligenza e l’energia dei suoi vent’anni nella realizzazione di un sogno che è quello di far sentire tutti i bambini incontrati, costretti a vivere in condizioni di deprivazione estreme, importanti per lui e per tutte le persone impegnate nel progetto, ma anche per la società al di fuori della scuola. Una storia fatta di momenti esaltanti, come quando vede arrivare in classe bambini che pensava perduti, e di grandi delusioni come quando scopre che bambini che frequentavano con profitto la scuola vengono portati altrove dove non troveranno le stesse attenzioni o quando il giudice non concede l’affido di Hammudi, o di grandi dolori come quando scopre che ci sono nel campo bambini abusati, che compiono atti di autolesionismo, per i quali gli organi preposti non attivano nessuna soluzione. Una storia di coraggio, di determinazione, di riscatto. Una storia di amicizia, complicità, di gioco di squadra, di strategie, di sostegno reciproco perché Nicolò ha fatto tutto questo insieme a Giulia, Sarah e altri.

La libertà delle Ong dipende anche dalla loro indipendenza economica. Anche l’esperienza raccontata da Nicolò si è avvalsa del contributo di sostenitori indipendenti per la realizzazione di parte dei progetti portati avanti a Samos dalla ong Still I Rise. I proventi di questo libro saranno utilizzati per costruire una scuola per bambini profughi in Turchia, una scuola internazionale che possa rilasciare attestati riconosciuti dalle istituzioni scolastiche dei paesi in cui questi ragazzi si troveranno a vivere.

Nicolò Govoni 

Se fosse tuo figlio 

Rizzoli, 2919

Recensione a cura di Vaifra Palanca

15 marzo 2020