La storia delle donne è una storia lunga, difficile, fatta di conquiste, di Grazia Labate

Oggi difronte alle ferite di una sinistra scomposta e ricomposta, tra ali estreme e centrismi nostalgici abbiamo provato dopo la dolorosa sconfitta di settembre a ricomporre lacerazioni, derive correntizie, vuoti elaborativi, delusioni e travagli identitari, bisogni mai morti di giustizia sociale e dignità nel e per il lavoro, una donna Elly Schlein è riuscita a conquistare un popolo che ha bisogno della sinistra, ha bisogno di credere che è ancora possibile tentare di conquistare un posto sul pianeta in cui valga la pena piantare radici di speranza per un futuro migliore.


Per tanto tempo è stata una storia di uomini, grandi, mediocri o piccoli, ma oggi possiamo affermare senza dubbi che è stata anche una storia di grandi donne e non solo, molte di queste hanno fatto la storia del genere femminile lottando per costruire un mondo fatto di pari diritti e opportunità tra i generi, di libertà per tutti.

Quando pensiamo a quelle donne che hanno avuto un peso nella storia, nell'arte, nella letteratura e nella scienza, non sempre immaginiamo quanto coraggio ci sia voluto per emergere. A guardare bene il nostro paese, nelle sue traversie storiche, politiche e culturali, nella conquista della libertà dopo il nazifascismo, nonostante il valore delle nostre madri costituenti, e di tutte le donne che nel Parlamento e nel paese hanno fatto lotte per la conquista dei diritti sociali e civili, la cultura femminista di cui ci siamo nutrite negli ultimi 50 anni, finalmente nel 2022 ed nel 2023 ha conosciuto lo sfondamento del soffitto di cristallo.

L’affermazione di Giorgia Meloni a Presidente del Consiglio dei ministri, per la vittoria nel paese della maggioranza di centro destra ed ora dopo le primarie del PD, l’elezione del nuovo segretario con la vittoria di Elly Schlein.

Due vittorie storiche sul piano culturale e politico, cui la sinistra è arrivata in ritardo. Il mio pensiero va alla prima donna segretaria del PCDI Camilla Ravera, spesso dimenticata anche dalle donne.

Un suo record: è stato il primo caso, nella storia dei movimenti politici del mondo, di una donna nominata (era il 1927), segretaria del suo partito. Era il Partito Comunista d'Italia (del quale era stata uno dei fondatori nel 1921) e nel quale aveva subito assunto la guida dell'organizzazione femminile, fondando anche il periodico “La compagna”.

Camilla Ravera resse la segreteria del PCdI sino al 1930 quando, rientrata clandestinamente in Italia dalla Francia, fu arrestata e condannata a quindici anni e mezzo, trascorsi tra carcere e confino sino alla caduta del fascismo. Con Umberto Terracini, fu l'ultima dei confinati a lasciare Ventotene. Lì conobbe Alessandro Pertini e lì, con Terracini, fu espulsa dal suo partito per aver condannato il patto Ribbentrop-Molotov. Rientrata a Torino dopo la Liberazione, Camilla Ravera, riammessa nel PCI, divenne consigliere comunale. Nel 1947, con Ada Gobetti, del Partito d'Azione, fu tra le fondatrici dell'Unione Donne Italiane.

Nel 1948 fu eletta deputato per il PCI. È stata anche la prima delle quattro donne italiane sinora nominate senatrici a vita (la seconda è Rita Levi Montalcini, la terza Elena Cattaneo, la quarta Liliana Segre). Quando, il 26 gennaio 1982, Camilla Ravera fece il suo primo ingresso a Palazzo Madama, i senatori, riuniti in assemblea plenaria, l'accolsero tutti in piedi. Aveva 96 anni, e fu ancora chiamata a presiedere l'Assemblea.
Il 14 aprile del 1988 moriva.

Nella vita di Camilla Ravera, che era stata uno dei fondatori del partito a Livorno e uno dei suoi segretari - racconterà Miriam Mafai, vi era un buco nero di alcuni anni. Dal 1939 al 1945 era rimasta fuori del partito, colpita da un provvedimento disciplinare. Sono anni di solitudine estrema sopportati con grande dignità, tanto più dolorosi in quanto sono gli stessi anni in cui, dopo la caduta del fascismo, si organizza in Italia la Resistenza, l’attività clandestina e armata.

Il provvedimento nei suoi confronti verrà ritirato soltanto dopo la Liberazione quando, nel maggio del l945, Togliatti arriva a Torino e chiede: ' dov’è la Ravera?'. Qualcuno risponde imbarazzato che la Ravera non c’è, non può esserci perché non è più nel partito. E Togliatti: 'Ma non scherziamo... Chiamatemi la Ravera e non si parli più di questa sciocchezza'”.

Riammessa nel partito nel 1945, sarà eletta al Consiglio comunale di Torino l’anno seguente, poi in Parlamento. Come deputata fu cofirmataria di progetti di legge soprattutto su materie come la tutela della maternità e la parità dei diritti e delle retribuzioni tra uomo e donna). In molti chiamavano Camilla Ravera "la maestrina di Acqui" perché da giovanissima aveva lavorato come maestra elementare, un soprannome veramente poco adatto per una donna tanto rivoluzionaria e incredibile precorritrice dei propri tempi.

“In tempi in cui per le donne era quasi impossibile partecipare attivamente alla vita politica e sociale - affermava commemorando la sua scomparsa Nilde Iotti - Camilla Ravera è già una protagonista, in quella fucina di elaborazione teorica e di azione politica che è la Torino dell’Ordine nuovo e dei primi grandi nuclei di classe operaia, delle lotte che seguirono la fine della prima guerra mondiale, del drammatico insorgere del fascismo. Nel periodo cruciale della formazione del gruppo dirigente di quello che diverrà nel ‘21 il partito comunista d’Italia”. “Se ne va, con Camilla Ravera - dirà Alessandro Natta - una protagonista e una testimone di decenni e decenni di drammi, di tempeste e di luci, di sofferenza, di travaglio intellettuale, di tragiche sconfitte, di folgoranti riscatti, di lotta sempre”.

Nel 1982 Sandro Pertini, presidente della Repubblica e suo compagno di confino, nomina la combattente Camilla senatrice a vita. La sua nomina, scriveva in un commosso messaggio la presidente della Camera Nilde Iotti, “premia una lunga e straordinaria milizia al servizio della libertà, della democrazia, del socialismo. Grazie anche a te, carissima Camilla, è stata mantenuta viva l’idea della libertà nel periodo più buio della travagliata storia italiana; la democrazia si è arricchita di grandi contenuti innovatori; il movimento emancipatore delle donne ha avuto slancio e conseguito grandi successi. Voglio quindi esprimerti la commossa soddisfazione mia personale e di tutta la Camera dei deputati per una nomina che onora altamente il Parlamento”.

“Mi ha sempre colpito - dirà Norberto Bobbio ricordando di averla conosciuta subito dopo la Liberazione - nella sua esperienza di vita, la serenità e la nobiltà d’animo con la quale ha saputo affrontare le difficoltà della militanza politica che aveva scelto. È un esempio di dirittura morale: una donna che ha dedicato la sua vita ad una causa fino alle estreme conseguenze che questa scelta poteva comportare. Ammiro la sua capacità di guardare alle difficili tappe della battaglia politica con fermezza e senza rancori per nessuno. In lei vedo l’ultima
espressione della grande tradizione torinese comunista; di quel gruppo che, con Gramsci alla testa, seppe tessere proficui rapporti con la cultura laica rappresentata da Piero Gobetti”.

“Era piccola, magra, un po’ curva, i capelli bianchi ordinatamente raccolti in uno chignon sulla nuca”, così la descriveva il giorno successivo alla sua scomparsa Miriam Mafai.

Così la ricordiamo in tanti nella nota fotografia con Enrico Berlinguer che le rivolge uno sguardo affettuoso ed un sorriso dolce. Un sorriso che racchiude affetto, stima, rispetto, quasi deferenza per quella piccola (solo fisicamente!) grande, grandissima donna. Una donna straordinaria che ha fatto la storia del nostro Paese.

Oggi a distanza di 96 anni nel PD si elegge, dai gazebo delle primarie, una donna segretaria del partito: Elly Schlein.
Oggi difronte alle ferite di una sinistra scomposta e ricomposta, tra ali estreme e centrismi nostalgici abbiamo provato dopo la dolorosa sconfitta di settembre a ricomporre lacerazioni, derive correntizie, vuoti elaborativi, delusioni e travagli identitari, bisogni mai morti di giustizia sociale e dignità nel e per il lavoro, una donna Elly Schlein è riuscita a conquistare un popolo che ha bisogno della sinistra, ha bisogno di credere che è ancora possibile tentare di conquistare un posto sul pianeta in cui valga la pena piantare radici di speranza per un futuro migliore.

Certo storia, personaggi e tempi diversisissimi, ma quando le cose sono complicate e difficili, ecco che, solo la tenacia, la passione, la forza delle donne è capace di affrontare l’impossibile. Il soccorso rosa di Elly è arrivato, mi auguro in tempo utile a far rinascere una stagione di costruzione di idee e proposte per dare al paese una prospettiva in cui credere che il cambiamento sia possibile. Adesso testa alta, fermezza e passione per riconquistare il popolo della delusione e del disincanto. Dalle donne la forza delle donne, dicevamo alcuni anni fa con Livia Turco, facciamola sentire e vivere giorno dopo giorno, questa forza, oggi più che mai.

Grazia Labate

Ricercatrice in economia sanitaria già sottosegretaria alla sanità