Dossier statistico immigrazione 2026, di Vaifra Palanca

Il dossier è curato dall’IDOS, con la collaborazione della rivista Confronti e dell’Istituto di studi pontifici San Pio V di Roma. Dal Rapporto di quest’anno emergono con chiarezza i risultati di una gestione dell’immigrazione improntata allo smantellamento di un sistema, basato sulla programmazione degli ingressi e delle risorse per l’integrazione, sulla collaborazione tra paesi di provenienza e di arrivo e tra paesi europei, sull’accoglienza, sul rispetto dei principi fondamentali quali l’uguaglianza tra tutte le persone di fronte alla legge, la libertà, la certezza del diritto e il valore della cittadinanza.


È stato presentato il 27 ottobre, al nuovo teatro Don Orione a Roma, e in contemporanea in molte altre realtà territoriali, il Dossier Statistico immigrazione (www.dossierimmigrazione.it) curato dall’IDOS, con la collaborazione della rivista Confronti e dell’Istituto di studi pontifici San Pio V di Roma. Come consuetudine, il Dossier propone un’immersione, quanto mai necessaria in questo momento, in dati statistici, citazioni, fatti per ricostruire con obiettività una realtà molto presente nel dibattito politico e sui social media spesso farcita di pregiudizi, strumentalizzata da interessi di parte e malafede, condizionata da ignoranza e paura.

Il Dossier reperibile presso l’IDOS, (sintesi e schede scaricabile on-line in PDF), è un controcanto sull’immigrazione in un clima di crescente stigmatizzazione e criminalizzazione di una parte importante della società italiana. Difficile menzionare in una breve presentazione la ricchezza di argomenti e di spunti in esso contenuti. Ciascuno, sfogliando le oltre 500 pagine, può trovare risposte alle proprie esigenze conoscitive, curiosità, dilemmi etici, giuridici, scientifici.  

Dal Rapporto di quest’anno emergono con chiarezza i risultati di una gestione dell’immigrazione improntata allo smantellamento di un sistema, certamente non ancora perfetto, basato sulla programmazione degli ingressi e delle risorse per l’integrazione, sulla collaborazione tra paesi di provenienza e di arrivo e tra paesi europei, sull’accoglienza, sul rispetto dei principi fondamentali quali l’uguaglianza tra tutte le persone di fronte alla legge, la libertà, la certezza del diritto e il valore della cittadinanza.  Nello specifico, come sottolineato anche dai relatori intervenuti alla presentazione, in Italia sono diminuite le richieste di asilo, ma sono aumentate le morti in mare; sono aumentate le nuove cittadinanze ma sono stati introdotti principi che vorrebbero limitarne i diritti; sono state tagliate le risorse per l’accoglienza dirottate invece sulla sicurezza e alla costruzione di luoghi di detenzione.

E’ stato rafforzato nello stesso tempo il discorso pubblico improntato all’odio per il diverso e alla mistificazione della realtà, all’ostilità nei confronti dei migranti, persino dei bambini; è stata ostacolata la solidarietà nei soccorsi in mare dichiarando guerra alle associazioni e introducendo regole di comportamento che fanno lievitare i costi delle operazioni e ridurre le potenzialità di soccorso; sono state introdotte restrizioni per il riconoscimento e l’accoglienza di profughi e richiedenti asilo, sono stati mantenuti i flussi di ingresso programmati ma tutto gestito da una macchina amministrativa che non è in grado di dare risposte nei tempi previsti, costringendo le persone a vivere nell’incertezza dei diritti e nella precarietà. Tutto ciò ha riflessi sulla società tutta dove si riscontra maggior disagio sociale, relazioni sociali più conflittuali, insicurezza e paura. 

Rimando alla lettura del Dossier per tutti gli aspetti statistici a supporto di quanto accennato sopra, mentre mi soffermerò brevemente sull’evento della presentazione del Dossier a Roma, (link a YouTube sul sito dell’Idos ) che è stato nello stesso tempo una sferzata di realismo, un pugno allo stomaco e una testimonianza di umanità. Mi spiego.  Ha aperto Luca Di Sciullo  (Presidente IDOS) con un intervento dal titolo “Sotto l’ombra dell’iper ideologia xenofoba”.  Egli, partendo dal patto europeo sulle migrazioni, appena entrato in vigore, lo ha analizzato alla luce di anni di sotterfugi giuridici e compromessi con i quali si è cercato, in Europa e in molti stati nazionali, di aggirare progressivamente il principio di non respingimento, giungendo all’assurdo giuridico di esternalizzazione delle frontiere e negando così ai migranti o richiedenti asilo interessati ogni diritto di replica.

E non era ancora stato reso noto il progetto della Commissione europea di rafforzare Frontex (Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera) sia con un aumento dell’organico fino a 30.000 unità (duplicando la dotazione attuale) e un ampliamento di competenze sui respingimenti.  Passando all’analisi della situazione italiana Di Sciullo ha inoltre messo in evidenza, tra gli altri punti, la contraddizione tra il bisogno di immigrati espresso dalle imprese e dalle famiglie, il contributo che effettivamente gli immigrati apportano alla demografia italiana (mortalità più elevata delle nascite e dell’emigrazione dei giovani verso l’estero), e all’economia (settori economici con prevalenza manodopera di origine straniera, contributi e tasse pagate allo Stato con il loro lavoro), oltre alla effettiva situazione di convivenza riscontrabile nel Paese,  con il linguaggio xenofobo e razzista di  molti leader politici ed il loro tentativo di delegittimazione e criminalizzazione degli immigrati indiziati quali responsabili dei problemi del paese per fini elettorali. 

Grazia Naletto (fondatrice di Lunaria Aps) ha focalizzato la sua attenzione sulla responsabilità dei media (televisione e certa carta stampata) nella diffusione del razzismo nel Paese. Ha parlato non solo di opinioni razziste ma ha anche elencato gli episodi, sempre più frequenti, di aggressioni, anche mortali, a immigrati, lavoratori percepiti come diversi e portatori di un diritto minore, per il colore della pelle, per le condizioni di povertà e di disagio sociale in cui sono costretti a vivere.  I media danno sempre più spazio a politici e commentatori che parlano di immigrazione sostenendo posizioni di retroguardia, che negano i vantaggi che l’immigrazione ha portato alla società italiana in termini culturali, economici, di apertura internazionale, che presentano gli immigrati come corpi estranei alla società attuale anche quando hanno alle spalle percorsi di ingresso regolare fino all’acquisizione della cittadinanza.

Non è un caso che proprio in questo periodo abbiano avuto larga diffusione due termini, veicolati ampiamente dai media, che denunciano un’evoluzione razzista e xenofoba della cultura e del linguaggio come remigrazione e maranza, una pratica estrema di respingimento l’una e un’offesa, un’etichettatura di giovani di origine immigrata, l’altra. L’assurdità è che questi termini sono entrati a far parte del linguaggio di documenti ufficiali, istituzionali. 

Il dott. Nicola Cocco (Società Italiana Medicina delle Migrazioni-uno dei medici indagati per aver redatto certificati medici per persone destinate ai CPR) ha tenuto una relazione nella quale ha dimostrato come i CPR, come sono oggi gestiti, producono danni alla salute psicofisica delle persone, sono luoghi patogeni. Ha citato a sostegno di queste affermazioni articoli scientifici pubblicati su autorevoli riviste internazionali ed ha proiettato immagini di CPR, attualmente attivi, gestiti al di fuori di ogni parametro previsto per l’accoglienza di persone in luoghi pubblici: sovraffollamento, sporcizia, alienazione, isolamento.  Su questi presupposti ha ribadito la sua convinzione che, come medico chiamato ad esercitare la professione a vantaggio della salute della collettività, non può certificare l’invio di persone nei CPR, chiunque esse siano, dove certamente avranno dei danni alla loro salute,

Vi è stato inoltre un toccante intervento di una scrittrice, Liliana Nechita, di origine romena in Italia da anni, conosciuta come una voce importante del mondo dell’immigrazione femminile. Uno dei suoi libri più conosciuto è Ciliegie amarenel quale parla della sua esperienza di migrazione facendo luce su sentimenti, relazioni con le istituzioni, con i datori di lavoro, con le altre donne. Nechita ha confessato la sua difficoltà a vedersi come scrittrice, anche se la scrittura è una parte importante della sua vita sia come impiego di tempo sia come autorealizzazione, perchè il suo lavoro principale è quello di badante, il lavoro che le da un reddito ma anche dal quale trae molti spunti di riflessione per la sua scrittura. La scrittura quindi come oggettivazione, sublimazione di una quotidianità vissuta con consapevolezza.

Ha parlato della difficoltà della doppia appartenenza, della sensazione di sentirsi sempre fuori posto e della precarietà e di dover sempre ricominciare da capo.Ha detto che l’immigrazione è un’opportunità certamente, ma anche delle lacerazioni di affetti, delle rinunce imposte a chi resta, per lei alle sue figlie, della solitudine, delle umiliazioni, delle paure. Sentimenti che oggi rileva, anche attraverso le sue relazioni con molte donne italiane, nelle mamme che affrontano l’emigrazione di figli alla ricerca di lavoro all’estero.

Infine, il prof. Paolo De Nardis, dell’Istituto San Pio V ha sostenuto l’importanza e la necessità della ricerca e del lavoro scientifico per offrire a chi ha le leve del potere e all’opinione pubblica elementi di riflessione e di analisi sulla società attuale e sui cambiamenti importanti che proprio grazie all’immigrazione si verificano sempre più rapidamente. 

Tre sono le proposte che vorrei evidenziare presentate durante l’incontro: 1 - dovrebbe essere consentito, a chi ne ha i requisiti, di poter fare istanza di permesso di soggiorno nel corso di tutto l’anno; 2 - i due termini, remigrazione e maranza, dovrebbero essere banditi dai documenti istituzionali, dal discorso politico, dai media e dal parlare comune; 3 - dovrebbe essere data maggiore visibilità sui media agli immigrati affinché possano portare le loro opinioni.

Per concludere. È un rapporto di parte, dalla parte della Costituzione e dei trattati internazionali, dalla parte dei diritti fondamentali quali rispetto della dignità d’ogni essere umano, dalla parte della convivenza basata su regole comuni, sulla solidarietà, sulla condivisione e sulla partecipazione. 

Vaifra Palanca

P.S. L’autunno è un periodo prolifico per lo studio dell’immigrazione. Chi volesse approfondire segnalo:

Fondazione Leone Moressa, Rapporto annuale sull’economia dell’Immigrazione. Dalla manodopera al valore nel lavoro e nella società. Presentato a Roma il 13 ottobre 2026 presso il CNEL (www.Fondazioneleonemoressa.org)

Caritas italiana e Fondazione Migrantes ,Rapporto 2026. Confini e frontiere. presentato a Roma il 19 ottobre (www.caritasroma.it).

01 novembre 2026