Per fortuna in questo Paese la scuola della costituzione, aperta a tutti e che non lascia indietro nessuno esiste, grazie a tante insegnanti, alle famiglie, ai comuni, al terzo settore.
Esiste la scuola che dice qui nessuno è straniero, a questa scuola daremo voce nella nostra battaglia parlamentare contro l'ultimo provvedimento del Governo Meloni. La scuola è entrata nella campagna elettorale nel modo peggiore. Il 20 settembre, davanti una platea di giovani del suo partito Giorgia Meloni ha promesso un tetto alla presenza dei bambini stranieri nelle nostre scuole, perché nessun bambino italiano deve sentirsi minoranza.
Questo il messaggio urlato dal palco.
Per pura propaganda, probabilmente per inseguire sul suo terreno Vannacci - il leader della nuova creatura dell’estrema destra Futuro Nazionale - si manda un messaggio al Paese che entra nella carne viva delle bambine e dei bambini delle nostre scuole, di tutti i bambini, che ogni giorno si incontrano in classe senza distinguersi tra stranieri e italiani.
Nei giorni seguenti la solerzia delle forze dell’ordine rimuoveva lo striscione “Qui nessun* è stranier*” all’ingresso della scuola Daneo di Genova, ed episodi simili si sono ripetuti in altre scuole.
L’intento politico è chiaro, va oltre il testo del decreto approvato il 30 settembre dal Consiglio dei ministri, della cui conversione in legge in questi giorni è iniziato l’iter in Senato.
Il danno è già stato fatto: si genera un problema inesistente, il conflitto etnico nella scuola, bambini italiani che si sentirebbero messi nell’angolo, per avallare e confermare una narrazione politico ideologica fondata sulla paura dell’invasione. A questa narrazione tossica si risponde con un decreto emergenziale, che sposta l’attenzione dal piano educativo a quello sanzionatorio e prescrittivo.
Un agire politico che crea timore e ansie tra i bambini; sono straniero, mi allontaneranno? Così raccontano i genitori della scuola Di Donato di Roma, promotori dell’appello Nella nostra scuola i bambini e le bambine non sono quote da distribuire.
Sulla stessa lunghezza d’onda si sono espressi gli assessori di alcune città: La nostra scuola ha le porte aperte e non ha il tetto, i quali giustamente sottolineano che le scuole creano relazioni, non le strappano e accusano il governo di aver mandato un messaggio feroce ai bambini con background migratorio, non siete i benvenuti. Dal mondo della scuola è venuto anche l’appello Manifesto contro la disumanizzazione,che invito a leggere anche perché fornisce i dati sulla reale presenza dei bambini stranieri nelle nostre scuole.
Il decreto 170/2026 non contiene solo le norme sul tetto ai bambini cosiddetti stranieri, ahimè legifera anche su altro. L’articolo 1 Interviene sul sostegno agli alunni con disabilità, modificando la disciplina del Piano educativo individualizzato (PEI). Con la scusa di saltare inutili appesantimenti burocratici non sarà più necessario rivederlo ogni inizio di anno scolastico, l’aggiornamento e la modifica avverranno solo laddove vi siano nuove condizioni o esigenze educative e cliniche dell’alunno. Una modalità confermativa e burocratica che sminuisce le potenzialità evolutive degli alunni nel percorso educativo e l’importanza dell’adeguamento e della revisione annuale del PEI. Inoltre, si prevede che questo possa essere approvato anche se nella riunione del Gruppo di lavoro operativo per l’inclusione (GLO) non siano presenti tutte le componenti, togliendo valore alla collegialità di questo strumento.
Il decreto interviene anche sugli istituti tecnici che diventano licei, ma anticipano al biennio la piegatura professionalizzante, facendo venire meno il biennio unico.
I diversi interventi, che riguardano anche altri aspetti, vengono affrontati spostando risorse da altre voci, perché ancora una volta si legifera a costo zero. E così facendo, ad esempio, si prendono fondi finalizzati all’educazione per prevenire la violenza contro le donne, per dare più risorse al contrasto al cyberbullismo. L'esecutivo svuota per più di metà lo stanziamento che la legge di Bilancio 2026 aveva destinato all'educazione al rispetto nelle scuole: dei 7 milioni previsti ogni anno ne restano 3, sia nel 2026 sia nel 2027.
Il tutto ad anno scolastico già iniziato, con carattere di necessità urgenza, ma la scelta di ricorrere al decreto non ci consente di discutere adeguatamente questioni molto delicate, come il sostegno agli alunni con disabilità, il monte ore degli istituti tecnici, l’integrazione degli studenti con background migratorio. L’articolo 12 e l’articolo 13 riguardano rispettivamente gli interventi urgenti per la promozione dell’integrazione degli studenti stranieri nell’ambito scolastico e la composizione delle classi in contesti multiculturali.
Si proclama un intento di integrazione, ma si manda messaggio contrario e si sceglie un approccio sanzionatorio nei riguardi dei genitori stranieri. La mancata frequenza dei corsi dei CPIA implica sanzioni pecuniare. Si crea un arbitrario legame tra questione linguistica e capacità genitoriale. Si mina l’alleanza tra scuola e famiglia, mutando il senso della relazione, con il rischio di allontanare o sanzionare nuclei già fragili.
L’articolo sulla composizione delle classi parla di tetto del 30% agli studenti stranieri. Specifica una deroga nella scuola primaria nel caso abbiano frequentato la scuola d’infanzia almeno due anni, cosa in realtà non indicativa della conoscenza dell’italiano. Per la secondaria la deroga è possibile se hanno frequentato per almeno tre anni scolastici il sistema d’istruzione.
Va ricordato che la gran parte di bambini cosiddetti stranieri sono nati in Italia. Quello che dovrebbe essere un principio di inclusione diventa in questa declinazione una forma di assimilazione. Invece di dare più strumenti e risorse alla scuola con maggiore presenza di bambine e bambini con background migratorio si rischia di dividere classi già composte e di costringere a cambiare scuola bambini inseriti. Oppure semplicemente non si applicherà, ma nel frattempo sarà passato il messaggio che la presenza di questi bambini è un fattore di rischio. Mentre tutte le esperienze dicono che nella scuola inclusione ed eccellenza vanno insieme.
Certamente servirebbe un’attenzione maggiore. Le scuole sono spesso lasciate sole, occorrono risorse stabili per rispondere a bisogni che non sono più emergenziali o episodici: mediatori culturali e docenti stabili specializzati in Italiano L2, l’estensione del tempo pieno, classi meno numerose, il potenziamento dei Centri per l’istruzione degli adulti.
Ma questo decreto fa altro, manda un messaggio contrario al meraviglioso articolo 34 della Costituzione: la scuola è aperta a tutti.
Disegna le classi non come comunità di diversi, ma luogo di scontro tra identità costruite contro gli altri, mentre avremmo bisogno di scuole che insegnino a vivere nel pluralismo
Per fortuna in questo Paese la scuola della costituzione, aperta a tutti e che non lascia indietro nessuno esiste, grazie a tante insegnanti, alle famiglie, ai comuni, al terzo settore.
Esiste la scuola che dice qui nessuno è straniero, a questa scuola daremo voce nella nostra battaglia parlamentare.
Cecilia D’Elia (PD)
Membro della 7ª Commissione permanente (Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica) del Senato
13 ottobre 2026