Ci consultiamo da 50 anni!, recensione di Angela Spinelli

Questo libro, nato dal grande impegno del Gruppo Donne in Ascolto, in particolare di Franca Gaeta che ha curato la sua stesura, con il contributo della Fondazione Iotti, vuole rappresentare uno strumento di lavoro e ribadisce prima di tutto il valore dei consultori per la salute della donna, ricordando lo spirito con cui sono nati questi servizi e la loro importanza anche ai nostri giorni.


Questo piccolo libro nasce da un’iniziativa svoltasi il 17 giugno 2025 nel quartiere San Lorenzo a 50 anni dall’approvazione della Legge 405 che istituì i consultori familiari nel nostro Paese. Una legge approvata in un periodo storico di grandi cambiamenti sociali e mobilità civile in Italia, sulla base principalmente delle esperienze dei consultori femministi autogestiti dei primi anni 70. Come ben descrive Livia Turco nel suo capitolo, la legge fu preceduta da tante battaglie e un iter legislativo di 2 anni. Ma alla fine fu approvata all’unanimità dal Parlamento.

Questo libro, nato dal grande impegno del Gruppo Donne in Ascolto, in particolare di Franca Gaeta che ha curato la sua stesura, con il contributo della Fondazione Iotti, vuole rappresentare uno strumento di lavoro e ribadisce prima di tutto il valore dei consultori per la salute della donna, ricordando lo spirito con cui sono nati questi servizi e la loro importanza anche ai nostri giorni.

I consultori sono una conquista che ancora oggi va difesa e supportata, aggiornandola anche alle esigenze attuali. Infatti nulla è più moderno e necessario di servizi in cui le comunità, in particolare le donne, partecipano attivamente e vengono ascoltate e supportate nelle loro scelte nell’ambito della salute. I famosi fondi europei, che presto scadranno, del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (PNRR) punto M6.C1.1I1 sono stati stanziati per finanziare “la realizzazione di luoghi fisici di prossimità e facile individuazione dove la comunità può accedere per poter entrare in contatto con il sistema di assistenza sanitaria, sociosanitaria e sociale”, come indicato dal sito del Ministero della Salute. E chi meglio dei consultori familiari rappresenta questo modello di assistenza socio-sanitaria? Si tratta di servizi in cui la salute è affrontata nella sua interezza, indicando chiaramente, come sottolineato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che la salute non dipende solo dalle condizioni biologiche ma spesso è condizionata da aspetti sociali e psicologici, per esempio le condizioni in cui si vive o si lavora. E’ quindi necessaria non solo la presenza della figura medica, ma anche della sociologa o assistente sociale, della psicologa, dell’ostetrica e di altre figure socio-sanitarie, un’équipe multidisciplinare integrata e con la partecipazione della cittadinanza.

I consultori furono pensati come luoghi di emancipazione, spazi dove salute, autodeterminazione diventassero parte della vita quotidiana e dei diritti di cittadinanza. Con un’idea molto chiara alla base: i servizi funzionano quando ascoltano, quando includono davvero le persone, quando mettono al centro la comunità” come scrivono chiaramente le Giovani Democratic* del II Municipio. E nell’incontro del 17 giugno e in questo libro si è cercato di fare un passaggio del testimone di generazioni, da coloro che hanno fatto le battaglie per creare questi servizi a chi oggi ne ha più bisogno e ne può usufruire. Anche se tante e tanti giovani non lo conoscono e non lo frequentano.

Ma chi li ha frequentati ne parla in maniera positiva e innovativa, come sottolineato dalle testimonianze e “voci” di donne di diverse parti di Italia. Nel passato e nel presente. La ginecologa Rosetta Papa napoletana descrive la sua esperienza con Dora che in gravidanza con placenta previa dovrebbe mettersi a riposo ma “Dottore, tengo altri due figli, abito al settimo piano nelle Vele e spesso non ho acqua a casa” e quindi bisogna mettersi alla prova e infrangere la regola, mettersi dall’altra parte e immaginare con lei le soluzioni possibili. “Un’altra sanità, un altro modo di produrre salute per Dora passava ineluttabilmente per la sua casa senz’acqua e i suoi denti cariati” come scrive giustamente Rosetta. Ci sono poi altre esperienze di donne sui consultori negli anni settanta e ottanta, per concludersi con l’esperienza di Maria Grazia Giannini Uwicyeza che negli ultimi 10 anni si è fatta seguire dal consultorio per la sua gravidanza, l’allattamento, le vaccinazioni e vari controlli per lei e la sua bambina, trovando sempre un grande supporto e figure professionalmente valide.

Una parte del libro è poi dedicata alla figura di Simonetta Tosi, biologa e medico, che si è tanto spesa nella sua breve vita per l’emancipazione e la salute delle donne in Italia. Angela Spinelli e Serena Donati descrivono le sue battaglie sia in campo lavorativo che politico, un intreccio tra scienza e femminismo. Lotte per una contraccezione libera, l’abolizione del reato di aborto, la conoscenza del proprio corpo e per i consultori familiari. Tutto questo fuori e dentro le istituzioni. Il consultorio autogestito di Via dei Sabelli 100 nel quartiere romano di San Lorenzo e la sua attività da ricercatrice al CNR e all’Istituto Superiore di Sanità (ISS). L’occupazione di un reparto del Policlinico Umberto I di Roma insieme ad altre donne per permettere l’attuazione della legge sull’aborto e l’istituzione del Sistema di Sorveglianza sull’applicazione della stessa legge presso l’ISS, sempre cercando di insegnare ad altre donne e passare loro il testimone. L’unicità della sua figura sta nell’avere fatto sempre tutto con la stessa serietà, professionalità e umanità in ambito femminista e scientifico e la sua memoria è ancora molto viva nel quartiere San Lorenzo. Proprio per questo il Gruppo Donne in Ascolto, insieme ad altre realtà del quartiere, ha chiesto alla Regione Lazio l’intitolazione a lei del Consultorio di Via dei Frentani. Il Consiglio Regionale ha però respinto la proposta senza motivazione. Tuttavia, grazie al lavoro sinergico del Municipio II di Roma e della Asl RM1, il consultorio sarà presto intitolato a Simonetta Tosi.

In conclusione, la legge 405, nel corso dei suoi 50 anni, ha dimostrato di essere efficace perché, come scrive Livia Turco, “dotata di norme che valorizzano la competenza dei professionisti e la partecipazione sociale”. Sicuramente hanno svolto un ruolo importante per la diffusione della contraccezione moderna nel nostro Paese e nella prevenzione delle Interruzioni Volontarie di Gravidanza. Negli anni però hanno subito tagli nel loro numero (secondo le leggi vigenti nel 2025 dovevano esserci 2950 consultori in Italia invece dei 1900 censiti dal Ministero della Salute) e riduzione del personale, rendendo difficile lo svolgimento delle loro attività. Tuttavia, i consultori familiari sono ancora molto attuali e vanno sostenuti e difesi, essendo un buon esempio di struttura del Servizio Sanitario Nazionale. Infatti, promuovere la consapevolezza delle persone e delle comunità, oltre a produrre benessere, riduce i rischi di malattia e le conseguenze di necessità di cura. Come scrive Livia Turco “Bisogna considerare questo servizio un diritto, un bene comune, una priorità dell’agenda politica. E’ importante anche recuperare la sua originaria dimensione partecipativa, con la partecipazione attiva dei giovani, delle donne e degli uomini, fondamentale per integrare il team multiprofessionale e per rendere il servizio realmente prossimo alle comunità. Un luogo costruttore di consapevolezza, amicizia e umanità”.    

09 settembre 2026