Molte Ong, come Asgi e Melting Pot, sostengono che il Patto rischia di contrarre i diritti dei migranti, aumentando le detenzioni alle frontiere e le procedure di respingimento e costituirà un passo importante verso la riduzione ed eliminazione dei diritti delle persone in movimento che vorrebbero stabilirsi nel territorio europeo.
Il Patto sulla migrazione e l’asilo, applicabile ai 27 Stati membri dell’Unione europea è un insieme di norme che mira a creare un sistema comune di gestione dei flussi di ingresso e delle richieste di asilo nell’UE.
Tale Patto, proposto dalla Commissione europea e approvato dal Parlamento europeo nel maggio 2024, consiste in una decina di strumenti legislativi, compreso il nuovo regolamento Rimpatri, approvato dal Parlamento UE nel marzo 2026. Come è noto i regolamenti devono essere accolti nel diritto nazionale da ciascuno dei 27 Stati membri dell’Unione europea.
Il Patto contiene alcuni pilastri importanti della nuova politica europea, quali il controllo rigoroso delle frontiere esterne, attraverso una procedura di screening obbligatoria dei migranti riguardante il controllo di salute, di identità e di sicurezza, informazioni che saranno inserite nella Banca dati Eurodac e potranno essere condivisi tra stati membri e anche con i paesi extraUe di provenienza dei migranti e dei richiedenti asilo.
Il Patto prevede inoltre l’armonizzazione delle norme e procedure delle domande di asilo e chiarisce le norme sui beneficiari della protezione internazionale; prevede inoltre i partenariati internazionali con paesi extra Ue e l’esternalizzazione delle frontiere.
Nel febbraio 2026 il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva le modifiche al regolamento sulle procedure di asilo, con l’obiettivo dichiarato di consentire un esame più rapido delle domande. Contestualmente, ha adottato il primo elenco comune di Paesi considerati “sicuri”: Bangladesh, Colombia, Egitto, Kosovo, India, Marocco e Tunisia e una lista di “Paese terzo sicuro”, applicabile ai richiedenti asilo che non siano cittadini di quel determinato paese, e quindi dichiarare la loro domanda di protezione inammissibile. Il regolamento Rimpatri, in fase di negoziati dal marzo 2026, propone fino a 24 mesi di detenzione per i migranti irregolari che non collaborano al rimpatrio e Hub di rimpatrio in Paesi Terzi.
Una scelta che esprime la direzione della nuova architettura europea.
Il Patto entra pienamente in vigore il 12 giugno 2026 e gli Stati membri devono essere in grado di applicarlo.
L’accoglimento nelle normative nazionali delle norme comunitarie avrà sicuramente un impatto importante negli Stati membri dove saranno coinvolte le autorità nazionali e locali, le commissioni territoriali per il riconoscimento dello status di rifugiato, le parti sociali, gli ambiti scolastici, il sistema sanitario, gli enti del volontariato e del terzo settore e in generale la società civile, come attori importanti per l’accoglienza e l’inserimento dei migranti nel tessuto socialelocale.
In Italia, il Consiglio dei ministri dell’11 febbraio 2026 ha trasmesso al Parlamento il disegno di legge di attuazione del Patto UE, insieme a ulteriori deleghe al Governo e a un pacchetto di norme che rafforzano il contrasto all’immigrazione irregolare, rilanciano l’idea del “blocco navale”, irrigidiscono i requisiti per la protezione complementare e i ricongiungimenti familiari, modificano il Testo unico sull’immigrazione e sulla protezione internazionale e ampliano il sistema di sanzioni e controlli. L’accordo Italia-Albania è stato considerato dal governo Meloni come precursore dei futuri effetti del Patto.
Molte Ong, come Asgi e Melting Pot, sostengono che il Patto rischia di contrarre i diritti dei migranti, aumentando le detenzioni alle frontiere e le procedure di respingimento e costituirà un passo importante verso la riduzione ed eliminazione dei diritti delle persone in movimento che vorrebbero stabilirsi nel territorio europeo.
Maria Marta Farfan
Socia Aderente
Gruppo di lavoro “La società della convivenza”
Per approfondimenti:
20 aprile 2026