Nilde Iotti: Tra Politica e Libertà. Intervista a Luisa Lama, a cura di Monica Pierulivo

Tredici anni dopo la sua uscita, Nilde Iotti. Una storia politica al femminile di Luisa Lama (Donzelli, 2013) resta un testo fondamentale per comprendere una delle figure più rilevanti della politica italiana del Novecento. L'intervista è stata pubblicata sul numero di Marzo del mensile Nautilus.


Tredici anni dopo la sua uscita, Nilde Iotti. Una storia politica al femminile di Luisa Lama (Donzelli, 2013) resta un testo fondamentale per comprendere una delle figure più rilevanti della politica italiana del Novecento. Lama ripercorre la vita di Iotti, dai primi anni a Reggio Emilia fino alla Presidenza della Camera dei Deputati, evidenziando il coraggio, l’intelligenza politica e l’impegno femminista che l’hanno contraddistinta. Il libro non solo ricostruisce la storia, ma invita a riflettere su temi ancora centrali oggi: parità di genere, emancipazione femminile, dialogo politico e impegno civile.

Sono passati 13 anni dall’uscita del suo libro. Perché oggi è ancora necessario raccontare Nilde Iotti?

Raccontare Nilde Iotti oggi è più necessario che mai. La sua vita è un esempio di concretezza e impegno civile, ma anche di modernità di pensiero. La sua capacità di affrontare problemi cruciali ancora oggi – pace, convivenza tra Stati, emancipazione femminile – la rende straordinariamente attuale. Non va dimenticato a questo proposito il lavoro della Fondazione Iotti e della presidente Livia Turco, nata per due obiettivi: mantenere intatta la memoria di Nilde e guardare alla sua esperienza con gli occhi del presente.

Tredici anni quindi, soprattutto per un lavoro biografico, possono essere parecchi. Ma questo mi fa anche pensare che l’originalità e la modernità del personaggio raccontato, cioè Nilde Iotti, rappresentino ancora il principale traino a quella biografia, piuttosto che il talento dell’autrice. Qualche nota biografica può essere utile a inquadrare meglio la sua figura.

Nata a Reggio Emilia il 10 aprile 1920, figlia di Egidio, ferroviere e socialista perseguitato dal fascismo, e di Alberta Vezzani, casalinga amante della lettura, Nilde era l’ultima di tre fratelli scomparsi in tenera età. Diplomata maestra nel 1938, si iscrisse a Magistero presso l’Università Cattolica di Milano grazie a una borsa di studio per gli orfani dei dipendenti delle Ferrovie. Qui conobbe personalità come Giuseppe Dossetti, Aldo Moro, Amintore Fanfani e Giorgio La Pira.

Dopo la laurea nel 1942, iniziò a insegnare lettere all’Istituto tecnico “Secchi” di Reggio Emilia. Di fronte al tragico prolungarsi della  guerra, Nilde e la madre furono costrette a sfollare a Cavriago, un paese della cintura reggiana. E come lei stessa ricorderà, proprio in quel luogo maturò la sua “ispirazione politica” che, insieme ad altre sue compagne, si concretizzò con la fondazione dei Gruppi di difesa della donna (GDD).  Il loro obiettivo primario era naturalmente quello di cacciare i nazifascisti, ma anche di lottare per una società “nuova” basata sull’ eguaglianza e sulla parità dei diritti.

Intanto, nel febbraio del 1945, nell’Italia già liberata, il governo Bonomi sanciva il diritto di voto alle donne, mentre nell’Italia del Nord, al di là della linea gotica, si combatteva ancora. E le donne erano in prima fila, al fianco dei partigiani, con una partecipazione attiva e consapevole. Contemporaneamente cresceva e si rafforzava anche il movimento femminile: erano sorte associazioni di genere come l’UDI, fondata da comuniste e socialiste e il CIF di ispirazione cattolica. A Liberazione conclusa Iotti si impegnò nell’UDI e, nel novembre 1945, assunse l’incarico di presidente provinciale della sede reggiana.

Si può dire che da quel momento ha inizio la sua carriera politica, o “progressione” come lei preferiva definirla.  Nel marzo del ’46, alle prime elezioni amministrative, il PCI la presenta nella sua lista come indipendente. Poi con un’accelerazione forse sorprendente per noi, oggi, ma non inusuale in quell’immediato dopoguerra, Nilde Iotti sarà presentata e poi eletta all’Assemblea costituente, sempre nelle liste del PCI.

Cosa significò per una giovane donna entrare nell’Assemblea costituente e nella Commissione dei 75?

Come si può immaginare, la sua lunga esperienza politica si è evoluta nel corso del tempo. Pur se rimasta fedele alle idee e ai valori della sua formazione, testimoniati anche dalla militanza ininterrotta per più di cinquant’anni sempre nello stesso partito. Ma lasciamo alla stessa Iotti il racconto dei suoi primi passi in politica:

“Ebbi la fortuna di far parte di quell’Assemblea, di far parte della Commissione dei 75 e di quella Sottocommissione che preparò per l’Assemblea quella parte della Costituzione che contiene i principi fondamentali del nostro ordinamento giuridico. In quell’Assemblea io sono stata, salvo qualche momento, soprattutto un’ascoltatrice. Quell’esperienza è stata per me, che avevo solo 26 anni, la più grande scuola di politica a cui abbia avuto occasione di partecipare anche nel prosieguo della mia vita politica”.

In realtà il suo contributo fu tutt’altro che marginale. Iotti fu relatrice per il suo partito sui temi della famiglia e nonostante una preparazione giuridica ancora incerta, le sue idee in materia erano chiare e per tanti aspetti originali. Per lei la famiglia doveva essere fondata sui sentimenti, sull’assoluta parità di diritti e doveri fra i coniugi e mai sulle convenienze. La battaglia fu molto dura. Diverse e importanti furono le conquiste, anche se per la maggior parte relative alla definizione di principi. La mentalità paternalistica, soprattutto in quell’aula, era maggioritaria anche numericamente.  Tant’è che solo trent’anni dopo, nel 1975, il Parlamento italiano riuscì a trasformare quei principi in leggi operative con l’approvazione del “Nuovo diritto di famiglia”, che trovò in  Nilde Iotti una protagonista e una promotrice aperta al dialogo con tutte le culture e le forze politiche dentro e fuori del Parlamento. Almeno sul piano giuridico il modello di famiglia patriarcale lasciava il campo a una nuova convivenza, basata sulla parità fra i coniugi, sull’abolizione della figura del capofamiglia, sull’equiparazione dei figli naturali a quelli illegittimi.

Oltre al tema dei diritti, importante fu sempre il suo impegno nel rimarcare la centralità del lavoro femminile, che significava autonomia economica della donna, garantita anche da un’ampia rete di servizi sociali, sui quali si impegnarono soprattutto gli enti locali governati dalla sinistra. Il lungo lavoro sulla Costituzione anticipò riforme legislative come il Nuovo diritto di famiglia del 1975, che trasformò in legge quei principi di parità. (taglierei tutta la frase xchè secondo me ripete una informazione già scritta in questa stessa risposta)

A 80 anni dal primo voto femminile, quale fu il contributo delle donne e di Iotti in particolare alla nascita della Repubblica?Quanto fu importante la sua appartenenza all’UDI sia per il suo lavoro nella Costituente che per il suo impegno politico in generale? E quanto cercò convergenze tra donne di culture politiche diverse? È una lezione ancora attuale?

Il contributo specifico che le donne in generale e Iotti in particolare diedero alla nascita della Repubblica non fu, ovviamente, solo quello del voto, che pure contribuì in modo decisivo alla sua affermazione. Anche se non esistono stime specifiche di quel dato, il fatto stesso che ben quasi 13 milioni di donne depositarono la loro scheda nell’urna, contro i quasi 12 milioni di uomini, ci dice quanto sia stato decisivo il voto femminile per la scelta repubblicana del popolo italiano.

Altrettanto decisivo fu l’impegno che le donne dedicarono alla Resistenza, (virgola) alla lotta contro il nazifascismo, sia nel ruolo di combattenti quanto in quello di staffette partigiane. Così fu di grande impulso per il progresso generale del Paese anche il movimento di emancipazione femminile che, a guardarlo in filigrana, ci dimostra che il suo impegno non si limitò alle importanti battaglie per i diritti del lavoro, per la tutela della maternità e per i servizi sociali, ma pose esso stesso la questione dei rapporti fra uomo - donna e della libertà sessuale.

Basti ricordare la campagna dell’UDI sulla libertà nell’uso della contraccezione e in generale alla liberalizzazione dei costumi che, negli anni ‘ 70  si concretizzò in due battaglie difficili ma vinte: il divorzio e l’aborto.  E Nilde Iotti fu alla testa in particolare della prima, con la capacità, questa volta, di essere trainante rispetto al suo stesso partito, più incerto sulla maturità femminile nell’accogliere la nuova immagine dei rapporti all’interno della famiglia.

Il secondo referendum, quello sull’aborto, la vedrà più defilata, non per dissenso, quanto per la nuova responsabilità istituzionale di Presidente della Camera dei deputati, carica che ricopriva dal giugno 1979.

Il rapporto con Palmiro Togliatti fu una sfida alle convenzioni sociali e politiche dell’epoca. Quanto quella scelta racconta la sua autonomia e forza?

25 giugno 1946, prima seduta dell’Assemblea costituente. Nilde Iotti e Palmiro Togliatti, entrambi seduti sugli stessi scranni dell’emiciclo di Montecitorio, non si conoscevano. Anche se per Nilde il mitico Ercoli era stato determinante nella scelta del suo approdo politico. Certo non l’aveva mai incontrato di persona, ma la sua voce e la chiarezza del suo programma l’avevano già conquistata e per sempre. Era la cosiddetta “svolta di Salerno” quando Togliatti, dalle onde di Radio Londra, lanciò ai partiti antifascisti la proposta di sgomberare il campo da qualsiasi pregiudiziale antimonarchica, per concentrarsi uniti nella lotta al nazifascismo. È la stessa Iotti a raccontarcelo:

“Per la prima volta ho avuto l’idea di una prospettiva nazionale. Perché bisognava fare così; lasciamo da parte tutto quello che ci divide; tu sei un cattolico, io sono un vecchio socialista, tu sei un monarchico, non ha nessuna importanza; adesso sbattiamo via questi e poi dopo decidiamo il resto.”

Ma mai, pensiamo, Nilde avrebbe potuto prevedere la portata degli sconvolgimenti anche esistenziali che avrebbero segnato la sua vita, nella quale privato e politico si sarebbero intrecciati per sempre, indissolubilmente.

“Con tanta freschezza e impeto entrava il tuo sorriso nella mia vita che sembrava tutto rimuovere. Te l’ho detto una sera; come una striscia di sole in una stanza buia”

Così Togliatti scriveva a Nilde pochi giorni dopo il loro primo incontro.  A questa inequivocabile dichiarazione d’amore la giovane deputatessa rispondeva confessando: “l’inusitato sgomento per questo  immenso mistero d’amore che mi dà le vertigini”.

Già da questo breve frammento ci sembra di intuire che per  entrambi  era inimmaginabile un futuro senza l’altro. Il sentimento che già li legava era un’esperienza unica e umanamente imprescindibile alla quale né Palmiro, né Nilde potevano o volevano sottrarsi.

Il legame affettivo che legò Nilde Iotti e Palmiro Togliatti, iniziò appena si conobbero nelle stanze di Montecitorio e si concluse nell’agosto del 1964 , con la morte di Togliatti. Il loro fu senza dubbio un rapporto forte e contrastato. Li separavano 27 anni. Lei era una giovane donna e lui un uomo maturo, leader del suo partito e del comunismo internazionale, sposato con la mitica “clandestina” Rita Montagnana e padre di un figlio fragile. Per quel tempo la loro era una relazione scandalosa che si è potuta ricostruire grazie a un carteggio inedito che Iotti e Togliatti si scambiarono all’inizio della loro storia.

Una relazione difficile la loro, di cui, per primi, prevedono le asperità e le amarezze; un rapporto che pian piano viene alla luce, ed è drammaticamente svelato il 14 luglio 1948 con l’attentato alla vita di Togliatti. Nilde quel giorno fu spettatrice e protagonista. Lei e Togliatti escono da un ingresso laterale di Montecitorio, poi subito lo sparo, Nilde che lo soccorre, Togliatti è  cosciente, si teme per la sua vita ma si salva e da quel momento, non si separeranno più.

Tutto questo nonostante l’ostilità perbenista di molti e soprattutto del PCI reggiano e nazionale che, fino alla scomparsa di Togliatti, non aveva perdonato a Iotti la scelta sentimentale e contemporaneamente la decisione, altrettanto ferma, di non abbandonare il proprio lavoro. Anni dopo a un giornalista che le chiedeva se avesse mai pensato di rinunciare alla politica per amore, Iotti rispondeva:

“No, anzi questo fu proprio l’argomento di una delle prime lunghe spiegazioni con Togliatti. Gli dissi che non avrei mai accettato di lasciare la lotta politica per il nostro rapporto.  (…) questo d’altra parte corrispondeva anche alla sua immagine di donna.”

Anche sulla famiglia, come si è detto, le idee di Nilde Iotti sfidavano per tanti aspetti la mentalità del suo tempo. Certo la sua stessa esperienza probabilmente le consentiva di vedere i rapporti di coppia con un certo anticonformismo.  Per lei il matrimonio non doveva essere legato alle convenzioni  bensì a un vincolo d’amore fra i coniugi che, di conseguenza, comportava un rapporto paritario sia sul piano economico che su  quello educativo nei confronti dei figli. Del resto la sua non era una famiglia comune, ma non per questo caduca. Lei e il suo compagno, anche se non sposati, erano una realtà ben salda e anche Marisa, adottata più tardi, era una figlia “vera”. Quindi anche le apparenti “stranezze” istituzionali rispetto al matrimonio erano solide e vere perché fondate sull’affetto e il rispetto reciproco.

E anche il dolore, nelle “stranezze” di quella famiglia , era un dolore vero, irrimediabile. Come quello provato alla scomparsa del suo compagno. Molti anni più tardi, appena eletta presidente della Camera, a un giornalista che le chiedeva se fosse soddisfatta della sua “progressione”, Nilde Iotti rispondeva così: “non avrei motivo di non essere soddisfatta, ma felice no. La felicità infatti appartiene a una sfera molto più soggettiva e intima. Sono serena, ho affetti solidi, ho Marisa, i suoi bambini che sono meravigliosi, gli amici che mi vogliono bene, ma la felicità è un’altra cosa. In me è rimasta una ferita aperta.” 

Se Nilde Iotti potesse parlare alle giovani donne che si avvicinano ora alla politica, quale messaggio lascerebbe?

Non fatevi sottrarre i diritti che noi insieme abbiamo conquistato. E voi andate avanti e non stancatevi di combattere. Il cammino per una vera, reale parità è ancora lungo. E soprattutto dovete percorrerlo insieme, anche con i vostri compagni, se li convincerete! Questa è la prima sfida.

Intervista a cura di a cura di Monica Pierulivo per il menisle Nautilus

04 aprile 2026