La funzione strumentale della criminalizzazione dell’immigrazione da parte di forze politiche conservatrici emerge chiaramente dall’analisi oggettiva dei dati che confermano la presenza di persone senza problemi sul territorio da oltre dieci anni e che intendono far parte di questa comunità.
Come ogni anno l’ISMU (Istituto Studi sulla Multietnicità che a breve, come è stato annunciato, si chiamerà Istituto di Studi sulla Mobilità Umana) ha presentato a Milano, il 25 febbraio 2026, il Rapporto annuale sull’immigrazione in Italia con riferimenti al fenomeno a livello europeo e internazionale. Il Rapporto è frutto di analisi scientifiche, di ricerche sul campo, di confronto con attori istituzionali, operatori del volontariato, associazioni degli immigrati, soggetti politici e amministratori condotte da eminenti studiosi e ricercatori del settore. Ricco di informazioni e di approfondimenti, è un forte antidoto alla disinformazione e alla propaganda basata su luoghi comuni e slogan, è un importante contributo della comunità scientifica alla costruzione di un pensiero equilibrato sul tema.
Come ogni anno il Rapporto aggiorna i dati sulla presenza di immigrati (5.898.000 al gennaio 2025) e le dinamiche rispetto all’anno precedente (più 143.000), sui residenti lungo soggiornanti (la maggioranza) e sulla presenza stimata degli irregolari (339.000). Gli arrivi via mare risultano stabili (66.000 pari al -0,5% rispetto al 2024) ma i morti e dispersi nel Mediterraneo sono nell’anno stati 1.342, un numero spaventoso sebbene inferiore a quello dei due anni precedenti, cui si aggiungono quelli del gennaio 2026 (si pensa un migliaio) causati dall’uragano Henry, i cui corpi restituiti sulle spiagge calabresi, hanno fatto sollevare le grida di dolore dei vescovi del luogo.
Le caratteristiche demografiche ricalcano le differenze riscontrate tra i progetti migratori per Paesi di provenienza: sono in maggioranza comunità femminili quelle provenienti dai Paesi dell’est Europa e da alcuni paesi sudamericani che alimentano la catena del lavoro di cura mentre sono prevalentemente maschili quelle provenienti dall’Asia e da alcuni Paesi africani attirati dal lavoro agricolo. A prevalente presenza maschile sono i flussi di Minori non accompagnati, un segmento che merita un’attenzione particolare nell’accoglienza.
Vi sono inoltri contributi approfonditi sul mercato del lavoro, sulla presenza nella scuola, sull’uso del sistema sanitario, sulla rete di solidarietà, purtroppo penalizzata, sull’appartenenza religiosa che fuga ogni timore di pericolo dell’Islam. Vi è inoltre una parte approfondita che riguarda l’Europa, la normativa e gli effetti sul fenomeno migratorio e sul sistema di asilo.
Tutto ciò viene analizzato tenendo conto del contesto politico, economico e culturale nazionale ed internazionale, e letto attraverso un patrimonio valoriale che ispira da sempre la Fondazione ISMU, costituito dal rispetto della dignità umana, dalla difesa dei diritti fondamentali della persona, dalla valorizzazione della società aperta, accogliente e solidale.
Scorrendo l’indice del Rapporto non sfugge però l’intento di mettere in evidenza anche la particolarità della congiuntura politico-istituzionale nazionale e internazionale. Si parla infatti della guerra in Ucraina, con un approfondimento storico culturale e dei rapporti con la Russia, del conflitto Israele Palestina e della distruzione della Striscia di Gaza, ma anche dell’immigrazione come fenomeno che minaccia la sicurezza delle società occidentali, dell’identità culturale del popolo, secondo una visione sovranista, conservatrice, euroscettica della società. Non si può non riconoscere la crescente enfasi con cui il governo italiano, i governi di alcuni Paesi europei e quello degli Stati Uniti, abbiano strumentalizzato il tema dell’immigrazione per introdurre misure di controllo e restrittive della libertà che limitano la libertà di tutti. Non si possono accettare le immagini di violenza, di vera persecuzione, nei confronti degli immigrati, anche regolari, che hanno causato vittime innocenti, immortalate nelle canzoni di Bruce Springsteen (Streets of Minneapolis) o di Bono degli U2 (American Obituary , un tributo a Renee Good “born to die free, american mother of three….a bullet for each child”).
Argomentata è all’interno del Rapporto la contrapposizione e la necessità di trovare un equilibrio tra sicurezza dei cittadini, chiusura dei confini, remigrazione (termine ormai entrato nel linguaggio pubblico), esternalizzazione delle frontiere, criminalizzazione della solidarietà da un lato e, dall’altro, libertà di movimento, diritti fondamentali, cittadinanza, uguaglianza, solidarietà e cooperazione, valori sui quali poggiano le democrazie occidentali e l’Europa. Fondato è il timore che le posizioni restrittive delle libertà di movimento, frutto di politiche governative locali, possano mettere in discussione i diritti fondamentali sanciti da accordi internazionali e riconosciuti a livello universale. Risulta infatti particolarmente penalizzata la politica dell’asilo che interviene pesantemente sulla libertà di pensiero, di scelta delle singole persone, sul diritto alla vita.
La funzione strumentale della criminalizzazione dell’immigrazione da parte di forze politiche conservatrici emerge chiaramente dall’analisi oggettiva dei dati, alcuni dei quali menzionati all’inizio, ai quali si aggiunge un aumento del numero delle acquisizione della cittadinanza italiana, (dal 2015 al 2024 hanno superato il milione e 600 mila unità, con un andamento stabile negli ultimi anni che supera le 200.000 unità) a conferma di persone presenti senza problemi sul territorio da oltre dieci anni e che intendono far parte di questa comunità. Da questa lettura emerge che l’andamento dell’immigrazione è sostanzialmente “normale”in linea con il trend rilevato negli anni precedenti, con una progressiva affermazione del fenomeno migratorio come dimensione strutturale della società che ha effetti positivi sul saldo demografico, sul mercato del lavoro, sulla composizione delle classi nelle scuole, sul welfare delle famiglie, cui si contrappone una flessione di situazioni di emergenza come gli sbarchi o flussi incontrollati.
Secondo i ricercatori dell’ISMU, che oltre ad analisi avanzano anche proposte per migliorare la convivenza e il contrasto delle discriminazioni, sarebbe infatti proprio questo il momento di fare politiche di integrazione volte a correggere distorsioni e disuguaglianze, che comunque ci sono, nell’accesso ai diritti di cittadinanza da parte degli immigrati, ad esempio nell’accesso ai servizi sanitari, o all’istruzione (gli studenti di origine straniera hanno risultati più bassi o accedono a corsi di studio meno qualificanti date le condizioni di svantaggio iniziali), o con politiche del lavoro che favoriscano parità di salari o l’accesso a lavori che valorizzino i titoli di studio, nel contrasto alla povertà, piuttosto che diffondere sospetti, diffidenza e paura nei confronti di chi arriva nel paese alla ricerca di margini di sopravvivenza, di libertà, di dignità umana. Ne guadagnerebbe la qualità della vita di tutti, la convivenza tra persone che pur con le loro diversità cercano il dialogo, l’incontro, lo scambio. Ne risulterebbe rafforzata la speranza in un futuro in cui tutti possano vivere liberamente con dignità.
Il Rapporto può essere scaricato dal sito della Fondazione ISMU a questo indirizzo: www.ismu.org e su Youtube è possibile ascoltare l’interessante dibattito della presentazione.
Vaifra Palanca
26 febbraio 2026