A Valeria piaceva il rosso, di Titti Di Salvo

Lo si capiva guardandola. I suoi capelli te lo dicevano subito che amava il rosso. Quei capelli che vedevi in prima fila molto prima dell’inizio di una riunione, di partito o sindacale che fosse. Perché Valeria arrivava presto...


A Valeria piaceva il rosso. Il colore dell’energia, della passione, dell’intensità.

Lo si capiva guardandola. I suoi capelli te lo dicevano subito che amava il rosso. Quei capelli che vedevi in prima fila molto prima dell’inizio di una riunione, di partito o sindacale che fosse. Perché Valeria arrivava presto. Quasi sempre prima, qualche volta in orario. Mai in ritardo. Era il suo modo di rispettare il luogo in cui era, il primo segno di attenzione e rispetto.

Perché lei che è stata dirigente politica,  dirigente sindacale nazionale ed europea, donna delle istituzioni, presidente vicaria del Senato, femminista, autorevole e rispettata era rispettosa delle persone e dei luoghi. Sapeva essere  semplice militante perché si sentiva parte di una comunità politica.

A Valeria piacevano il sole e il mare.

La sua stagione era l’estate, luminosa come era lei. La stagione più lenta, vissuta con gli amici, con la famiglia, con i suoi amatissimi nipoti. L’estate delle chiacchierate in spiaggia tra discussioni serie e leggerezza. Delle letture, sotto il sole pure senza occhiali da sole, con un libro in mano. Sempre con un libro in mano, spesso interrotta dai tanti che ci tenevano a salutarla. L’estate delle tante risate, della cucina milanese in casa sua e di Achille sempre aperta ed accogliente, dei caffè dopo il nostro mercato.

All’alba.

Ovunque sia passata Valeria ha seminato, ha costruito, ha segnato.

Nella Cgil. La nostra Cgil, quella in cui siamo cresciute e abbiamo imparato le cose fondamentali: intanto e prima di tutto la dignità e il valore del lavoro come bussola dell’agire. L’esercizio della rappresentanza come quello più nobile. Cominciando sia io che lei a camminare insieme ad altre donne dentro la Cgil. E fuori dalla Cgil. Dall’inizio della nostra storia sindacale, perché tutto cominciò così e poi per sempre. Sempre con altre donne e sempre insieme.

Ha segnato il Parlamento, il Ministero, la politica. Ovunque.

Il cordoglio di tutti, così sincero, così esteso, così profondo lo dimostra.

Il cordoglio delle persone che  l’hanno conosciuta, di quelle con cui ha lavorato. Delle alte cariche dello Stato. Persone di fedi politiche diverse. Perché Valeria aveva una idea altissima della politica e quella trasmetteva. Profumava di politica. Di serietà istituzionale. Di competenza. Studiava, studiava e studiava. Sempre e fino alla fine.

Non ha mai avuto paura del conflitto ma ha sempre cercato punti di contatto nella nettezza anche delle differenti posizioni. La sua umanità, la sua ironia, quel suo modo di essere agiva come una  calamita e le consentiva di riannodare  i fili, di accorciare le distanze che le opinioni diverse creavano.

Valeria era una Rivoluzionaria Riformista.

Sembrano parole azzeccate a caso. Ma invece no.

Rivoluzionaria nella visione  di cambiamento, lucidissima e curiosa del futuro. Affamata di futuro. Irriverente e libera. E contemporaneamente totalmente dedita a costruirlo il cambiamento, perché la realtà la voleva cambiare. Con i piccoli passi necessari lungo la direzione scelta.

La più grande rivoluzione di questo tempo è stato il femminismo. Che ha cambiato l’ordine sociale. Non ancora abbastanza ma molto di più di quanto sembri. Molto più nel profondo. 

E Valeria è stata appunto orgogliosamente femminista. Sapeva e sentiva che la libertà delle donne e’la leva trasformativa più potente, quella del cambiamento generale, per tutti. Così come la negazione della loro libertà è lo strumento delle dittature.

È stata orgogliosamente femminista come dirigente sindacale, come dirigente politica, come presidente vicaria del Senato.

Ci sono tanti femminismi. Può essere, anzi è così. Ogni femminista però ha riconosciuto in Valeria un punto riferimento. Valeria lo sapeva. Ma non sono sicura che immaginasse di esserlo così tanto. Per tutte noi e per la democrazia italiana.

Non di esserlo stata, ma di esserlo oggi.

E continuerà perché questo è il nostro impegno.

Titti Di Salvo

18 gennaio 2026