Questo testo non ha la pretesa di esaurire o di voler spiegare l’argomento. Il mio intento vuole essere quello di avviare nella società una profonda riflessione basata sul contributo delle donne appartenenti alla storia politica femminista: professioniste dei centri antiviolenza, attiviste, teoriche, avvocate, donne delle associazioni e delle istituzioni, e uomini impegnati a ridefinire l’identità maschile patriarcale nella decostruzione degli stereotipi sessisti dei ruoli di genere.
Nel nostro Paese urge un percorso di riflessione che coinvolga l’intera società sulla condizione delle orfane e degli orfani di femminicidio, le quali e i quali, senza leggi di tutela fino al 2018, hanno vissuto e continuano a vivere la solitudine di esseri invisibili nella profonda complessità dei traumi causati dal dolore estremo della perdita incolmabile della propria madre uccisa dal padre, poi detenuto o suicidato. Un abisso dell’abbandono nel quale nessuno vorrebbe precipitare, un lutto che nessuno vorrebbe vivere e che la società ha colpevolmente rimosso, forse perché, ognuno e ognuna di noi non riesce ad accettare che queste tragedie orribili hanno il volto di padri, fratelli, amici allevati all’interno delle nostre famiglie da una cultura millenaria sessista e patriarcale che ha naturalizzato la concezione proprietaria della donna nella gerarchia dei ruoli sessuali. Una cultura di cui tutte e tutti dobbiamo assumerci la responsabilità, perché continua ad essere condivisa e trasmessa, seppur inconsapevolmente, da uomini e donne.
Secondo i dati delle Nazioni Unite, nel 2022, nel mondo, 89.000 donne sono state uccise dal partner o ex. Questo significa 7416 femminicidi al mese, 243 al giorno, 10 all’ora, cioè quasi uno ogni 5 minuti”, scrive Gino Cecchettin nel libro dedicato alla figlia “Cara Giulia” (Rizzoli).
In Italia, nonostante le leggi punitive sul feminicidio e i maltrattamenti in famiglia e il moltiplicarsi delle iniziative di sensibilizzazione, l’assassinio delle donne all’interno delle pareti domestiche da anni si consuma con la nota tragica frequenza: ogni 72 ore (dati ONU) una donna viene uccisa dall’uomo che diceva di amarla, ogni 72 ore aumenta il numero degli orfani di femminicidio definiti “speciali” perché, anche a distanza di anni dall’evento tragico, presentano esigenze, bisogni ed attenzioni del tutto speciali (Baldry e Cinquegrana). La tragicità del lutto colpisce gravemente l’equilibrio psicologico di quei figli e di quelle figlie, in età infantile o adolescenziale, già segnati dal trauma delle reiterate violenze del padre nei confronti della madre, cui hanno assistito per anni, e in molte situazioni subìto nel corpo e nella psiche nel chiuso delle pareti domestiche.
La violenza intrafamiliare è un fenomeno sommerso che, purtroppo, ancora poche donne denunciano. Nel quarto trimestre del 2024, il 72,9% delle vittime che si sono rivolte al 1522 non hanno denunciato la violenza subita alle autorità competenti.Istat (/tavole-di-dati-numero-di-pubblica-utilita-1522-IV-trimestre).
Questa amara realtà è confermata dalledonne che mi hanno consegnato le proprie storie di violenza domestica raccolte nel libro Chiamatela Venerdì, le quali non hanno denunciato il partner e non si sono mai rivolte ad un centro antiviolenza, perché hanno temuto sia le ritorsioni di quest’ultimo, sia di non essere credute. Tuttavia, grazie ad un percorso psicoterapeutico, sono riuscite a lasciare l’uomo violento quando hanno capito che la vita dei propri figli era in pericolo.
Lo scorso marzo 2024 il Centro di cultura delle donne “H. Arendt” ha organizzato un incontro nell’Università degli Studi di Teramo con Pasquale Guadagno; il 27enne orfano di femminicidio di Udine ha raccontato la propria storia ad un pubblico di studenti delle scuole medie: “Io e mia sorella siamo cresciuti nel terrore, nella violenza, nell’odio e io, oltre a subire violenza in prima persona, ho assistito a quella su mia madre“. Pasquale aveva 13 anni quando Carmela Cerillo, 38 enne, a sua volta “orfana di femminicidio”, venne uccisa dal marito nel 2010. L’uomo, grazie al rito abbreviato e all’attenuante della gelosia ha scontato solo 13 anni di carcere, appena libero ha dichiarato di voler cremare il corpo della moglie e portarsi le ceneri a casa, gettando nello sconforto dell’impotenza i figli. Nonostante le conquiste femministe di abrogazione delle leggi che giustificavano la violenza sulle donne in quanto proprietà dell’uomo, solo nel marzo 2025 il Senato ha votato all’unanimità la norma che vieta all’autore del femminicidio, che spesso è il coniuge, di disporre del corpo della moglie.
Senza una legge di tutela per gli orfani di femminicidio, varata in Italia nel 2018, a Pasquale e alla sorella Annamaria non è spettata nemmeno l’eredità, assegnata dal tribunale ai nonni paterni impegnati a spendere quanto in loro possesso per la difesa legale del figlio assassino. A loro è mancato l’aiuto delle istituzioni sia psicologico sia economico, tanto che entrambi hanno dovuto abbandonare gli studi per andare a lavorare.Sul sostegno ai percorsi di studio agli e alle ”orfani/e speciali”, dalle elementari all’università previsto nella legge n. 4/2018, il Rettore, ora emerito, dell’Università degli Studi di Teramo, Prof. Dino Mastrocola, nel 2024 ha accolto la proposta del Centro “H. Arendt”, piccola associazione di donne, diesonerare totalmente dai contributi di iscrizione a tutti i corsi di studio dell’Ateneo gli orfani e le orfane di femminicidio residenti in Abruzzo, in Italia e all’estero.
La violenza intrafamiliare è diffusa più di quanto immaginiamonel silenzio complice dei molti che sanno: vicini, parenti, amici; continua ad accadere quotidianamente tra le pareti domestiche nel doloroso silenzio di tante donne e dei loro figli e figlie, essa emerge quando la tragedia dei femminicidi rivela tante situazioni di sottomissione e violenza fisica e/o psicologica, che, se intercettate per tempo, potrebbero forse riuscire a liberare madri e figli da una schiavitù invisibile, salvando la vita di molte donne. In tempi recenti, oltre alle donne che ho avuto l’opportunità di incontrare in varie città italiane, in occasione della presentazione del mio lavoro Chiamatela Venerdì sulle storie di quotidiana violenza domestica, ho ascoltato anche amministratori e amministratrici, docenti di scuola superiore nel territorio teramano, le quali e i quali, per conoscenza diretta parlano con preoccupazione di crescita di situazioni familiari in cui figlie e figli assistono e/o subiscono i maltrattamenti paterni.
La drammatica realtà dei femminicidi OBBLIGA ad avviare una riflessione sulla condizione degli e delle orfani/e “speciali” che proceda di pari passo con la riflessione sulla violenza domesticanella prospettiva femminista di una rivoluzione culturale basata sulla decostruzione degli stereotipi dei ruoli di genere sessisti e patriarcali per realizzare una trasformazione radicale delle strutture sociali, culturali e politiche capace di modellare un nuovo ordine sociale fondato sul rispetto delle differenze e l’uguaglianza di genere.
STRUMENTI E PROPOSTE POLITICHE DAL BASSO
Istituire un Osservatorio scientifico permanente di cultura politica femminista sulla violenza di genere e sugli orfani di femminicidio, conun suo Comitato scientifico, avente il ruolo di studio, analisi, approfondimento, formazione e azione propositiva sul territorio, composto da donne appartenenti alla storia politica femminista: avvocate, professioniste dei centri antiviolenza, donne delle associazioni e delle istituzioni con lo scopo di:
- contribuire all’ emersione della violenza intrafamiliare dialogando e sollecitando le istituzioni sull’urgenza di stabilire nelle scuole di ogni ordine e grado figure professionali con una alta formazione specifica obbligatoria e continua capaci di riconoscere i disturbi post- traumatici da stress della violenza assistita. Il percorso formativo di queste figure potrebbe essere assicurato, insieme ad altri/e alti/e professionisti/e, dalle esperte proposte dal Comitato Scientifico dell’Osservatorio, le/i quali potrebbero dare il proprio contributo anche nellaformazione continua dei docenti di ogni ordine e grado, delle operatrici dei centri sociali e sanitari, della magistratura e delle forze dell’ordine;
VISIBILITA‘ DEGLI ORFANI DI FEMMINICIDIO
La legge italiana n. 4 del 2018 è la prima in Europa che prevede tutele economiche e processuali per i figli minorenni e maggiorenni economicamente non autosufficienti delle vittime di omicidio domestico. Essa, in particolare, istituisce un fondo per finanziare borse di studio, spese mediche, formazione e inserimento lavorativo, oltre a garantire il patrocinio a spese dello Stato. Tuttavia, pur essendo una buona legge va migliorata denunciano gli stessi orfani e le famiglie affidatarie, poiché l'accesso al fondo e agli altri benefici è spesso reso difficile dalle attese infinite causate dalla burocrazia e dalla mancanza di una figura istituzionale governativa che contatti gli stessi aventi diritto maggiorenni e coloro che si prendono cura dei minori. Alcune loro proposte: eliminare la scadenza di 60 giorni per presentare la domandadalla data della denuncia/querelae l’insostenibile ed estenuante rendicontazione dettagliata che spesso lede la dignità di coloro che si occupano di questi orfani con controlli molto pressanti: scontrini, fatture, ricevute che attestino ogni spesa sostenuta per libri scolastici, materiale didattico, trasporti per la scuola, corsi di formazione professionale, terapie psicologiche, spese mediche e attività extrascolastiche.
NUOVE LEGGI:FINALITA’ PROPOSTA DI LEGGE PER ISTITUIRE UN’ANAGRAFE DEGLI ORFANI DI FEMMINICDIO IN ABRUZZO
Guendalina Di Sabatino, presidente centro di cultura delle donne “H. Arendt”
Teramo, 19 Novembre 2025
02 dicembre 2025