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La convivenza al femminile. Il 1° Rapporto sull'associazionismo di donne immigrate in Italia

Il rapporto di ricerca è parte di un progetto più ampio, la Rete delle donne del Mondo, realizzato dalla Fondazione Nilde Iotti in collaborazione con il Comune di Venezia. I risultati presentati in occasione della prima edizione del Premio Melograno.

Il progetto “Rete delle donne del mondo” prende vita dalla consapevolezza che le donne immigrate siano un caleidoscopio di volti, storie situazioni differenti; non solo perché provengono da situazioni e paesi diversi, ma anche perché ciascuno è un individuo con una storia intensa in cui hanno saputo mettere in gioco abilità e strategia all’insegna del coraggio e della innovazione; che queste nuove italiane stiano contribuendo profondamente al cambiamento del nostro Paese. Che le donne, tutte, siano le costruttrici invisibili della convivenza. Questo cambiamento impone la necessità di sviluppare canali e strumenti di comunicazione, valorizzazione e riconoscimento. Proprio a partire da quest’ultima consapevolezza nasce il “I Rapporto sull’associazionismo delle donne immigrate in Italia”.

Sintesi dei risultati della ricerca:

Gli albori della femminilizzazione dei flussi

Il primo salto migratorio positivo nel nostro paese risale ai primi anni ’70 dove ritroviamo anche una piccola quote di donne. Oggi le donne straniere in Italia sono 2.369.106, rappresentano il 51,8% sul totale dei cittadini stranieri residenti.

La comunità nazionale che conta il maggior numero di donne al suo interno è quella Ucaina: l’81% della collettività ucraina è femminile. Le altre comunità straniere che vantano un numero maggiore di donne rispetto agli uomini sono: quella moldava, 68%, quella peruviana e quella dell’Ecuador, entrambe con il 60% circa. Ma anche se si guardano collettività minori come Russia, Georgia, Cuba, Bielorussia e Brasile si evidenzia una maggior presenza femminile.

In tutte le regioni la presenza di donne straniere è in vantaggio su quella maschile e in alcune regioni come Lazio e Campania lo scarto è di circa 30 mila unità; mentre in Piemonte e Toscana di 20 mila unità. Veneto e Lombardia sono le uniche regioni in cui la presenza di femminile immigrata è leggermente inferire a quella maschile.

Un mercato del lavoro sempre più al femminile

Le donne straniere sono diventare una forza lavoro imprescindibile per l’Italia. Il settore di servizi, servizi sociali e servizi alla persona sono quelli che trainano l’occupazione femminile straniera complessiva: sono 1.554.000 le donne che svolgono la professione di colf o badanti presso le famiglia italiane. Le nazionalità prevalenti sono Romania, Ucraina, Moldavia e Filippine. L’occupazione femminile si concentra prevalentemente nel Centro Nord, dove le regioni di maggior occupazioni complessiva sono Lombardia, Veneto, Emilia Romania e Lazio.

Per quanto riguarda l’aspetto imprenditoriale, il 70% delle imprenditrici straniere opera nel terziario, il 18% nei servizi di alloggio e ristorazione, il 7% opera nel settore del noleggio e delle agenzie di viaggio. Analizzando i dati sull’imprenditoria dal punto di vista nazionale, le donne cinesi sono in testa, rappresentano il 15,8% delle imprenditrici straniere; seguono le rumene (7,6%) e le marocchine (6.7%). Un elemento da non trascurare è l’età: l’80% delle imprenditrici straniere hanno meno di 50 anni. Mentre il 9,3% delle imprese guidate da donne non italiane si concentra nel Centro del paese.

Storia dell’associazionismo

In Italia l’associazionismo femmine straniero nasce nei primi anni ’80 e le prime donne protagoniste sono eritree e capoverdiane che si organizzano per offrire solidarietà alle loro connazionali. Inizialmente le attività era quelle favorire momenti di incontro e ricreare un clima familiare del loro lontano Paese d’origine. Con gli anni e con l’aumento dei flussi migratori femminili aumentano anche le associazioni che si specializzano in diversi settori, perché l’immigrazione femminile non è più solo legata al ricongiungimento familiare, ma sono numerose le donne che giungono sole in Italia.

Le associazioni di donne immigrate

Dall’analisi della nostra ricerca emerge che le associazioni composte da donne immigrate sono 188 in tutta Italia.

La maggior parte di queste associazioni, 96 sono di tipo “multietnico” cioè composte da donne provenienti da diversi paesi o associazioni miste con donne native e straniere. Le comunità più rappresentate sono quella somala, ucraina e senegalese. Ma anche il Marocco, Capo Verde, Nigeria, Romania e Cina sono presenti in modo significativo nella nostra mappatura.

L’Emilia Romagna è la regione che ospita più associazioni femminili straniere con 61 associazioni. Di seguito abbiamo la Lombardia con 28 associazioni, il Lazio con 27 associazioni e il Piemonte con 14 associazioni.

Le attività maggiormente effettuate sono quelle relative all’accoglienza, assistenza, informazione, promozione sociale e culturale, ma anche corsi di formazione professionale e linguistica. I servizi offerti sono perlopiù rivolti a donne straniere.

Questo rapporto è stato realizzato avvalendosi dei dati Istat, Dossier Immigrazione Caritas, Rapporto del Ministero dell’Interno e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Il rapporto è stato curato da Lea Battistoni e Samia Oursana.

 
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