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Quello che le donne non dicono. Studio e lavoro. Immigrazione e integrazione in “rosa”
di Cecilia Caselli, per la Ass. Badanti Nadiya Ferrara


La migrazione è lo specchio della società: come le persone non appartenenti al tessuto sociale si collocano dice molto della situazione  socio-economica e del sentire sociale del paese ospitante.


Gli ultimi dati, riferibili al rapporto Caritas-Migrantes, parlano di una presenza sul territorio di 5 milioni di stranieri a fronte di una popolazione di circa 61 milioni di abitanti con tendenziale parità numerica tra uomini e donne. Mai come oggi, però, la crisi penalizza le donne, italiane e non: l’occupazione maschile nel nostro paese si avvicina infatti agli standard europei, contrariamente a quella femminile che si colloca a ben 12 punti percentuali al di sotto della media UE. Le donne italiane, causa la mancanza di lavoro, si trovano ora  a sostituire nella loro famiglia ora ad entrare in concorrenza diretta con quelle che sono state fino all’altro giorno le loro “colf”: altre donne, venute dall’estero, che hanno avuto  il coraggio di ripartire da zero. Spesso adulte, e a volte con una già acquisita professionalità, si sono trasferite nel nostro paese e non riuscendo a vedersi riconosciuto il loro titolo di studio, ma con l’urgenza di lavorare, hanno ripiegato sul settore domestico, settore nel quale il 26% delle operatrici impiegate risiede illegittimamente nel nostro territorio e si stima che ben il 36% lavori in nero. Troppo spesso, nonostante la globalizzazione, l’emancipazione e tante belle parole di cui nel quotidiano veniamo tempestati, ci dimentichiamo dei loro drammi silenziosi al femminile, dati come quelli del lavoro nero che non vengono raccolti in nessun registro e che appena sfiorano una società individualista e sempre di corsa. Ci sono associazioni, come l’associazione Nadiya, radicata  nel territorio ferrarese dal 2002, che cercano tuttavia di andare incontro ai variegati bisogni che queste donne esprimono: dall’apprendimento della lingua italiana, primo necessario step per integrarsi, lavorare e farsi capire, al creare un luogo di incontro e solidarietà e con alloggi di emergenza, fino all’incontro di domanda ed offerta, che permetta finalmente, attraverso il lavoro, di perseguire una propria e sognata autonomia e libertà.

L’impegno dell’associazionismo è forte, ma necessita di essere coadiuvato da quello pubblico. Un bell’esempio apprezzato e condiviso al riguardo lo hanno fornito di recente le province di Modena, Ferrara, Forlì, Cesena e Parma che hanno aderito al progetto “Extra Talent”, volto al riconoscimento tramite autocertificazione ed attraverso il sostenimento di un esame finale, senza ulteriori costi, del proprio percorso formativo e soprattutto di eventuali competenze professionali. Tutto questo, sebbene non possa giungere ad equiparare il conseguimento di una laurea, permette tuttavia l'attribuzione di crediti universitari o che in qualche modo emergano competenze non altrimenti certificabili, quali quelle acquisite con un precedente lavoro nero.

In Ucraina l’8 marzo è festa nazionale, pertanto è stato deciso che domenica 10 marzo fosse la loro festa qui a Ferrara, un momento di ritrovo e calore, organizzato presso la sede dell’associazione in Piazza Sant’Etienne,  per dare un contributo culturale locale fatto di canzoni, poesie e fiori e per richiamare il ricordo della  loro festa nazionale, così importante per loro da dover essere vissuta anche su suolo straniero.

Ed a loro questo tenero pensiero:

“donna se il tempo ti avesse conosciuta per quella che sei stata e sei tutt’ora per l’esistenza dell’umanità tutta…non approfitterebbe di te consegnandoti solo alcuni attimi di perfetta felicità contro anni di antico e riaffermato supplizio ma ti avrebbe approntato l’infinito dei suoi millenni colorati di armonia per dirti grazie di esistere”


Cecilia Caselli – per la Ass. Badanti Nadiya Ferrara

 


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