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Barefoot College, una storia scritta da donne di tutto il mondo

di Giovanna Melandri, Presidente Uman Foundation e Comitato Scientifico Fondazione Nilde Iotti

Bisogna arrivare fino a Tilonia, nel bel mezzo del deserto del Rajasthan, India nord occidentale, per conoscere una storia scritta da donne di tutto il mondo.  Qui al  Barefoot College, alcune donne analfabete dei villaggi rurali ricevono un’istruzione particolare: dopo sei mesi di corso intensivo diventano “Solar Grandmothers”, ingegneri solari, in grado di montare, mantenere e conservare un impianto fotovoltaico indipendentemente.

Lo scopo? Tornare al loro villaggio “come tigri” - come ama ripetere Bunker Roy, fondatore di Barefoot College, pronte a portare simbolicamente e concretamente “la luce”, con l’illuminazione solare ed i servizi ad essa connessi, all’intera comunità. Il progetto contrasta la tendenza all’emigrazione verso i grandi centri urbani e a limitare la loro continua espansione a scapito delle aree rurali.


Le donne del Barefoot arrivano da ogni parte del mondo, e comunicano tra loro attraverso il linguaggio dei segni. Nell’ultima classe del 2012, per esempio, erano 35 donne da 8 diversi paesi del mondo: tutte diverse, tutte straniere, tutte sorelle in fondo. Al Barefoot, in classe, si impara che la comunicazione profonda dipende dalla volontà di capirsi, e questo vale per tutte le culture.


Reina ha 37 anni, viene da Tacna, una piccola regione a nord del Perù. E’ nata e vissuta in una casa costruita di pietra e fango, a Tacalaya, nel distretto di Camilaca (a tre giorni di cammino da Lima). Alleva lama e alpaca e lavora la loro lana per mandare a scuola i suoi figli e nipoti. Per lei come per tutte le altre donne, che a stento sanno leggere e scrivere, è fondamentale che i figli possano avere un’istruzione.


Il suo sguardo è limpido come l’aria delle Ande e allo stesso tempo profondo come il tempo. Reina fa parte dell’antico gruppo linguistico Aimara, che con l’avanzare della migrazione si va disperdendo verso le valli e le città. 


A marzo 2012, insieme ad altre 5 donne della stessa provincia, Reina è partita per l’India, ha affrontato strade contorte di montagna, aeroporti internazionali, dogane interminabili e i tutti i ‘luoghi non luoghi’ di questo mondo, per arrivare nella regione più arida dell’India, il Rajasthan, la terra degli antichi re. 


“Quando “el Señor Bunker” è venuto al nostro villaggio per cercare delle donne che volessero ‘lottare per imparare’, ho deciso subito di partire perché nessuno mi aveva mai dato una opportunità del genere. So bene cosa vuol dire vivere senza luce, cucinare con la legna e vedere a stento la tua famiglia quando il sole scende. E dalle nostre parti abbiamo inverni molto lunghi e freddi. Per questo, per loro, abbiamo lasciato la nostra casa per sei mesi, per poter imparare a costruire ‘questi pannelli solari’. Grazie a tutte le persone che qui ci aiutano, ci appoggiano, ci consolano, potremo tornare a casa e portare con noi la luce, e tutta questa conoscenza. Potremo permettere ai nostri figli di leggere e farei compiti dopo il tramonto. Soffro molto lontana da casa e dai miei pascoli, qui in Rajasthan c’è il deserto e l’acqua scarseggia in questa stagione torrida, ma noi sappiamo che stiamo facendo qualcosa di importante per il futuro, qualcosa che cambierà la vita della nostra comunità, una volta tornate a casa. E la cosa più importante è che siamo noi , le donne, che dimostriamo che lo possiamo fare, e possiamo farlo anche meglio degli uomini!”


La storia di Reina è una, ma rappresenta tutte le donne del mondo,  che hanno la forza di guardare al domani  e, pur vivendo in estrema povertà, non hanno paura di affrontare un viaggio di giorni verso un luogo ignoto e lontano, in cui nessuno ti assomiglia o parla la tua lingua, per poi capire alla fine, che Africane, Indiane, Tibetane, Andine, e Italiane che siano, siamo tutte uguali, siamo tutte donne e siamo tutte qui per garantire un futuro ai nostri figli, e ai loro figli.


Grazie ad Uman Foundation ed al legame virtuoso creato con Enel Green Power, l’iniziativa del Barefoot si è diffusa in America Latina. Oggi è presente in oltre 25 paesi del sud del mondo, ed ha migliorato le condizioni di oltre 830 villaggi. Dal 1989, sono stati installati più di 14.800 pannelli solari e più di 8.580 lanterne solari, migliorando la vita ed il benessere di migliaia di uomini, donne e bambini. 


Uman Foundation crede particolarmente nel ruolo della donna per promuove lo sviluppo economico sostenibile e le iniziative di solidarietà sociale. Il progetto delle nonne Solari è stata la scintilla dalla quale è cominciato il viaggio di Uman, che nasce  per indirizzare risorse private verso imprese sociali e creative, come nel caso di Barefoot.  Per innovare con la finanza sociale, un nuovo settore che si sta sviluppando soprattutto all’estero per promuovere una nuova filantropia basata sulla partnership pubblico- privato .


Uman Foundation vuole così promuovere l’innovazione e lo sviluppo sociale, in Italia e nel mondo, proponendosi come possibile nodo italiano della rete virtuosa tra i grandi protagonisti dell’impresa e della finanza sociale, per favorire la connessione tra il mondo privato e quello sociale.


Giovanna Melandri

 


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