Politica e cittadinanza. Donne socialiste in Italia tra Ottocento e Novecento

Il libro di Fiorenza Taricone approfondisce aspetti della presenza femminile socialista in Italia ancora poco trattati dalla storiografia; già dalla fine dell’Ottocento il movimento delle donne nel partito e nell’associazionismo era molto vivace e anche originale nelle sue esplicazioni, ma sostanzialmente ignorato per lungo tempo dalla storia politica. 


Le donne che hanno dato vita a organismi di vario tipo, fuori e dentro il Partito Socialista, a volte in età talmente precoce da essere in realtà adolescenti e giovani ragazze, hanno anticipato molti temi del neo femminismo degli anni Settanta del Novecento; fra queste la cosiddetta doppia militanza. 

Nel libro, infatti, donne impegnate nell’associazionismo definito “di area”, sono state contemporaneamente militanti attive nel Partito Socialista; ma anche quelle che si dedicavano attivamente solo alla vita delle associazioni, svolgevano un’insostituibile funzione di collegamento con la realtà del quotidiano femminile e maschile. La loro funzione era doppia: oltre che collegare la base con i vertici, spiegavano con linguaggio più semplice possibile una progettualità politica e partitica di non facile comprensione. Altre volte facevano arrivare ai vertici le esigenze delle lavoratrici, soprattutto di quella gran parte che ancora ai primi del Novecento scriveva e leggeva con difficoltà.

Alle donne che diffondevano il “verbo” socialista” fra lavoratrici spesso diffidate dall’interessarsi di politica dai compagni stessi, spetta quanto meno la primogenitura della propaganda e dell’organizzazione politica sistematiche, che in taluni casi diventa una professione. Riescono a diventare Segretarie di Camere del Lavoro, Sindacaliste a tempo pieno, Presidenti di Cooperative o Associazioni, incitando alla partecipazione e alla lotta, e non lo facevano nei ritagli della vita quotidiana. 

Pur non avendo il diritto di voto, facevano della politica una professione, costruendo anche legami concreti con esponenti europee e internazionali. Inoltre, ponendosi come modelli alternativi a quelli tradizionali femminili, sprovincializzavano la cultura politica italiana per il fatto stesso di esistere, anche quando venivano da lontano, come le poliglotte russe Anna Kuliscioff e Angelica Balabanoff. Per restituire quanto più possibile voce a queste protagoniste del socialismo delle origini, ogni capitolo del libro riassume la tematica presentata, ma è seguito da brani scritti di queste primogenitrici della politica nelle occasioni più diverse; dagli articoli di Maria Goia tratti dal primo periodico nazionale «La difesa delle lavoratrici» sul valore della cooperazione, ma anche riguardanti personali vicende, tra il grottesco e il drammatico; per esempio, dopo la sua adesione ufficiale al partito e i primi giri di propaganda, un amico le manda un biglietto con le sue “sincere condoglianze”, per una scelta così lontana da una corretta femminilità. Alla relazione dell’Unione Femminile di Milano, esempio di associazionismo “di area” per una legge sul lavoro delle donne e dei fanciulli, approvata nel 1902, e che fu in definitiva la sola legge sugli infiniti abusi del lavoro minorile sia maschile che femminile. 

Nel capitolo dedicato alle lotte per il lavoro, colpisce la drammatica denuncia della maestra socialista Linda Malnati nell’articolo intitolato Il bacio della morte, che non era la parafrasi del libro di Carolina Invernizio, ma la descrizione di una drammatica condizione lavorativa. Le tessitrici per poter estrarre il capo del filo che doveva entrare nel tessuto accostavano alle labbra la navetta ogni volta che cambiava il rocchetto del filo, succhiando dalla cruna il capo del filo. L’aria che l’operaia aspirava non era pura, ma carica di pulviscoli di ogni natura che si depositavano nei bronchi. Altrettanto crude sono le testimonianze delle donne che parlano del loro privato. 

Nel capitolo dedicato alla nuova morale di cui le donne socialiste si fanno promotrici, viene ricordata Anna Franchi, musicista e poi critica d’arte, sposata minorenne al suo maestro di pianoforte, già autrice di un libro che descriveva impietosamente la sua prima notte di nozze; chiederà pubblicamente per le donne il diritto di divorziare, ma la separazione la ridurrà sul lastrico e i figli saranno allevati da un padre in modo poco ortodosso; sono riportati stralci delle lettere di Sibilla Aleramo all’unico figlio che progressivamente si rifiuterà di vederla, insieme alle proposte fatte dal marito di un suo ritorno a casa, impegnandosi a perdonare se si fosse comportata da allora in poi come una brava moglie e madre. 

Nel capitolo sull’interventismo e la Grande Guerra, sono emotivamente forti gli scritti delle pacifiste senza se e senza ma, rispetto alle loro compagne interventiste e infine i legami affettivi che qualcuna di loro intreccerà con Mussolini. Per Angelica Balabanoff, l’allievo socialista e innamorato di un tempo si trasformerà in un suo detrattore; per Margherita Grassini Sarfatti la delusione fu più cocente: dopo aver scritto un panegirico tradotto in molte lingue dal titolo Dux, di cui si riporta qualche pagina, pagò sulla sua pelle la politica antisemita del regime fascista. 

Fiorenza Taricone

Politica e cittadinanza. Donne socialiste in Italia tra Ottocento e Novecento, 

Premessa di Elena Marinucci

Milano, FrancoAngeli, 2020, pp. 195.