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Saluto a Clara Sereni



Con te se ne va una donna straordinaria, un’intellettuale, scrittrice, editorialista, una persona profondamente impegnata nel sociale e in politica con una forte personalità e umanità. “…Una donna che ha speso gran parte della sua esistenza al servizio della comunità e delle persone più svantaggiate…”, così ti ha definita il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo messaggio di Cordoglio. Una testimonianza che rende bene l’idea della tua figura.



Ci hai lasciati il 25 luglio scorso. Livia Turco mi ha proposto di raccontare la tua figura, per un attimo mi sono sentita smarrita pensando di non esserne proprio all’altezza, perché ci hai lasciato un tale bagaglio di conoscenza ed esperienza di vita personale e collettiva, non certo facile da rappresentare nel modo che meriterebbe per il grande valore culturale, sociale e politico che hai saputo esprimere.

Pensando a te come donna, come politico, come scrittrice, come madre, amica anche in un rapporto che ci ha viste impegnate in un comune percorso politico, voglio raccontarti anche attraverso alcune tue intense citazioni personali e per quanto con semplicità e con ironia, competenza e passione, hai saputo e voluto trasmettere a tutte le generazioni dei nostri tempi, alle istituzioni e al mondo della politica.

Per chi come me ha avuto l’onore di conoscerti personalmente o per chi ti ha conosciuto anche solo attraverso i tuoi libri, la tua scomparsa lascia un segno profondo che rimarrà nella memoria delle tante persone che ti hanno amata, apprezzata e riconosciuta per ciò che hai fatto.

Con te se ne va una donna straordinaria, un’intellettuale, scrittrice, editorialista, una persona profondamente impegnata nel sociale e in politica con una forte personalità e umanità. “…Una donna che ha speso gran parte della sua esistenza al servizio della comunità e delle persone più svantaggiate…”, così ti ha definita il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo messaggio di Cordoglio. Una testimonianza che rende bene l’idea della tua figura.

E per parte mia posso dire senza enfasi alcuna che con te Clara se ne va infatti uno sguardo attento ai diritti delle persone con disabilità. Ti definivi così:“Sono una madre handicappata perché ho un figlio psicotico. Questo non è vergogna, quello che mi rende handicappata non è il destino cinico e baro che mi ha regalato un figlio così, ma sono gli ostacoli che la società pone alla sua e dunque alla mia autonomia”. “…La scrittura? Un privilegio che immediatamente si traduce nell’attenzione ai deboli…”.

Hai percorso una vita bella e al tempo stesso complicata. Della tua famiglia di origine ebraica (tuo padre Emilio Sereni, un dirigente di spicco del PCI, e tua madre Xenia Silberberg, scrittrice e antifascista di origine russa) hai raccontato la storia ricca di emozioni nel bellissimo libro Il Gioco dei Regni (Giunti Editore). E’ considerato il tuo capolavoro, un grande romanzo di storia familiare e collettiva di cui percorri a ritroso il viaggio di tre generazioni che segnano di te e del Paese le principali svolte del Novecento, il secolo di cui tutti siamo figli e, forse, “irrimediabilmente orfani”: dai movimenti antizaristi a Stalin, dal fascismo al dopoguerra italiano, dalle leggi razziali ai campi di sterminio, dal Ventennio alla Costituente, dal sogno sionista a quello comunista…

Colpisce come tu richiami, in un modo o in un altro, il valore di quella soggettività femminile che purtroppo la storia ha sempre tenuto ai margini e che tu stessa, nella riproposizione della nuova e recente edizione di questa sua storia familiare (Il gioco dei regni, Giunti 2017), hai voluto invece ulteriormente rimarcare: “…perché il loro spazio nella scrittura e nei ricordi era minore: sempre in secondo piano, taciute, interpretate come sorta di protesi degli uomini cui erano accanto…”.

E’ in questo convincimento che ti sei definita “ultimista” per scelta e scrittrice per vocazione: sono quattro gli spicchi “dei quali, con continui sconfinamenti, mi sembra di compormi: ebrea per scelta più che per destino, donna non solo per l’anagrafe, esperta di handicap e debolezze come chiunque ne faccia l’esperienza, utopista come chi, radicandosi in quanto esiste qui e oggi, senza esimersi dall’intervenire sulla realtà quotidiana, coltiva il bisogno di darsi un respiro e una passione agganciati al domani” (così hai detto in  “Taccuino di un ultimista”, 1995) .

E’ infatti l’intreccio continuo del tuo rapporto pubblico-privato che è peculiare nella tua esperienza di vita e nella tua opera letteraria in cui hai saputo unire l’autobiografia alla storia collettiva del paese con uno sguardo sempre presente alla prospettiva femminile. Si, hai sempre messo le donne al centro della tua produzione letteraria e del tuo impegno politico perché: “per le donne, essere protagoniste, nella vita e nella scrittura, resta comunque faticoso, con prezzi tuttora troppo alti da pagare”. Casalinghitudine (1987),un classico letterario, ne èun esempio concreto, cioè di come raccontare di sé e degli altri attraverso l’universo domestico dei cibi e delle ricette. E’ un ricettario emotivo che lega a ogni piatto un ricordo del passato della tua vita ma anche di quelli del nostro Paese, così la pasta e fagioli rappresenta il Sessantotto, il polpettone scandisce le tappe di un’amicizia e la frittata di zucchine è legata alla discussione, sulla spiaggia di Formia, tra il padre e Pietro Nenni.

La fermezza della tua personalità e dei tuoi convincimenti è ben rappresentata in “Passami il sale” (2002) in cui hai svelato gli ostacoli, i dissapori della tua esperienza politica nell’amministrazione locale: il romanzo di una donna alle prese con i suoi ideali, i suoi problemi personali e familiari, il suo rapporto conflittuale con il figlio, le “barricate” quotidiane di un nuovo impegno politico.

Alcuni importanti passaggi della tua vita, con un figlio disabile sin dalla nascita, Matteo, al quale hai dedicato gran parte del tuo tempo, li ritroviamo infatti oltre che in Passami il sale, anche in libri come Mi riguarda e nel film-documentario Un silenzio particolare diretto da tuo marito e padre di Matteo, lo sceneggiatore e regista Stefano Rulli. Un film intenso sulla storia di Matteo di cui sei stata anche tu una protagonista principale. Sei stata impegnata nel sociale da sempre, hai fatto di questa tua esperienza di vita un patrimonio e una sensibilità collettivi che hanno portato alla creazione della Città del Sole (1998), una Fondazione Onlus a favore dei disabili, dedicata a costruire progetti per portatori di handicap psichici e mentali. La Città del Sole, grazie a te Clara, è oggi un importante punto di riferimento, un agriturismo, dove ognuno trova la sua collocazione, dove tutti hanno il diritto di “sostare” e convivere”.

Hai anche trovato il modo di compiere un lodevole gesto di generosità donando nel 2008 i tuoi libri alla Biblioteca “Augusta” del Comune di Perugia, nell’ambito del Progetto per l’impiego di volontari in servizio civile in Italia. Un gesto, questo, che in tanti ti hanno riconosciuto come un apporto vivo alle collezioni delle biblioteche del Sistema bibliotecario perugino. Il Fondo Clara Sereni è composto di circa 3.000 libri e sono stati tutti catalogati on line.  Si tratta di libri in cui la letteratura femminile italiana e straniera è ampiamente documentata, molti sono i volumi che testimoniano la cultura, la letteratura e la storia del popolo ebraico e naturalmente circa un centinaio di titoli hanno come autori Clara o altri membri della famiglia Sereni.

Tanto ancora potrei raccontare dei tuoi scritti, dei tuoi messaggi puntuali e sempre attuali, ma ritengo ugualmente doveroso verso le tante persone che ti hanno incontrata ricordarti anche nella tua veste pubblica di donna delle istituzioni e della politica regionale umbra, un ruolo che come già affermato, si intreccia costantemente con la tua vita personale e privata.

Da quando nel 1991 ti sei trasferita a Perugia dove hai risieduto fino agli ultimi giorni della tua vita, hai cimentato il tuo impegno sociale nella politica locale e nelle istituzioni, ricoprendo anche il ruolo di Vicesindaco della città con delega alle politiche sociali.  Tra le tue prime e più importanti azioni politiche voglio evidenziare l’approvazione in Consiglio comunale del primo Regolamento comunale per il Codice di condotta contro le molestie sessuali, tra i primi in Italia. Con tale atto, hai segnato una forte e chiara impronta politica dell’amministrazione comunale, rafforzando il valore e le funzioni del Comitato per le pari opportunità dell’ente, nell’affermazione della dignità delle donne e degli uomini sul lavoro, nella prevenzione e contrasto alla violenza maschile contro le donne. Da tale scelta ne è derivato l’adeguamento di questo atto a tutti gli altri regolamenti organizzativi dell’ente che contengono norme in contrasto con tale Codice.

L’accettazione alla carica di Vicesindaco nel 1995, in un momento di grande voglia di rinnovamento che  vide la sua spinta più influente nell’elezione del Sindaco di Perugia, Gianfranco Maddoli, intellettuale ed espressione della società civile, ti ha spinto a far emergere la questione del disagio e a farlo diventare un tema centrale per l’amministrazione comunale, ponendo così le basi anche per una profonda rilettura dei tempi di vita della città, della loro conciliazione con il lavoro, nei rapporti familiari e di cura, e di vita delle persone.

Un altro importante progetto che hai  ideato è “La Banca del Tempo” che rappresentò un ulteriore tassello della tua impronta, anche se non trovò nella collettività perugina e nell’amministrazione comunale quel necessario sostegno politico e sociale che meritava e che avrebbe dovuto promuoverne la giusta percezione e l’utilità collettiva; di modo che l’iniziativa non ebbe un’attuazione concreta con tua grande e profonda delusione a tal punto da indurti, dopo appena due anni, a sofferte dimissioni dalla carica di Vicesindaco e dalla stessa Giunta comunale di Perugia.

Ma tu Clara non ti sei arresa, hai speso ancora molto della tua esperienza e passione politica nella costruzione della nuova formazione politica in Italia: il Partito Democratico.  Un percorso che ti ha vista protagonista in prima linea nella fase di passaggio dal PCI-PDS-DS-PD, culminata con le Primarie nazionali del 14 ottobre 2007 alle quali parteciparono – vale la pena ricordarlo - oltre 3,5 milioni di cittadini chiamati ad eleggere l’Assemblea Costituente Nazionale e le Assemblee Costituenti regionali con i rispettivi Segretari. Tu sei stata nominata da Walter Veltroni referente per l’Umbria del suo Comitato regionale per “Veltroni Segretario”. Veltroni stravinse le Primarie con il 76% dei consensi e tu fosti eletta nelle Liste per Veltroni nell’Assemblea Costituente nazionale e regionale del Partito Democratico.

In tanti abbiamo vissuto con te quella bellissima esperienza politica che anche in Umbria, insieme a migliaia di persone che ne condividevano il progetto, vide un entusiasmo davvero inedito con una forte spinta emotiva dei cittadini, verso una rinnovata stagione della politica, della partecipazione, quella che doveva rimettere al centro la persona con i suoi bisogni, i suoi valori e ideali, la capacità e la voglia di condividere dal basso un  progetto futuro per l’Italia e per le città che cambiano.

Sono stati anni di intenso fervore, di partecipazione vivace e ad ogni livello, ma anche di contraddizioni e incoerenze tutte e solo interne al PD, quelle che di fatto come tu stessa hai più volte sostenuto non hanno mai permesso  di raggiungere il “sogno”, la vera nascita di quel nuovo soggetto politico, quello che doveva caratterizzarsi come “la casa di tutti”, di quel nuovo partito riformista, di centro-sinistra, europeista, inclusivo, al servizio del popolo e del Paese, nella cui realizzazione tu credevi fermamente. 

Con il tuo profondo e costante spirito critico e costruttivo, sei sempre stata in prima linea. Un progetto oggi fallito e tutto da rifare e che tu, delusa, hai abbandonato rapidamente.

I tuoi occhi vivaci, la tua intelligente ironia, la tua profonda carica umana, la tua riservatezza, la tua grande cultura e tanto altro, intrisi di curiosità, passione, senso dell’amicizia, rimangono e rimarranno nella memoria di quanti ti hanno conosciuto e saputo apprezzare.

Grazie Clara!

Lorena Pesaresi

Socia Fondazione Nilde Iotti

Esperta di politiche di genere

 
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