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40 anni della legge 194. Lettera  aperta   ai  giovani  ed  alle  ragazze (seconda parte)

di Livia Turco



Ecco i contenuti più importanti della legge 194/98 che fu  scritta in modo chiaro , attraverso una limpida indicazione dei valori che si intendono perseguire : la tutela della vita umana fin dal concepimento ; la centralità della autodeterminazione della donna, la valorizzazione della scienza e coscienza del medico.



Innanzitutto il Titolo” Norme per la tutela sociale della maternità, riconoscimento del diritto alla  vita  e  interruzione volontaria  della  gravidanza”.

L ‘ articolo 1 recita : ”Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana fin dall’inizio. L’interruzione volontaria di gravidanza, di cui alla presente legge, non è il mezzo di controllo delle nascite. Lo Stato, le Regioni, gli enti locali, nell’ambito delle proprie competenze e funzioni promuovono e sviluppano i servizi socio sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite.” La procedura da seguire è semplice: la donna si rivolge al consultorio ed al medico di fiducia ed esprime la sua volontà di ricorrere all’aborto che deve avvenire entro i 90 giorni dal concepimento. Il medico discute con lei le ragioni che la inducono ad una scelta così impegnativa e dolorosa,  in particolare per capire se queste sono di ordine economico e sociale. In questo caso chiede alla donna se difronte a sostegni ed aiuti economici terrebbe con se’ il figlio.

Difronte al parere ed alla scelta espressa dalla donna il medico le rilascia un certificato e le indica la struttura cui rivolgersi per abortire sette giorni dopo il colloquio per dare il tempo alla donna di riflettere ulteriormente sulla sua scelta.(Art.4 e 5)

L’interruzione di gravidanza avviene in un ospedale o poliambulatorio pubblico o privato convenzionato. La legge potenzia il ruolo dei Consultori famigliari che devono fornire informazioni sulla contraccezione, fare campagne per prevenire l’aborto, dare informazioni alle donne ed alle coppie, certificare l’interruzione di gravidanza coinvolgere la donna dopo l’intervento per avviarla ad una sicura contraccezione.( Art.2). E’ prevista l’obiezione di coscienza dei ginecologi anestesisti e del personale sanitario ma l’ospedale o la struttura ambulatoriale è tenuta a garantire l’interruzione di gravidanza senza che si formino liste di attesa anche attraverso la mobilità del personale.( Art.9). L’interruzione di gravidanza dopo i novanta giorni è prevista solo quando ci sia un pericolo per la vita della donna quando si è difronte ad anomalie o malformazioni del nascituro che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.( Art.6)Quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto , l’interruzione di gravidanza può

 essere praticata solo nel caso di pericolo per la vita della donna ed il medico che esegue l’intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto(Art.7).

La legge fu approvata in un tempo relativamente rapido, tre anni. Anche  per il timore  del referendum del Partito Radicale che nessuna forza politica voleva perché avrebbe lacerato il paese ed avrebbe solo depenalizzato l’aborto, poi ci sarebbe comunque voluta una legge per regolamentarlo. Va riconosciuto però un grande merito all’azione furente dei Radicali perché senza la loro determinazione per il referendum il Parlamento avrebbe impegnato molto più’ tempo per  approvarla. Come è accaduto per ottenere altre riforme .

Come avete potuto constatare sono stati anni  molto difficili ed anche rilevanti dal punto di vista politico, sociale e culturale. Anni di conflitti, crisi politiche, drammi del terrorismo che modificarono le strategie politiche dei partiti ,  ma misero anche  il seme di nuovi e più avanzati incontri sul piano culturale in particolare tra la sinistra ed i cattolici .Insomma la vicenda della legge sull’aborto non ebbe solo risvolti pratici, giuridici, culturali ma incise fortemente sulla vicenda politica del nostro Paese. Le riforme che chiamano in causa l’emancipazione femminile, la libertà delle donne hanno sempre richiesto tanta fatica per essere approvate e tanto tempo. Pensate:  dieci anni di lotte per conquistare Il piano nazionale per gli asili nido(1971);   vent’anni di lotte  perché lo stupro non fosse più  considerato reato contro la morale ma reato contro la persona (1996).  Solo nel 1963 alle donne è stato  consentito l’accesso alla Magistratura nonostante che su questo punto le donne nell’Assemblea Costituente nel 1946 avessero fatto una forte battaglia, perdendola. Solo nel 1970 entrò in vigore la legge sul divorzio, solo nel 1975  venne  varata una profonda riforma del Diritto di Famiglia, solo nel 1968 l’adulterio femminile non fu  più considerato reato,  solo nel 1981 venne  cancellato il “delitto d’onore”,  solo nel 1976  venne  eletta la prima donna ministro, Tina Anselmi,  solo nel 1979 venne  eletta la prima donna Presidente della Camera ,Nilde Iotti , solo nel 2000 venne  approvata una legge organica sui servizi sociali, la 328/2000 che sostituisce la legge Crispi del 1870.!

  Finalmente  approvata la legge sull’aborto  iniziava il difficile percorso della sua applicazione.

Non si passava dalla legge” delitto “alla legge “diritto”. Bisognava compiere una vasta azione culturale e sociale.

Sostenere la maternità e la paternità ,educare e crescere bene i figli comportava un profondo mutamento sociale, garantire il lavoro, una scuola qualificata per tutti, una maggiore giustizia sociale ,un sentimento di solidarietà umana e civica. Significava garantire il diritto alla salute attuando la riforma sanitaria da poco approvata. Bisognava costruire una unità nel paese, tra le forze politiche, sociali  e culturali, tra le donne ,tra i medici ed il personale sanitario . Invece fin da subito il 60% dei ginecologi si dichiara obiettore. In modo particolare doveva cambiare la cultura nei confronti della sessualità,  riconoscendo la dignità ,l’autonomia e la differenza femminile. Dovevano cambiare le relazioni tra i sessi e gli uomini dovevano imparare a rispettare le donne nella sfera intima della sessualità. Le donne a loro volta, di ogni età ed estrazione sociale,  dovevano imparare il rispetto di se stesse, il rispetto della propria  femminilità, essere le costruttrici dei valori della dignità, del rispetto, della libertà e responsabilità. Dovevano imparare a non vergognarsi più della loro sessualità e a non vergognarsi più se si trovavano nella situazione dolorosa di dovere abortire. Mi è rimasto impresso nella mente un episodio di quegli anni quando io ero una giovane militante  : appena entrata in vigore la legge una donna di Pordenone più che quarantenne, malata e madre di undici figli,  bussò alla porta dell’ospedale per fare l’interruzione di gravidanza. L’ospedale le rispose che non era ancora attrezzato per realizzare l’intervento, che molti medici avevano dichiarato l’obiezione di coscienza, ma lei non  lasciò quell’ospedale finchè  non furono vinte le inammissibili quanto illegali resistenze al rispetto della legge che le garantiva l’assistenza.

Per capire il clima del tempo mi piace riportare ana riflessione di Paola Gaiotti De Biase, storica cattolica, appartenente all’allora Partito della Democrazia Cristiana.

“Vi è la necessità di un riflessione razionale e civile. Il nostro patrimonio di cattolici non possiamo tenerlo per noi ,isolarlo, ma  lo dobbiamo mettere a disposizione dell’intero paese perché la crescita di una cultura della sessualità si sviluppi in Italia, portando anche il nostro segno in chiave unitaria.” Purtroppo tale posizione non esprimeva il punto di vista prevalente della Chiesa e del suo partito ma conferma i fermenti nuovi che l’approvazione della legge aveva messo in movimento.

Furono i  medici  e gli  operatori sanitari che avevano speso molto impegno per far approvare la legge e  che erano  profondamente dalla parte delle donne a dedicarsi per la piena applicazione della legge medesima. A questa generazione di medici ginecologi, anestesisti, operatori sanitari dobbiamo  la gratitudine  per aver reso normale  l’applicazione della legge.  Fu loro il merito di aver avviato il funzionamento della legge , di essersi battuti perché negli ospedali si costruissero le strutture per accogliere le donne, che fecero informazione, che sostennero i gruppi di donne che si impegnavano per controllare l’applicazione di ogni parte della legge medesima e facevano volontariato nei consultori. Le Regioni si attivarono per adeguare i reparti, per la formazione degli operatori, per potenziare i consultori.

Fu importante in quegli anni la unità delle donne e la loro mobilitazione per incalzare le Regioni, per informare le donne, per sostenere i medici che si impegnavano nella applicazione delle nuove norme.

Purtroppo l’unità culturale nel paese fu ostacolata da forze ostili alla legge.

 Nacque il Movimento per la Vita animato in modo particolare dall’onorevole Carlo Casini . Raccolsero le firme per l’abrogazione della legge 194 attraverso un Referendum che si svolse il 17 marzo 1981.

Eravamo fiduciose di avere dalla nostra parte la stragrande maggioranza delle donne, anche le donne cattoliche e tanta parte degli uomini. Ci impegnammo a costituire I Comitati Unitari a difesa della legge 194, aprimmo un dialogo con tutti i movimenti femministi ,con le donne cattoliche, con le giovani .Facemmo un lavoro casa per casa per difendere il principio di libertà di scelta delle donne spiegando che non era egoismo  ma esercizio della  responsabilità ;  per valorizzare i consultori e parlare della contraccezione, della prevenzione dell’aborto ,della responsabilità degli uomini che dovevano cambiare il loro rapporto con le donne ,imparando a riconoscere loro dignità, rispetto ,pari opportunità; valorizzavamo la vita umana la maternità scelta e responsabile, la bellezza di avere dei figli, il dovere della società di essere accogliente nei confronti della maternità e dei figli.

Fu un dialogo bellissimo, un passa parola tra donne che si sentivano protagoniste e che volevano andare avanti nella conquista dei loro diritti e nella promozione della loro dignità. Donne di tutte le generazione che si guardavano negli occhi. Non c’era solo una legge da difendere ed applicare ma dei valori da affermare ed una società da cambiare per renderla più umana, a misura di donne e uomini.

L’80% delle italiane e degli italiani disse Si alla legge 194 “Tutela sociale della maternità, riconoscimento del diritto alla vita e interruzione volontaria della gravidanza”. L’esito del referendum placò le acque attorno al tema dell’aborto. Nessuno poteva più mettere in discussione che si trattava di una legge dello Stato che andava applicata. Tanto più che le Relazioni al Parlamento che secondo la norma di legge dovevano essere presentata ogni anno dal Ministero della Salute indicava dopo il picco raggiunto nel 1982 ,dovuto all’assorbimento dell’area dell’aborto clandestino, si assisteva di anno in anno ad un costante decremento del ricorso all’aborto, conferma che la legge funzionava e che non alimentava nessuna mentalità abortista e lassista, di relativismo etico nei confronti della vita umana. Al contrario, cresceva la cultura della responsabilità. Bisognava continuare ad investire sulla prevenzione, sul ruolo dei consultori, sulla educazione  sessuale nelle scuole, temi sui quali, passata la forte mobilitazione, i riflettori si erano un po’ spenti con il rischio  da parte dei decisori pubblici ed in particolare della politica di mettere questi temi in secondo piano.

Tuttavia il dibattito sull’aborto non venne mai meno, un dibattito che riguardava gli aspetti etici e che ruotava sempre attorno all’autodeterminazione della donna considerato un  principio egoistico che non valorizzava e salvaguardava in modo adeguato la vita umana .L’aborto era considerato come l’ uccisione della vita umana e dunque doveva essere massimamente limitato. La novità intervenuta negli anni novanta era che tali posizioni non riguardavano solo alcune parti del mondo cattolico e le gerarchie ecclesiastiche  ma anche esponenti , prevalentemente uomini,  del mondo laico.

 

Ho vissuto con durezza e dolore questo attacco alla 194 in prima persona quando ero Ministro della Salute  del Governo Prodi nel 2006-2008.

Mi portavo nella mia “cassetta degli attrezzi” la consapevolezza, peraltro autorevolmente indicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità(OMS) che la salute delle donne era parametro, indicatore della salute di tutta la popolazione.

Sapevo che dovevo usare la mi posizione di Ministra per mettere al centro come priorità della salute pubblica, la piena applicazione della 194/78, la prevenzione dell’aborto ,investire sui consultori, sostenere la salute materno infantile a partire dalla promozione del parto naturale, temo che nel corso degli anni erano scivolati agli ultimi posti dell’agenda politica. Promossi una Commissione “ Salute della  donna” per la elaborazione di un Piano intersettoriale di azione triennale  che assume la salute delle donne quale obiettivo strategico di tutte le politiche. Mi avvalsi di esperte di grande valore come Maura Cossutta medico, parlamentare per tanti anni, legata al movimento delle donne ed alle associazioni femminili che aveva la delega a seguire questi problemi, ma anche Monica Bettoni, medico, senatrice e Sottosegretaria  alla Salute in precedenti governi, Vaifra Palanca, esperta sui temi dell’immigrazione, Grazia Labate, esperta di politica sanitaria, già parlamentare e Sottosegretaria al Ministero della Salute. C’erano le bravissime  e bravissimi dirigenti del Ministero e dell’Istituto Superiore di Sanità. Ogni mattina poi discutevo con Cesare Fassari , capo ufficio stampa ma anche grande esperto della materia sanitaria,  con Renato Finocchi Ghersi, capo di Gabinetto, con  Marisa Infantone , segretaria particolare , che per primi condividevano  i drammi della giornata perché ogni giorno sul tavolo del Ministro  vi erano problemi o disgrazie da affrontare. Le polemiche sull’aborto o su qualcuno dei temi etici erano quotidiane.

L’8 marzo 2007  andammo a Napoli in una assemblea di operatori e donne dove presentai il Piano di Azione per la salute della donna ed in particolare per la tutela della salute materno infantile.

La mia prima legge da Ministra della salute  fu un Disegno di Legge per garantire la tutela dei diritti della partoriente e del neonato, favorire il parto naturale, ridurre il ricorso al parto cesareo, promuovere il parto senza dolore introducendo l’analgesia epidurale ,promuovere l’allattamento al seno, incrementare l’attività  dei consultori. Il provvedimento di legge fu approvato il 19 ottobre 2006, approdò  nella Commissione Affari Sociali della Camera dove tutti si dissero  d’accordo con il provvedimento ma…misteri della politica… in due anni  non fu  approvata. Introducemmo  per primi in Europa il vaccino gratuito per le ragazze dodicenni contro il cancro della cervice uterina. Promuovemmo una campagna di sensibilizzazione verso le donne immigrate per prevenire l’aborto, finanziammo una ricerca per fare il punto sulla situazione dei consultori. Avviai in grande silenzio,( per evitare il clamore delle polemiche ideologiche che paralizzano sempre tutto e non consentono di fare le cose concrete) la procedura per introdurre anche in Italia RU486 che infatti entrò nella farmacopea del nostro paese nel marzo 2008 quando non ero più Ministro. Aggiornammo  le linee guida sulla  legge 40 relativamente alla procreazione medicalmente assistita per introdurre la possibilità della diagnosi pre impianto.  In accordo con l’Istituto Superiore di Sanità e con l’aiuto di Monica Bettoni  e di Franca Franconi e con il sostegno di donne parlamentari di ogni schieramento politico, tra cui voglio ricordare la Senatrice Laura Bianconi,  avviammo la “ medicina di genere” promuovendo  ricerche sul diverso impatto che i farmaci hanno sulla salute di donne e uomini, sulle malattie che colpiscono in modo differenziato donne e uomini. Un approccio nuovo che tiene conto delle differenze di genere nella medicina, dell’impatto che i determinanti della salute hanno su donne e uomini , su come le malattie colpiscono donne e uomini e dunque sui diversi modi di prevenirle e curarle.

Avevo nella mente e nel cuore la difesa- senza se e senza ma-  della legge 194,  la sua  valorizzazione  e  piena applicazione.  Una legge saggia e lungimirante, efficace nella riduzione dell’aborto.  Su questo fui assolutamente determinata. Determinazione  necessaria perché la legge fu al centro di attacchi da parte del mondo cattolico e del mondo laico.

LE figure emergenti di questo attacco erano il Cardinal Ruini, Giuliano Ferrara, autorevoli parlamentari del Centro destra  ed anche del Centro Sinistra.

Mi sentivo impegnata in una  rigorosa  applicazione della legge sapendo guardare in avanti,  per cogliere i  problemi nuovi che emergevano e  le  opportunità inedite   offerte dalla ricerca scientifica, come l’inserimento nella farmacopea italiana dell’RU486, un metodo abortivo utilizzato in tutta Europa e che  dimostrava di essere efficace, sicura, meno invasiva per la donna.

Il 27 agosto 2007 successe un episodio che mi turbò profondamente, scosse il mio animo di donna che aveva sempre difeso la libertà di scelta delle donne. All’Ospedale  S.Paolo  di Milano vi fu un errore medico nel corso di un aborto terapeutico in una gravidanza gemellare che aveva portato alla eliminazione del feto sano. La riflessione si concentrò su un aspetto che era rimasto in ombra nel dibattito, l’aborto terapeutico. Se rifiutavo la tesi della natura eugenetica della legge tuttavia lo sviluppo delle tecniche che consentono di conoscere da subito in grande prevalenza le situazioni di malformazioni del feto sono certamente  un fatto positivo  ed era certamente  giusto che la donna valutasse se fosse in grado di gestire quella malformazione ,tuttavia il rischio di un abbassamento della soglia di accettazione del mistero della vita umana e di scelta sulla base della perfezione del figlio aveva un fondamento di verità.  L’articolo 6 prevede l’interruzione di gravidanza oltre  il novantesimo giorno quando le malformazioni del  feto comportino  gravi rischi per la salute fisica e psichica della donna.

L ’articolo 7 prevede che quando c’è vita autonoma del feto l’aborto possa essere consentito solo se è a rischio la vita della donna  e contempla il dovere di  mettere in atto ogni azione per salvare la vita autonoma del feto.

Quando inizia la vita autonoma del feto? Come salvare la vita del feto senza cadere in pratiche di accanimento terapeutico?

Erano domande nuove, domande doverose che  la politica non poteva eludere e che doveva affrontare  coinvolgendo la comunità scientifica ,ascoltando il suo parere e definire , se possibile, indirizzi comuni.

Un punto di forza della legge 194 è proprio quella di non porre essa stessa vincoli ma di affidarsi alla scienza e coscienza medica ,per definire, se possibile, indirizzi operativi comuni.

L’orientamento condiviso fino a quel momento era quello di considerare come data convenzionale  l’inizio di vita autonoma del feto a partire   dalla 24 settimana. Tale orientamento era condiviso e praticato da tutti gli operatori’. Era ancora valida o andava aggiornata a fronte del numero crescente di parti molto pretermine? Decisi di porre il quesito al Consiglio Superiore di Sanità, organo previsto dal nostro ordinamento composto da scienziati, medici, specialisti, allora presieduto dal Professor Franco Cuccurullo, che ha il compito di rispondere ai quesiti di ordine medico scientifico che il Ministro propone o che la comunità scientifica autonomamente decide di affrontare . Questa mia scelta suscitò molte perplessità tra persone del mondo laico.  Ricordo un articolo di Miriam Mafai che esplicitamente mi chiedeva perché volessi porre ulteriori vincoli alla scelta delle donne e del medico.  La mia scelta era proprio  motivata dalla volontà di realizzare una più  efficace tutela della salute della donna e del nascituro e consentire una scelta più libera anche perché più consapevole ed informata. Il mondo medico apprezzò  invece la mia proposta, la sostenne ed il Consiglio Superiore di Sanità dopo un ampia consultazione del mondo medico, delle professioni sanitarie e sociali  definì  un  PARERE e delle RACCOMANDAZIONI  su “ Individuazione di protocolli per le cure perinatali nelle età gestazionali estremamente basse”. Esse si rivelarono molto utili per aiutare i medici nelle loro scelte di cura e presa in carico dei  parti molto pretermine, per  garantire cure che non sfociassero nell’accanimento terapeutico, nell’informare e costruire le giuste  relazioni con i genitori. Confermarono la 24 settimana coma data convenzionale pe stabilire  l’inizio della vita autonoma del feto .

Continuavano però  furibondi gli attacchi contro la 194.Giuliano Ferrara aveva persino   proposto una moratoria sulla 194. Io non riuscivo a darmi pace del silenzio delle donne. Mi sentivo molto sola nel difendere la legge e nel difendermi nel Centro Sinistra.  Ne parlavo con la mie collaboratrici  nonché amiche,  donne che avevano condotto  battaglie per le donne nel femminismo, per conquistare la le legge 194  e che ora si impegnavano per difenderla.  Perché le donne,  le nostre amiche  e compagne di  anni di battaglie  ci lasciavano sole ? Come coinvolgerle? Pensavo ad una Consulta di associazioni femminili da costruire presso il Ministero con l’obiettivo di difendere ed applicare la 194 ma temevo di risultare invadente dell’autonomia dell’associazionismo femminile. Se tornassi indietro quella Consulta la costituirei visto che io ero stata “la Ministra  Apparecchia Tavoli”  perché mio normale ed abituale metodo di lavoro era quello di  coinvolgere e condividere  nella definizione delle  leggi  tutti gli attori   professionali , sociali e  del Volontariato.

Decidemmo con le Regioni una iniziativa che proponesse una azione complessiva per il miglioramento dell’applicazione della legge. Un Atto di Indirizzo Governo-Regioni che affrontasse tutti gli aspetti critici relativi all’applicazione della legge per migliorarla .Prevenzione dell’IVG con il potenziamento dei consultori con particolare attenzione ai giovani ed alle donne immigrate, formazione degli operatori; possibilità di prenotare tramite il consultorio l’intervento dell’IVG in ospedale e ritorno al consultorio per avviare una efficace  azione di contraccezione; rapporto consultori-scuole; garantire la presenza di un medico non obiettore in ogni distretto;

la rimozione delle cause sociali ed economiche che potrebbero indurre le donne all’aborto ed il sostegno alle maternità difficili anche garantendo un assistenza domiciliare nel periodo dopo il parto; l’appropriatezza e la qualità nel percorso della diagnosi prenatale ed in particolare nei casi di anomalie cromosomiche e malformazioni; la promozione dell’informazione sul diritto a partorire in anonimato  per evitare l’abbandono dei figli appena partoriti. Questo Atto d’Indirizzo elaborato con tanto lavoro ,ascolto, tavoli di discussione fu approvato da tutte le Regioni tranne la Lombardia di Formigoni. Perché un atto d’intesa Stato –Regioni abbia carattere vincolante e sia approvato ci vuole l’unanimità delle Regioni. Ancora una volta un calcolo elettorale, un meschino distinguo ideologico e politico si sovrapponeva sulla sostanza delle cose ed un atto che sarebbe potuto essere molto utile venne boicottato dall’esercizio della cattiva politica.

Un mattino del febbraio 2008 non ero ancora arrivata in ufficio che il telefono della Presidenza del Consiglio, la cosiddetta BATTERIA mi stava cercando con urgenza.

Da Napoli venivo informata  che al Policlinico Federico Secondo ,su segnalazione di un presunto  aborto illegale c’era stato un blitz della polizia nel reparto maternità. Invia subito gli ispettori per accertare l’accaduto  attraverso una rigorosa ispezione. Fu accertato che non si era verificato nessun intervento abortivo illegale e che pertanto l’irruzione della polizia fu un atto sbagliato e inopportuno.

Il fatto scosse nel profondo le coscienze e finalmente le donne uscirono dal silenzio.

Tantissime manifestazioni in tutte le città italiane.4000 donne in piazza a Roma. Molte vennero a manifestare davanti  al Ministero della Salute. Fui  felicissima di questo gesto. Scesi ad incontrare le donne e dissi loro “ costruiamo insieme un patto per difendere la  194 e per applicarla pienamente.

Lavoriamo insieme. Prepariamo per il prossimo 8 marzo una grande manifestazione nazionale a difesa della legge 194. Purtroppo nel mese di marzo del 2008 Berlusconi riusciva a comprare con la forza del denaro il consenso di senatori che eletti nelle liste dell’Ulivo passarono dall’altra parte e fecero  cadere il Governo Prodi. Il  governo che nell’ambito della Sanità aveva aumentato in modo consistente le risorse per il Livelli essenziali di assistenza, aggiornato i livelli essenziali di assistenza, stanziato miliardi per ammodernare gli ospedali, costruito le Case della Salute, investito nella salute delle donne, promosso le cure palliative e le terapie antidolore, aiutato i malati di Sla e le persone non autosufficienti.

Cara ragazze, Cari giovani,

scusatemi se mi sono dilungata ma ho voluto raccontarvi la storia di una legge importante, una legge che voi dovete conoscere  ed impegnarvi perché sia applicata a partire dalla prevenzione dell’aborto, affinchè   nessuno di voi debba fare questa esperienza dolorosa.

 Dovete battervi ed impegnarvi  per  non tornare indietro, per non tornare, senza dirlo e senza accorgersene, nel buio dell’aborto clandestino.

Dovete impegnarvi  perché  il tema dell’aborto sia affrontato nella  Scuola di   Specialistica  in  Ostetricia e Ginecologia,  perché  su questo tema ci sia la giusta informazione e formazione del personale,  perché  sia regolamentata l’obiezione di coscienza,  perché  siano potenziati e resi accessibili i consultori,  perché  dei temi della sessualità, delle relazioni uomo donna, dei sentimenti e della contraccezione si parli nelle scuole.

 Consentitemi  infine di dirvi  ciò che una madre direbbe ad un figlio ,ad una figlia.

Progettate di essere padri e madri, ricercate dentro di voi ed esprimete il vostro desiderio di un figlio,  fatelo subito prima che il tempo biologico trascorra troppo rapidamente e siate costretti alla rinuncia o alle tecniche  riproduttive. So che è molto difficile fare questi progetti quando il lavoro non arriva ,trovare una casa è un lusso, pensare il futuro quasi un gioco  di fantasia.

Per questo dovete pretendere dalla politica che si impegni finalmente a costruire una società accogliente nei confronti del figlio che nasce. Politiche concrete come gli  asili nido, l’assegno per il figlio, spazi nei quartieri delle città in cui i bambini possano giocare e stare insieme, politiche di condivisione  del lavoro di cura tra uomini e donne che  consentano alle mamme ed ai papà di prendersi cura del figlio mentre lavorano. E’ molto importante che i papà  imparino a prendersi cura dei figli. E’ molto importante il congedo di paternità che c’è nelle nostre leggi e che va potenziato.

Fa bene ai figli, fa bene ai padri, li rende uomini più maturi e con tanta ricchezza in più nel cuore perché scoprono sentimenti e dimensioni nuovi  della vita..

 Sarebbe bello riuscite voi a realizzare quello che  noi non siamo riuscite a fare :

CREARE UN IMMAGINE PUBBLICA DELLA MATERNITA’ CHE SIA BELLA PERCHE’VERA ,

sostituisca  quelle immagini che raccontano una mamma che non c’è : sempre bella, sempre felice, sempre in casa.

CREATE UN  IMMAGINE PUBBLICA DELLA MATERNITA’ CHE CONTENGA UNA SPERANZA raccogliendo le cose belle e nuove che la nostra generazione con tanta fatica ha costruito per le figlie ed i figli

 UNA IMMAGINE DELLA MATERNITA’  in cui donne e uomini crescono insieme i figli, in cui  le mamme  sono premiate e non punite  nel lavoro e nella carriera,   le mamme fanno politica, volontariato ,  pratica sociale   portandosi con se’ i figli e trovando tempi e spazi per i figli  nei luoghi pubblici, nei luoghi della polis, che smettono così di essere luoghi escludenti le donne perché  escludenti la maternità ed i figli.

CREATE UN IMMAGINE PUBBLICA CHE RAPPRESENTI LA “ POTENZA DELLA MATERNITA’.

LA POTENZA DELLA MATERNITA’ è mettere a disposizione  se stesse  per fare crescere e rendere autonoma  la creatura che si è portata nel proprio corpo.

Dopo aver protetto e custodito la vita del figlio la  madre opera per consegnarlo al mondo.

E’ quello che una grande psicanalista Silvia Vegetti  Finzi  vede mirabilmente ritratta nella scena  della madre “ china sul proprio bambino “ mentre lo aiuta a compiere i primi passi. ”Da una parte lo comprende dentro il suo corpo arcuato e lo sostiene  per le fragili braccia, dall’altro guida i suoi passi lontano da lei verso il mondo”

La madre insegna al figlio ad imparare i passi che lo  porteranno nel mondo e lo staccheranno definitivamente da lei.

Sarebbe bello che aveste il coraggio il giorno della Festa della mamma di tappezzare le città ed i paesi  di grandi dipinti di questa immagine della mamma china sul figlio  che gli insegna a muovere i passi verso il mondo .

Avremmo così  davanti agli occhi rappresentata la vere potenza umana della maternità.

Una potenza che dovremmo tutti imparare  perché è la potenza del dono, della gratuità, della presa in carico dell’altro.  E’ la consapevolezza che ciascuno di noi vive con l’altro ed in relazione all’altro.

C’è bisogno di immettere nella società il calore, l’energia ,di questa potenza umana del dono, farlo diventare patrimonio pubblico ed ingrediente della cittadinanza.

Per questo bisogna combattere tutte quelle tecniche che in nome del diritto ad avere un figlio stravolgono il senso della maternità.

Il figlio non è un diritto ma una scelta, un dono ,appartiene all’ordine delle possibilità umane  che bisogna saper accettare.

Non si fa un figlio per se stessi ma per amore del figlio che nasce il quale deve poter essere accolto e cresciuto con tutto l’amore possibile.

Amore che non è esclusivo della coppia uomo donna ma anche delle persone singole e di coppie  dello stesso sesso.

Ma resta la peculiare umanità del figlio nato dal corpo di donna.

Perché quel corpo non è un grembo fisico ma psichico ed umano, è la relazione che nel corpo si costruisce tra madre e figlio. Relazione che dura nel tempo.

In nome del figlio e della pluralità di amori e convivenze non si può distruggere la madre perché si distruggerebbe un caposaldo della nostra umanità.

La relazione madre figlio è il dono della maternità che può ,deve contagiare la società del nostro tempo per renderla più umana, per costruire famiglie allargate in cui ciascuno di noi si  senta padre  e madre  dei figli che si incontrano nella vita quotidiana e non solo di quelli che si generano.

Ma per costruire   questa società materna  bisogna essere consapevoli e valorizzare la potenza umana della maternità: la relazione con il figlio che si forma parla ed agisce fin dal grembo materno.

Per questo bisogna dire un NO grande a quelle forme di maternità come la maternità surrogata per cui si compra il figlio da una donna che lo concepisce e lo procrea per un'altra donna vedendo così’ ridotto il suo corpo a strumento ,a merce.

Non a caso questa pratica abominevole colpisce e coinvolge le donne dei paesi  più poveri del mondo. PER questo essa deve essere proibita ,non solo in Italia ma in tutti i paesi del mondo.

Una forma di barbarie  cui mi auguro voi giovani saprete opporvi usando con la “coscienza del limite” le tecniche che avrete a disposizione. Dove per” coscienza del limite” intendo dire salvaguardare e non mettere mai a repentaglio in nome del progresso l’umanità della relazione generativa e della relazione di cura madre e figlio.

Livia Turco

Tratta dal libro “Per non tornare al buio. Dialoghi sull’aborto” di Livia Turco e Chiara Micali

 

 

 
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