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8 marzo: sciopero delle donne



Pensato e organizzato in più di 70 paesi del mondo, soprattutto contro la violenza sulle donne. In più di settanta paesi del mondo ci sarà uno sciopero delle donne organizzato dai diversi movimenti femministi e, in Italia, da Non Una Di Meno. Tante associazioni femminili e femministe incrociano le braccia in tutt’Italia. L’elenco delle iniziative è fittissimo in moltissime città italiane.



Anche l’UDI (Unione Donne Italiane) che si appresta alla ricorrenza dell’8marzo   ha scelto uno slogan che viene dalla cronaca del #meetoo, ma ci aggiunge che nel nostro paese la storia delle donne ha urlato, manifestato, combattuto, ma che non basta mai, occorre ancora   “Mai stare zitte! Mai state zitte! Contro la violenza maschile, insieme”.

 

Tante mani di donne di diversi colori si incrociano e si incontrano nel manifesto di questa edizione. E’ un nuovo invito a denunciare sempre, soprattutto alle troppe donne che ancora non hanno la forza di farlo, a quelle che non sono credute dalle istituzioni.

 

Troppe discriminazioni di genere sono in atto, dal diritto al lavoro, all’autodeterminazione nella maternità, da uno stato sociale veroal servizio della donna,  dell’infanzia, della famiglia  alla discriminazione salariale fino alla rappresentanza politica.

 

A Roma, un grande corteo si snoderà dalle 17, da piazza Vittorio fino a piazza Madonna di Loreto.

 

La Casa delle Donne domani inaugura l’evento “Feminism – Fiera dell’editoria delle donne” con 70 stand di editrici e con l’intento di fare un focus su tutta la filiera del libro d’autrice.

 

Sarà uno sciopero femminista, sociale, culturale e politico.

Non solo uno sciopero classicamente inteso, ma  un’astensione da ogni attività, formale o informale, gratuita o retribuita e soprattutto sarà uno sciopero dai ruoli imposti dagli stereotipi di genere di una società maschilista e sempre più violenta. Lo sciopero con questa modalità comincia con lo

sciopero delle donne organizzato a New York dal Women’s Liberation Mouvement nel 1970, via via viene assunto da altri movimenti delle donne nel resto del mondo, fino a quelli degli ultimi anni in Polonia e in Argentina, che oltre a battersi contro le discriminazioni sessuali sul lavoro hanno posto  questioni contro la limitazione del diritto di aborto, la violenza sessuale.

 

Non Una di Meno  spiega che l’obiettivo principale della mobilitazione di domani sarà il contrasto alla violenza maschile e a tutte le forme di violenza di genere, per «unire le tante voci del #MeToo nella forza collettiva del #Wetoogether».. Anche agli uomini è stato chiesto di scioperare e di supportare l’8 marzo: astenendosi dal lavoro, accudendo figli e familiari, sostenendo concretamente la partecipazione delle donne o partecipando direttamente alle mobilitazioni.

 

Su Facebook sono state aperte delle pagine relative alla mobilitazione – chiamate “Lotto Marzo” da Roma a Milano. La lista delle città in cui ci saranno delle iniziative è stata raccolta da Non Una di Meno in una mappa e in un elenco che si può leggere in internet . Infine è stato preparato un vademecum con tutte le informazioni necessarie per chi intende scioperare.

 

Il movimento Non Una di Meno si ispira a “Ni Una Menos”, nato nel 2015 in Argentina contro i femminicidi e la violenza maschile sulle donne. Dall’Argentina il movimento si è diffuso in molti altri paesi compresi gli Stati Uniti d’America, in cui dopo l’elezione di Trump, sono state organizzate le marce delle donne per la difesa dei loro diritti.

In Italia il movimento è nato nel 2016 dopo il femminicidio di Sara di Pietrantonio, una studentessa di 22 anni bruciata viva

 

in via della Magliana a Roma dal compagno. Dal 2016 il movimento è cresciuto su tutto il territorio nazionale lavorando su diversi temi  dal piano legislativo e giuridico; al lavoro e al welfare; dal diritto alla salute sessuale e riproduttiva; all’educazione alle differenze, ecc. Dopo un anno, di lavoro molte delle proposte sono state raccolte nel piano contro la violenza maschile e la violenza di genere del nostro paese.  Ora c’è un Piano nazionale antiviolenza: alle parole, anche quelle della  politica, che commenta disgustata i femminicidi quando avvengono o quando li strumentalizzano, devono corrispondere i fatti che finora non sono stati sufficienti. Ai 30 milioni previsti nella legge di bilancio 2018 per i centri antiviolenza deve seguire nel preparare quella per il 2019 e a seguire, uno stanziamento più congruo per il contrasto sul terreno delle prevenzione, della repressione e della formazione per una cultura di rispetto fra i sessi.

 

Al nuovo governo del paese faremo arrivare forte la nostra voce domani, non staremo zitte e l’eco si propagherà nel tempo e nello spazio finchè ogni discriminazione non sarà abolita per sempre.

 

Grazia Labate

Ricercatrice in economia sanitaria già sottosegretaria alla Salute

              

 
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