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Rue Saint Honoré 249. Riflessioni sulle presidenziali francesi

di Marialba Pileggi



Le Presidenziali in Francia non sono elezioni come tutte le altre danno  senso persino all’astensione e rovesciano tutto come mostra il voto del 7 maggio. In questo laboratorio capace di inventare la teoria, le forme  e le pratiche come ho già scritto nel passato si trasforma e si rinnova la realtà non solo francese.



Ecco perché da qualche decennio mi interessano i suoi paradossi. Persino Martin Heidegger con questo voto non potrebbe più dire Signorina allaArendt e Rosa Luxemburg non potrebbe più contrapporre a Bernstein la socialdemocrazia tedesca, la Merkel è  ferma a Gottinga con la sua burocrazia.

Ma questo rovesciamento non è una novità, la Nouvelle Droite di Alain de Benoist non da oggi rovescia Gramsci, il razzismo, e la democrazia. Le estreme destre di Le Pen invece rovesciano il sistema di equilibrio democratico e costituzionale in Europa. E se la sua forza sino agli inizi degli anni 80 non ha le firme necessarie per la sua candidatura oggi Le Pen ha più di dieci milioni di voti non solo di  giovani e di operai  come nel 95 ma  di donne. Senza le donne le Front National non sarebbe diventato secondo partito dopo Sarkozy,  non avrebbe vinto a Carpentras, o nelle zone del Mediterraneo, e nel nord/est non avrebbe superato i socialisti che  perdono tra gli operai sin dalle amministrative del 2015, né  sarebbe diventato  primo partito di opposizione come in queste Presidenziali.

Certo le donne votano anche Macron, non si capisce però quante sono in quei  20 milioni di voti che  mettono in discussione persino la teoria prefunzionale della Heller sulle generazioni: Macron come hanno sottolineato tutti è il più giovane Presidente che abbia avuto il sistema repubblicano. Un voto femminile rivoluzionario dunque confermato non solo da Anna Hidalgo con il suo movimento fuori dal Partito socialista, o preannunciato dal Papa nella esortazione apostolica Amoris Laetitia che per la prima volta viola l’etica gesuita e la sostituisce con l’etica della differenza sessuale.

Ma né  l’obbedienza di Civiltà cattolica, né la disinvoltura di Aggiornamenti sociali  che sin dai tempi dell’aborto fu decisiva  a far votare la maggioranza dei cattolici nel referendum del 17 maggio 81 in Puglia come in Emilia Romagna, e nemmeno le parole del Papa a proposito di femminismo e di maschilismo  quando scrive della violenza verbale fisica e sessuale che si esercita contro le donne in alcune coppie di sposi e contraddice la natura stessa dell’unione coniugale, o ricorda gli eccessi delle culture patriarcali, o le mutilazioni genitali, l’utero in affitto o la strumentalizzazione e mercificazione del corpo femminile nell’attuale cultura mediatica vedononella meditatio la novità senza precedenti che l’estrema destra di Marine Le Penincarna con i suoi dieci milioni di voti, eppure riguarda la violenza femminile. E’ un’altra violenza però.  

Le donne con  il loro voto a Le Pen la strutturano e la rendono permanente nelle forze politiche tradizionali proprio per la funzione che Le Pen ha nel sistema politico repubblicano e in Europa. Marion ha paura e si ritira da Carpentras e dalla politica. Marine invece vuole trasformare l’anno prossimo nel suo congresso le Front National in nuova forza politica.

A me fa venire in mente la trasformazione del Movimento sociale  in Alleanza nazionale , l’Europa di Haider anche dopo la sua morte e l’eugenetica della Lega Nord di Salvini nonostante Taguieff . La violenza delle donne è dunque la vera novità? Una violenza che invece di essere subita sposta a destra finanche il voto femminile di Macron diventando il vero spettro che si aggira per l’Europa soprattutto tra le ragazze che senza aver fatto esperienza di Dio, di fascismo e di nazismo si convertono alla cultura della morte, praticano  la tattica del lupo solitario dell’islam radicale e a differenza del Maggio francese che inaugura la pratica dell’eros e del piacere uccidono riportando la politica non alla convivenza tra assolutamente diversi ma alla violenza dell’antisemitismo? Solo Simone Weil forse per aver vissuto la condizione operaia  e per le sue origini potrebbe aiutarci con i Quaderni.

Questa volta dipende proprio da noi, da ciascuna di noi più che da una sinistra analfabeta. Non dipende nemmeno dal rinnovamento del sistema di rappresentanza inglese o dalla democrazia di Tocqueville. C’è Trump, c’è Putin. Dipende dall’Europa. Da quale Europa.

Mi fermo allora a  Rue Saint Honoré 155, agli incontri di Marx e di Engels, ai banchetti o al 249 della Maison Ancienne de travaux religieux dove i nonni di mio padre acquistarono la natività che è nella mia stanza. Una via rivoluzionaria che niente ha a che fare con il quartiere generale dei Le Pen e neanche con il gruppo di Bilderberg ,  ovvero con la Trilateral di David Rockefeller, ma  semplicemente con un mondo senza guerre e  terrorismi in altri termini con la non violenza del mio pacifismo.

Marialba Pileggi

 
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