Home | La Fondazione | Pubblicazioni | Rete delle Donne del Mondo | Rassegna stampa | Archivio Nilde Iotti  
   
   
 
 

L'Europa che vogliamo

di Maria José Mendes Evora



L'intervento tenuto in occasione del convegno "Riprendiamo la parola sull'Europa che vogliamo" svoltosi a Roma il 24 marzo alla vigilia delle celbrazioni per il 60° dei Trattati di Roma.



Inizio la mia riflessione, partendo da alcune parole sentite quotidianamente riguardante i migranti, ovverosia: Illegale, Economico, Umanitario, Volontario, Forzato, Clandestini. Questi sono fra i termini, più, assegnati a chi lascia la propria Terra, anche se sembrano tenere poco conto degli elementi basici che obblighino la persona a fare tale scelta. 

Difatti, l’unica assente mi pare sia la Persona ed è, perciò, che non mi stupiscono le confusioni esistenti sull’assunto immigrazione.Sento dire, spesso: i movimenti migratori[1] sono recenti. Nulla di più errato, visto che le migrazioni hanno fatto la Storia dell’Umanità e tali non sono recenti nemmeno per l’Italia che come sappiamo, si è vista arrivare le prime comunità, già, nei primi anni Sessanta del secolo scorso (la mia compresa).

I dati dicono che il numero della popolazione che si sposta verso i nuovi contesti, sia diventato incalzante e incalzanti, direi: sono divenuti anche i sentimenti[2] di paura, di diffidenze e di odio a fronte di un forte risentimento verso chi arriva e sembra che anche grazie alle propagande politiche ed elettorali si va ampliando le reazioni xenofobe, discriminatorie e razzista, camuffata quest’ultima con il cosiddetto populismo.

In Europa, si assiste oggi alla costruzione di stati che assomigliano a stati/nazione, incapaci di affrontare le tante questioni, ma, in particolare, confusi rispetto al mondo migratorio. Sembrano privi di strumenti, in grado di far fronte a tali questioni, mentre, le emergenze sono destinate a perdurare e consentitemi di dire che la modalità per rispondere a codeste situazioni: non può essere l’esclusivo aumento di controlli e la stretta identificazione alle frontiere, in nome di uno spazio comune, ovvero in nome dello spazio europeo. 

Abbiamo sotto gli occhi, le barriere costruite in Ungheria, Bulgaria, Serbia e via dicendo[3]. Chiusura, sicurezza, muri, barriere, sono concetti presenti sui media, sulla stampa, uditi dagli esponenti politici, sentiti persino dalle persone che prendano un autobus piuttosto che un tram, mentre, in tutto questo vedo il rischio di distruggere le regole della Democrazia e cioè, di far scomparire le fondamenta di questo Continente.

Sono convinta che la risposta alle questioni migratorie stia, difatti, nel saper affrontare e/o analizzare le cause che generino: guerre, povertà, miserie, anziché illudersi che si possa trovare pace e sicurezza, richiudendosi all’interno di mondi circoscritti e/o protetti dalle barriere. Si tratta di una illusione, smentita da una realtà ormai dinamica, capace di vanificare ogni barriera senza fare sconti a nessuno; semmai, costringendo qualcuno a pagare un prezzo alto, ovvero mandandolo ad incontrare la morte!

È triste dover ascoltare le discussioni politiche, dominate dallo sdegno verso chi lascia la propria Terra e, spesso, accompagnate dai soliti sospetti. Sembra che viviamo una sorta di terremoto sociale[4], al vantaggio di molti di loro che ne traggono profitti dal punto di vista politiche ed elettorale. E, qui, voglio dire:la persona vale più di ogni strumentalizzazione. Rispetto all’Italia, mi viene in mente la quotidiana cantilena dell’Onorevole Salvini e la comparsa di voci sconosciute e/o dimenticate, come per esempio, è la voce del “defunto” - Casa Pound[5].

Oso dire, grazie alla concentrazione di una chiusura mentale, dalla paura della perdita identitaria e dalla retorica sull’anti – immigrazione, si corre il rischio di vedere questi soggetti al Governo del Paese. Una esclamazione, me la dovette permettere, però: Dio, salvaci Tu! La paura di perdere l’identità è da considerare fuori tempo[6], visto che l’integrità[7] e la purezza identitaria sono concetti quasi in disuso. L’unica sfida che ci resta è vedere lo spostamento dell’Uomo - un fenomeno naturale e il migrante - parte integrante dei luoghi di arrivi.

“Riprendiamo la parola sull’Europa che vogliamo”, è il titolo del convegno e io lo voglio prendere per dire: ribaltiamo i pensieri chiusi con la parola Convivenza. Lavoriamo per la costruzione di un “Nuovo Continente”, nonché di una “Nuova Nazione”, in nome del progresso socio, economico e culturale: ciò, farà svanire le convinzioni sui tanti rischi e pericoli, creatisi dai soggetti impauriti. Per l’Italia, auguro un nuovo modello di inte[g]razione che si differenzia d’alcuni processi già istituiti in Europa, esempio: l’assimilazione francese e il multiculturalismo britannico. La proposta pertinente, in tale caso, è: l’Intercultura. Dare spazio anche al nuovo cittadino, andando oltre le ondate emotive e di pregiudizi, permetterà il raggiungimento della sana convivenza, evocata in questo mio testo, pur sapendo che si tratta di un processo alquanto difficoltoso, ma, possibile da realizzare.

In quanto donna/donna migrante, prima di concludere, voglio dedicare un pensiero alle tante donne che cerchino di raggiungere l’Europa, attenendomi ai dati della Commissione Europea che dicano: le ragazze sono maggiormente rappresentate fra le vittime della tratta di esseri umani (68% donne, 17% uomini, 12% ragazze e 3% ragazzi)[8]. Inoltre, appello anche in questa sede, alla garanzia dei diritti dei figli dei e delle migranti nati e/o cresciuti in Italia e, in particolare, chiedo il riconoscimento dello Ius Soli, in Italia.

Scelgo di terminaredicendo: bisogna far salvi i diritti della Persona e salvaguardare la dignità umana. In che modo? Rivalutando il valore della democrazia, della libertà e dell’accoglienza, tratti caratterizzanti e irrinunciabili per la civiltà europea che dichiara, da sempre, una Società libera e democratica. Chiudo con il pensiero del filosofo Bobbio: “Conoscere per Rispettare, Capire per non Coltivare pregiudizi” e aggiungo: Costruiamo Ponti, abbattendo i Muri!

Grazie.

Maria José Evora

Dottore in Scienze Sociali (PhD) – Specializzazione in Economia dello Sviluppo - PUST, 7 aprile 2006 & "Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana"

 



[1]
Semmai, è la dimensione del fenomeno che renda una novità.

[2] Situazioni rafforzata dalle crisi economica, ambientali, dai conflitti che sembrano minacciare il nostro Pianeta.

[3]In nome della difesa del terrorismo, anche se nel dire questo, preciso che io non intendo giustificare e nemmeno condivido gli atti compiuti contro la vita umana.

[4]Con il rischio che i migranti, vengono considerati la causa del caos planetario.

[5]Mentre i voti a loro favore si incrementano.

[6] Ciò è il prodotto di una debolezza che vuole portarci verso una idea della: meno giustizia, meno equità, meno solidarietà, meno consapevolezza, meno responsabilità e meno lucidità mentale.

[7] A circa quaranta anni in Italia, sfido anche me stessa, rispetto alla mia identità pura ed integra. Si tratta di concetto usato a sproposito che può creare confusione.

[8] Impegno strategico a favore della parità di genere, 2016-2019.

 
Rassegna stampa
   
Contatti
 

Fondazione Nilde Iotti
Via Asmara 26 00199 -  Roma
email: info@fondazionenildeiotti.it
IBAN: IT24A0335901600100000106337
Segreteria organizzativa:
lunedì, mercoledì, venerdì dalle 10.00 alle 14.30
telefono: +39.06.86.20.57.85
Cell. +39.366.41.37.546

   
 
   
  La Fondazione
Pubblicazioni
Iniziative
Formazione
Rassegna stampa Fondazione Nilde Iotti

www.fondazionenildeiotti.it
info@fondazionenildeiotti.it