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Maria De Unterrichter Jervolino



di Robertino Ghiringhelli



Il liceo Prati di Trento, la Facoltà di lettere e filosofia della Sapienza di Roma, il cattolicesimo sociale dell'arcivescovo Endrici e di Alcide De Gasperi, il movimento femminile delle laureate cattoliche sono i momenti salienti e qualificanti della formazione culturale e civile di Maria de Unterrichter, nata ad Ossana, un paesino della Val di Sole il 20 agosto 1902 in una nobile famiglia sudtirolese, che sin dalla prima infanzia, impresse in lei i valori fondamentali della famiglia, della Chiesa, della scuola e della coesistenza fra i vari popoli.
E proprio negli anni giovanili imparò a distinguere tra una visione culturale della nazionalità e il nazionalismo, da lei inteso come un egoismo sociale nemico della convivenza internazionale e troppo organico allo Stato territoriale e politico.
La prima guerra mondiale pose fine al tentativo di De Gasperi e di monsignor Endrici di costruire un rapporto tra la cultura asburgica e quella cristiano romana.
Gli Unterrichter, al pari di oltre settantamila trentini, si trasferirono in Austria, per la precisione ad Innsbruck, ove tra il 1915 e il 1917 Maria frequentò le locali scuole e affinò la propria conoscenza della lingua e della cultura tedesche.
Tornata a Trento, concluse gli studi liceali al Prati, fucina degli irredentisti e del nazionalismo italiano, e partecipò da attenta osservatrice alle tensioni - all'interno del movimento cattolico trentino – attorno al ruolo della scuola e più in generale dell'istruzione nel formare i "nuovi" cittadini e superare non solo l'irredentismo e la contrapposizione rigida tra popoli e culture, ma, anche e in primo luogo, quell'individualismo borghese che in nome della modernità aveva trascinato l'Europa in un'inutile guerra.
Nell'autunno del 1922 la Unterrichter si iscrive alla Facoltà di lettere della Sapienza ed entra in contatto con l'"Associazione fra le studentesse in Roma dell'Unione fra le donne cattoliche d'Italia", fondata da Luigia Tincani e dal domenicano Ludovico Fanfani nel 1914 e confluita nel 1919nella FUCI.
Il fine di questo circolo universitario è quello di conciliare, con la collaborazione tra studentesse e studenti, la presenza attiva dei valori cattolici nella vita universitaria con i dettami di una gerarchia ecclesiastica in gran parte contraria al ruolo delle donne ed alle associazioni cattoliche miste.
L'essere fucina porta Maria ad entrare in contatto con don Giovanni Battista Montini, assistente ecclesiastico della FUCI. È un rapporto e un riferimento, quello con il futuro Paolo Sesto, che l'avrebbe accompagnata per tutta la vita così come la frequenza con Luigia Tincani la portò ad approfondire la conoscenza della figura di Santa Caterina da Siena e della sua continua tensione a coniugare preghiera e studio cioè il legame indissolubile tra fede e realtà. Sono quelli gli anni nei quali si afferma e consolida il regime fascista ed inizia la "normalizzazione" della Sapienza.
Qui la giovane trentina segue con particolare attenzione le lezioni di letteratura tedesca di Hans Rheinfelder e di storia del Risorgimento e di storia moderna di Michele Rosi, improntate a quella libera riflessione critica che il regime mal tollerava e che la videro, con Maria Comandini, Guido Calogero e Emma Mittempergher, futura moglie di Delio Centimori, apprezzare e difendere il metodo del Rosi. Quale presidente delle universitarie cattoliche e membro attivo della FUCI, diffuse il rapporto paritario tra uomini e donne e la continua ricerca di punti concreti di contatto tra fede religiosa e problemi di una società sempre più votata e voluta a cercare soluzioni materiali ai temi dell'esistenza delle persone che penalizzavano, tra l'altro, il ruolo della donna.
Così, come presidente dal 20 dicembre 1925 delle universitarie della FUCI, si adoperò per affermare l'autonomia del movimento femminile senza mai porre in discussione quella "collaborazione gerarchica" con l'Azione Cattolica tendente alla formazione di un'intellettualità cattolica, ove la formazione religiosa e l'azione liturgica erano le necessarie premesse per concretizzare il profilo culturale delle donne e superare il pericolo di un isolamento elitario delle universitarie attraverso gruppi di studio che andavano al di là delle specificità dei singoli onde non vivere "ad occhi chiusi" in una realtà sempre più materialistica e obbligata.
In questo quadro usciva fondamentale la difesa delle donne che studiavano e, senza dimenticare le occupazioni domestiche e familiari, entravano da protagoniste nella vita associativa.
E questo è il senso dell'azione della Unterrichter come membro della Pax romana, organizzazione europea degli universitari cattolici votata a perseguire una fraterna convivenza fra i popoli, memore delle disumane conseguenze della prima guerra mondiale.
Laureatasi in Lettere nel 1927 con 110 e lode e, poi, ammessa al quarto anno di Filosofia, vince due concorsi per l'insegnamento di letteratura tedesca nei ginnasi e licei scientifici con l'assegnazione al Liceo di Benevento e al Ginnasio di Santa Maria di Capua Vetere.
In quegli anni incontra l'anima gemella tra i giovani dirigenti cattolici: è l'avvocato napoletano Angelo Raffaele Jervolino (1890-1985), presidente della Gioventù cattolica italiana.
Si sposarono nell'estate del 1930. E l'unione con lo Jervolino affina ulteriormente lo spirito sociale di Maria che, con il marito, in momenti difficili nel rapporto tra Stato italiano e Chiesa, diffonde e fa conoscere i principi cristiani nel vissuto quotidiano.
Entra così in contatto con la realtà della società napoletana e dell'Italia meridionale superando le divisioni anche personali fra le diverse anime dell'Azione Cattolica e della FUCI, memore degli insegnamenti di monsignor Endrici e di Alcide De Gasperi.
Riguardo quest'ultimo è significativo il ruolo silenzioso, ma efficace di Maria nel difendere il cattolicesimo sociale ed i suoi membri quando il 16 settembre 1928 viene incaricata dall'arcivescovo di esprimere la solidarietà dei cattolici trentini al loro leader tradotto dalla polizia fascista a Roma. La sua silenziosa presenza nello stesso vagone ferroviario in cui si trova De Gasperi documenta, più di qualunque encomio, la stima del mondo cattolico nei suoi confronti.
Ma, pur mantenendo sempre continui legami con la "sua" Trento, la giovane signora Jervolino, aiutata e spinta dal marito, entra in contatto con i complessi problemi del mondo del Mezzogiorno che la spingono ad affinare ulteriormente le proprie convinzioni sul ruolo primario della donna nel capire prima e nel delineare poi le linee guida del movimento femminile cattolico onde allargare le sfere di intervento sociale secondo una visione interclassista nella quale accanto all'azione religiosa veniva ad acquistare sempre più attenzione l'orientamento professionale delle donne, unito al peso sempre più emergente di un'istruzione finalizzata sì ai dettami del cattolicesimo, ma tendente ad un'opera di apostolato sia nella scuola che nella vita quotidiana.
Questo attivismo la porta ad assumere la direzione del Segretariato napoletano di cultura dell'Unione donne cattoliche ed a divenire consigliera nazionale della stessa istituzione.
Così, quantunque la sua esistenza sia stata allietata dall'arrivo di due figli, Rosa e Domenico, diede vita a Napoli a quella settimana della madre, che tendeva a recuperare il ruolo della famiglia nella costruzione di quel progetto ricostruttivo della centralità del modello del cattolicesimo sociale nel delineare ruoli e compiti degli intellettuali cattolici, che in conseguenza dello scoppio della seconda guerra mondiale e della crisi del regime fascista dovevano assumere in prima persona, pur nella diversità delle posizioni, la responsabilità di incidere sulle sorti del Paese.
Nei primi anni di guerra, sino al 4 dicembre 1942 quando un bombardamento alleato distrusse l'edificio vicino al loro, i coniugi Jervolino rimasero nella casa di Via Duomo.
Poi si trasferirono ad Ottaviano in una proprietà di famiglia. E qui, dopo l'8 settembre 1943, ripresero la loro attività di cattolici impegnati a ricostruire le relazioni sociali attraverso la rinata Unione donne e gioventù femminile ed il sorgere della DC con il Congresso del 29-30 luglio 1944 di Napoli che vide il marito tra i protagonisti e che pose tra gli obiettivi prioritari del ritorno alla democrazia il voto alle donne.
Su questo tema si soffermarono tutti gli sforzi della Unterrichter che allo scopo diede vita nell'aprile del 1945 al Centro italiano femminile di Napoli. Il fulcro della sua azione sociale e culturale era segnato dai valori della famiglia, dell'educazione dei figli e l'apprendimento e diffusione attraverso conferenze, dibattiti e veri e propri corsi dei diritti politici e del voto alle donne.
Significativo al riguardo è l'articolo La donna nella vita politica, apparso su "Il Domani d'Italia" il 15 marzo del 1945, ove, memore delle teorie di Maritain, definiva la politica perseguimento del bene comune e, per le donne, naturale conseguenza della innata capacità delle donne di comprendere ed aiutare le necessità ed i bisogni altrui.
E qui cita come esempi concreti l'attività svolta nei secoli dagli ordini religiosi femminili.
Nei suoi vari interventi vi avrebbe poi aggiunto le figure di Teodolinda, Matilde di Canossa e di Santa Caterina da Siena, alle quali avrebbe poi accomunato il magistero civile educativo di Maria Montessori.
Naturale conseguenza del suo attivismo e della sua coerenza intellettuale ed umana fu la candidatura alla Assemblea Costituente ovviamente nelle liste della Democrazia Cristiana, per il Collegio unico nazionale nella circoscrizione di Potenza-Matera mentre il marito fu candidato in quella di Napoli.
Entrambi risultarono eletti. Maria fu tra le ventuno donne costituenti assieme ad altre otto democristiane, nove comuniste e due socialiste e una rappresentante del movimento qualunque.
Inoltre i coniugi Jervolino furono una delle cinque coppie di costituenti. Con loro furono eletti Palmiro Togliatti e Rita Montagnana, Luigi Longo e Teresa Noce, Velio Spano e Nadia Gallico, Mario Cingolani e Angela Maria Guidi.
Probabilmente su indicazione di De Gasperi  ed anche perché conosceva e parlava e scriveva fluentemente il tedesco e molte altre lingue,  fu nominata componente della Commissione per i trattati internazionali, formata da 37 membri, dei quali solo due erano donne: la Jervolino e la comunista Maria Maddalena Rossi.
Tra il 20 luglio 1946, giorno dell'insediamento, e il 4 marzo 1948, data dell'ultima riunione verbalizzata, la Commissione si riunì 23 volte. La Unterrichter partecipò a 18 sedute, mancando alle adunanze del 28 agosto 1946, dell'8 novembre 1947, del 5 dicembre, dell'11 dicembre, e del 24 gennaio 1948.
Nella seduta inaugurale votò per l'onorevole Bonomi quale presidente della Commissione e per Giovanni Gronchi e Paolo Treves rispettivamente vice-presidente e segretario.
L'altro vice-presidente era Palmiro Togliatti mentre Giovanni Persico assumeva le funzioni di secondo segretario.
Nonostante l'assidua presenza alle riunioni, ricaviamo dai verbali che la Jervolino intervenne direttamente solo due volte. La prima nell'adunanza del 10 ottobre 1946 durante il dibattito sulla relazione del Presidente del Consiglio De Gasperi sullo Stato della stipula della convenzione italo-austriaca sull'Alto Adige, non ancora analizzata dal Parlamento austriaco.
Approvando le proposte di De Gasperi, pone l'accento sul ruolo della legge già approvata "ma non ancora pubblicata" sulla  regolarizzazione della questione delle opzioni relative alla cittadinanza degli abitanti dell'Alto Adige.
Il secondo intervento è nel corso dell'animata seduta del 6 febbraio 1947 dedicata alla procedura da seguire per la firma del Trattato di pace.
Anche qui concorda con De Gasperi nell'affermare che la rettifica del Trattato dovrà essere sottoposta all'approvazione dell'Assemblea Costituente. Avrebbe assunto la stessa posizione nell'adunanza del 9 luglio seguente.
È l'ulteriore conferma che la Jervolino nella Commissione rappresentava la posizione ufficiale del Presidente del Consiglio.
Occorre però dire che gli sforzi maggiori li dedicò alla questione dell'Alto Adige sulla quale intervenne anche negli anni successivi nei quali partecipò alla stipula di un accordo tra il Trentino-Alto Adige e il Tirol-Vorarlberg.
I meri dati e resoconti delle sedute della Commissione per i trattati internazionali sembrano relegare la Jervolino ad un ruolo di comprimaria e, tutto sommato, secondario. In realtà la sua funzione, fortemente sostenuta da De Gasperi, fu quella di un continuo sostegno all'azione del Governo e di tutela di quell'azione di recupero di una credibilità e dignità internazionale, che la sempre più evidente contrapposizione tra URSS e USA usava a seconda degli interessi di parte, mettendo in secondo piano il fatto che l'Italia era un Paese cobelligerante e non un Paese nemico dopo l'8 settembre e l'armistizio di Cassibile. Accanto a ciò, non dimentica e compartecipe con la "sua" Napoli della tragica situazione economica e occupazionale favorì in ogni modo la stipula di trattati con altri Stati come l'Argentina e la Francia.
Indubbiamente però l'Unterrichter costituente è legata al tema che avrebbe accompagnato negli anni a seguire la sua vita politica e sociale: l'educazione e l'infanzia.
Concetti che per Lei si identificarono in un nome: Maria Montessori. Comprendiamo perciò perché il suo unico intervento all'Assemblea Costituente il pomeriggio del 3 maggio 1947 fosse dedicato al ritorno in Italia di quella che definì "geniale guida nei nostri nuovi compiti politici", esempio mirabile di attività collaborazione della donna alla vita sociale e fiera sostenitrice della pace tra i popoli, che allora significava in primo luogo aiuto ai popoli vinti.
Viene eletta nel 1948 parlamentare nella prima legislatura repubblicana nel collegio unico nazionale e fa parte della Commissione Rapporti con l'estero ed è nella Direzione del Comitato permanente per il Mezzogiorno presieduto da don Sturzo.
Nel frattempo, convinta che civiltà non sia solo progresso scientifico ed economico, ma, e in primo luogo, crescita della persona umana in società, attraverso la famiglia e la scuola, partendo da quella materna.
Allo scopo dal 7 marzo '47 è commissario dell'Opera nazionale Montessori per nomina del capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola. Dal 18 marzo 1948 sino al 1975 ne sarebbe stata presidente così come sarebbe diventata vice presidente dell'Associazione Mondiale Montessori, fedele interprete dell'asserto che "è dal bambino che comincia la ricostruzione del mondo".
Nel 1950 è membro della Consulta didattica del Ministero della pubblica istruzione e viene incaricata di contribuire ad elaborare i programmi del magistero della scuola materna.
Si attiene nella sua attività al principio montessoriano, che ha ribadito nella seduta alla Camera del 7 maggio 1952 commemorando "la grande educatrice": non vi possono essere uomini liberi, uomini che seguono un regime democratico, se questa libertà e questa democrazia non hanno imparato a rispettare sin dalle prime ore della vita.
Nel 1953 viene rieletta nella Circoscrizione di Benevento-Avellino-Salerno.
Nel febbraio 1953 diventa presidente del CEPAS (centro di educazione Professionale per Assistenti Sociali), fondato nel 1946 con il fine di formare assistenti sociali preparate sia per l'azione sociale in genere e sia per sostenere i singoli e le comunità nella apertura verso una società aperta al dialogo ed al confronto con il ricorso a nuova scienze quali l'antropologia, la sociologia e la psicologia.
Dal 1954 al 1958 è sottosegretario di Stato alla Pubblica Istruzione con delega per le scuole elementari, quelle materne, le antichità e belle arti, per le accademie e le biblioteche.
Nella storia del Parlamento repubblicano italiano è la seconda donna ad avere un incarico di Governo dopo Angela Maria Guidi Cingolani.
Viene rieletta alla Camera nel 1958 sempre nella amata circoscrizione campana con ben 52.420 voti di preferenza.
Nel 1963 ritiene conclusa la propria esperienza parlamentare e rifiuta la ricandidatura.
Ricopre diversi incarichi nazionali e internazionali nell'ambito dell'educazione, della cultura e in organismi tendenti a favorire e difendere l'emancipazione femminile. E' a lungo membro della delegazione italiana all'UNESCO.
È vice presidente mondiale dal 1968 al 1975 dell'Organizzazione per l'educazione prescolastica, ma soprattutto continua la sua azione a favore di una scuola materna statale che fosse di modello per tutte le istituzioni della prima infanzia libere e volontarie nel riuscire a superare le disparità esistenti fra le regioni italiane.
Il 27 dicembre 1975 si concluse la sua vicenda terrena sempre fedele a quel principio assioma che in una conferenza all'Istituto italiano di cultura a Monaco di Baviera del 22 maggio 1962 aveva sintetizzato in un "processo di sviluppo per essere tale deve armonicamente tenere conto dei valori dello spirito e imparare, da quanto la storia ci tramanda, quel senso del limite dei valori puramente economici".

BIBLIOGRAFIA

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3 – F. FALCUCCI, Maria Jervolino in Grande Enciclopedia della politica. I protagonisti dell'Italia democratica. Le democristiane, 1947-1954, Roma, EBE, 1993, vol. II, pp. 269-271;
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5 – M. A. MORELLI, a cura di, Le donne della Costituente, Bari, Laterza, 2007;
6 – R. RUFFILLI, a cura di, Cultura politica e partiti nell'età della Costituente. Tomo I; L'area liberal-democratica. Il mondo cattolico e la Democrazia Cristiana, Bologna, Il Mulino, 1979;
7 – R.P. VIOLI, Maria di Unterrichter Jervolino (1902-1975). Donne educazione e democrazia nell'Italia del Novecento, Roma, Studium, 2014;
8 – MARIA DI UNTERRICHTER Jervolino in Camera dei Deputati. Portale Storico, camera.it.
 

 
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