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Maria Maddalena Rossi



di Livia Turco



E’ una donna che compie scelte audaci e che fin dalla giovinezza dimostra grinta e capacità di andare controcorrente la Costituente Maria Maddalena Rossi.

Nasce a Cadevillo, un paese in Provincia di Pavia nel 1906, si laurea in chimica presso l’Università di Pavia nel 1930 e comincia a lavorare in uno stabilimento chimico a Milano.

La sua partecipazione alla Resistenza si svolge nel Soccorso Rosso per raccogliere fondi da destinare alla lotta partigiana. Sposata con il chimico, l’antifascista Antonio Semponi, entrambi s’iscrivono la PCd’I clandestino.

Nello svolgimento della sua attività viene scoperta dalla polizia processata e mandata al confino.

Rientrata a Milano, subito dopo la caduta del fascismo, si trasferisce in Svizzera dove prosegue la sua attività di raccolta fondi necessari al PCI per la lotta armata. Poi si trasferisce a Zurigo dove partecipa alla scrittura ed alla diffusione di giornali clandestini contro il fascismo , per mantenere i collegamenti ed incitare all’impegno le comunità di italiani che sono in esilio. Attraverso l'esperienza e lo studio si afferma come dirigente politica molto rispettata e stimata. Si impegna, prima, nella redazione dell’Unità, poi diventa componente della Commissione Stampa e Propaganda, poi si dedica al lavoro tra le donne.

Eletta all’Assemblea Costituente porta in dote un patrimonio di esperienza e cultura importante che lei spende fin da subito nelle battaglie più difficili facendo squadra con le altre Costituenti ma dimostrando una particolare determinazione nel difendere le sue convinzioni anche sui temi più difficili. Svolge numerosi interventi nel corso del dibattito, in seduta plenaria, sul Progetto di Costituzione. Interviene nell’ambito della discussione sul Titolo II del Progetto di Costituzione riguardante i rapporti etico-sociali, durante la seduta del 21 aprile 1947 per affermare la centralità della famiglia, l’obbligo da parte dello Stato di sostenerla sul piano economico e per lo svolgimento della sua funzione educativa verso i figli . Si dichiara fermamente contraria al principio della indissolubilità del matrimonio pur riconoscendo che tale principio non è di ordine costituzionale e non deve essere compreso tra gli altri articoli della Costituzione ma perseguito attraverso legge ordinaria.

”Salvare la famiglia significa salvare la Nazione. Ma noi siamo contrari ad introdurre il principio della indissolubilità del matrimonio in Costituzione. Inserendo questo articolo nella Costituzione non si elimina alcuna delle cause che nell’ambito dei nostri attuali rapporti economici e sociali minacciano l’istituto famigliare. Le famiglie illegittime in Italia, onorevoli colleghi sono molte. I casi sui quali è indispensabile intervenire sono: coniugi senza figli che hanno formato una nuova famiglia con figli; reduci, prigionieri, ex combattenti che al loro ritorno in patria trovano l’onore familiare distrutto, famiglie nelle quali uno dei coniugi è colpito da condanna infamante e molti altri ancora. Lo Stato non può non prendere in considerazione questi casi, specie nei riguardi degli ex combattenti e dei reduci: essi sono stati lontani dalla loro casa per servire il paese, hanno esposto la loto vita, hanno sacrificato anni interi della loro esistenza; non si può chiedere loro ,oggi ,di rinunciare a rifarsi una vita. sarebbe chiedere troppo.”

Nella posizione di Maddalena Rossi contro l’indissolubilità del matrimonio vi è una visione della famiglia ma vi è soprattutto l’atteggiamento di solidarietà verso tante persone che hanno avuto le vite distrutte e cambiate dalla guerra, vi è dunque un approccio sociale e solidaristico che come sottolinea con efficacia dovrebbe essere preso in considerazione da tutte le forze politiche e dal Governo per predisporre un provvedimento transitorio che risolva queste situazioni concrete.

Aggiunge Maria Maddalena Rossi “Non vorrei suscitare reazioni troppo clamorose da parte di qualche settore dell’Assemblea, ma, che il problema esista, lo ha dimostrato l’atteggiamento della Chiesa stessa, la quale, in questi ultimi anni, ha esteso i casi di annullamento del matrimonio, o facendo passare, talvolta, come annullamenti veri e propri casi di scioglimento, o facendo uso di quel “privilegio paolino” di cui si è fatto cenno in quest’ Aula. Noi non poniamo la questione del divorzio. Siamo contrari a che si ponga ora tale questione perché essa non è sentita dalla maggioranza della popolazione, perché vi sono oggi ben altri problemi dei quali urge trovare la soluzione”.

“Condividiamo il principio della parità giuridica e morale dei coniugi nella famiglia perché essa completa quegli articoli, nei quali si aboliscono le diseguaglianze che ancora esistono, fra uomo e donna, nel campo politico, economico, sociale e giuridico. Riconoscere la parità tra uomini e donne là dove le donne nella loro maggioranza esplicano la loro missione fondamentale, nella famiglia, è giusto, onorevoli colleghi.”

“Noi non condividiamo i dubbi e le riserve avanzati da alcuni colleghi preoccupati di conservare nell’ambito della famiglia una gerarchia che la realtà sociale e politica ha già superato. Si è detto che la famiglia deve avere un capo. L’ha detto anche l’on. Calamandrei che ha aggiunto : uomo o donna non importa. Egli l’ha detto credo, senza fare dell’ironia, ma io ho colto i sorrisi dell’Aula. Ora, io vorrei domandare ai colleghi che hanno sorriso se essi sono ben convinti che su questo si possa fare dello spirito, che una donna a capo della famiglia sia davvero cosa tanto ridicola. Noi non intendiamo, badate, che la Patria Potestà debba essere esercitata dalla donna; noi sosteniamo che la diversità di compiti nell’ambito familiare non significa necessariamente disparità di potere.

Finchè la madre vive, l’unità della famiglia c’è, c’è la saldezza della famiglia. L’uomo può anche andarsene o morire, la famiglia resta ugualmente unita . Ma, anche nelle famiglie più salde, più unite dai vincoli affettivi, quando la madre scompare i legami si allentano a poco a poco e finiscono per spezzarsi”. (Intervento svolto in Aula il 21 aprile 1947).

L’altra battaglia che conduce con determinazione in particolare con la democristiana Maria Federici è per l’accesso delle donne alla Magistratura. Con Teresa Mattei presenta un emendamento che verrà respinto.

“Le donne hanno diritto ad accedere a tutti gli ordini e gradi della Magistratura”. Maria Federici presenterà sullo stesso tema un ordine del giorno che verrà approvato. Maria Maddalena Rossi , come altre Costituenti, sostiene questa causa con veemenza , con passione ma anche con profondità di argomenti.

Mi piace citare un passaggio del suo intervento svolto in Aula il 26 novembre del 1947.” Le qualità di sensibilità ,di intuizione, di tenacia, di pazienza, di coscienza, il senso di umanità che spesso si riscontrano nella donna, uniti alla conoscenza profonda del diritto, troverebbero un impiego infinitamente utile nel campo della Magistratura. Lo comprende Guglielmo Shakespeare 350 anni orsono. Voi ricorderete certamente la singolare vicenda che portò difronte alla Corte di Giustizia di Venezia un usuraio, Shyloch, il quale avrebbe voluto, in nome della legge, commettere un delitto a danno di un mercante debitore. Un caso veramente particolare, a giudicare il quale, Shakespeare richiede un giudice dotato di finezza, di cuore, d’intelligenza ed onestà, un giudice che amministri la giustizia vera, onorevoli colleghi, la giustizia dello spirito della legge e non della lettera soltanto. Questo Magistrato è una donna, Porzia, la quale salva, insieme con la maestà della legge, la vita di un innocente e domina alla fine con la sua sottile ed umana misericordia, il malvagio usuraio. Rileggano gli onorevoli colleghi le parole che Porzia pronuncia nell’aula del Tribunale di Venezia, allorchè Bassanio le chiede di violare ,per una volta ,la legge, perché non sia permesso commettere in suo nome un delitto” Nessuna Autorità in Venezia – risponde Porzia- potrebbe modificare una legge in vigore. Ciò sarebbe invocato come precedente e, per quell’esempio, molti abusi si infiltrerebbero nello Stato. Non è possibile .” Ricordate la sua saggia sentenza e le parole che essa rivolge a chi, dopo il giudizio, vorrebbe compensarla con il denaro. “ E’ ben ricompensato chi è soddisfatto ; ed io sono soddisfatta di avervi liberato.. cioè di aver fatto trionfare la giustizia. Quindi ritengo di essere ben compensata. Il mio animo non è mai stato finora più mercenario di così.” E infine la carità, la clemenza, ”la clemenza, dice Porzia, è più del potere dello scettrato: essa ha il suo trono nel cuore dei Re ed è un attributo di Dio stesso..” Così che il malvagio alla fine appare non domato soltanto, ma, forse, pentito, forse, umanamente, redento. Trecentocinquanta anni fa Shakespeare affermava nella sua opera immortale che una donna può possedere le qualità di un giudice. Trecentocinquanta anni dopo nella Assemblea Costituente Italiana si contesta alle donne il diritto di partecipare alla amministrazione della giustizia, negando loro le qualità per farlo”.

Maria Maddalena Rossi aveva, come altre Costituenti, una particolare sensibilità sui temi della pace, delle relazioni internazionali e della costruzione di istituzioni ed organismi internazionali per affrontare problemi che erano globali e che richiedevano una solidarietà tra nazioni, a partire da quelle europee. Problemi come quelli dell’emigrazione, del lavoro, dei diritti dell’ infanzia. Sosteneva la necessità di una politica estera attiva che fosse di sostegno ai paesi come la Spagna e la Grecia che vivevano sotto l’oppressione di pesanti dittature militari. Intervenne nel dibattito del 28 luglio 1947 a proposito del Trattato di Pace tra le Potenze Alleate ed Associate e l’Italia firmato il 10 febbraio 1947.In quella sede Maria Maddalena Rossi sostenne che una pace duratura non si stabilisce solo attraverso un Trattato ma si ottiene soprattutto attraverso una politica di riconciliazione e di collaborazione con gli altri popoli. Ed è proprio di questa politica che l’Italia ha bisogno se vuole costruire un futuro di pace e di libertà. Il tema della pace tra i Popoli e gli Stati resterà una costante del suo impegno. Lo porterà avanti come dirigente dell’Unione Donne Italiane di cui viene eletta Presidente Nazionale nel 1947. Incarico che le sarà rinnovato nel 1949 e nel 1953. Viene eletta alla Camera dei Deputati nella prima legislatura Repubblicana 1948-1953 e diventa componente della Commissione Rapporti con l’Estero . Viene rieletta nel 1953 alla Camera e farà parte del Direttivo del Gruppo Comunista. Anche in questi anni si occupa di politica estera ed europea. Fu la prima parlamentare ad affrontare il problema dell’adozione richiedendo la modifica dell’articolo 297 del Codice Civile per snellire le procedure dell’adozione medesima.

 
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