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Maria Federici



di Rosa Iervolino Russo



"Onorevoli colleghi, l'articolo 33 (ora 37) riguarda la donna lavoratrice e certi suoi particolari problemi. Questo articolo è un riflesso vivo delle gravi ingiustizie che ancora si registrano nella vita italiana. Da qui a pochi anni noi dovremo perfino meravigliarci di aver introdotto questo articolo nel testo costituzionale e per avere dovuto sancire nella Carta Costituzionale che a due lavoratori di sesso diverso, ma che compiono lo stesso lavoro, spetta un uguale retribuzione. Così pure ci dovremo meravigliare di aver dovuto stabilire come norma costituzionale che le condizioni di lavoro, per quanto riguarda la donna, debbono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e materna. Cioè dovremo meravigliarci di aver dovuto introdurre una norma tanto naturale ed umana". Così Maria Federici all'Assemblea Costituente nella seduta antimeridiana del 10 maggio 1947.

Purtroppo la Federici -di solito molto lungimirante- questa volta ha sbagliato.

Infatti, a settanta anni di distanza, le discriminazioni ancora sussistono e non c'è nessuna ragione di meraviglia per aver introdotta una norma di forte tutela, anzi più che mai necessaria ed opportuna.

Un altro argomento affrontato dalla onorevole aquilana è quello della possibilità della donna di entrare in Magistraura e di percorrerne tutta la carriera fino ai livelli più alti. Un principio del tutto conseguente con la scelta compiuta dall'articolo 3 della Costituzione di uguali diritti per tutti i cittadini indipendentemente dal sesso, ma che trovava tante opposizioni compresa quella autorevolissima dell'on.le Giovanni Leone. Questa volta per fortuna la parlamentare ha avuto ragione: le donne sono ora la maggioranza dei magistrati togati, siedono al Consiglio superiore della Magistratura ed alla Corte Costituzionale. Questo perchè hanno saputo sul campo realizzare una piena ed equilibrata attuazione dell'art. 51 della Costituzione ed hanno così smentito tutti i pregiudizi di presunta emotività, mancanza di equilibrio e di incapacità che le avrebbe rese inidonee a questo ruolo. Ma chi è questa donna così capace di andare contro corrente e di guardare lontano?

Maria Agamben Federici nasce all' Aquila da una famiglia benestante, laureata in lettere, è insegnate e giornalista. Formatasi sotto l'influenza del pensiero sociale cristiano, in particolare del personalismo di E. Mounier e dell'umanesimo integrale di Jacques Maritain, è una cattolica impegnata, illuminata nella sua azione da una profonda fede nei valori di libertà e di democrazia. Sposata con Mario Federici, critico letterario e drammaturgo abruzzese, negli anni del fascismo, si trasferisce all'estero insegnando presso Istituti di cultura italiana, prima a Sofia poi in Egitto ed infine a Parigi. Il soggiorno all'estero le apre nuove prospettive culturali e sociali. Rientrata a Roma opera nell'attività clandestina organizzando un centro di accoglienza per profughi e reduci; fa parte di associazioni che assistono perseguitati politici, patrioti, sfollati e donne. Nel 1944 è tra i fondatori delle ACLI e del CIF del quale, dal 1945 al 1950, è la prima presidente nazionale. Nel 1946 è eletta nel Collegio di Perugia-Terni-Rieti con i voti che, secondo la legge elettorale dell'epoca, confluivano nella lista nazionale. E' (con Nilde Iotti, Angela Gotelli, Angelina Merlin e Teresa Noce) nella Commissione dei 75 nella cui terza sottocommissione si impegna intensamente.

"Evidentemente- sottolinea la Federici- qui c'è l'idea di creare una barriera nei riguardi delle donne. ... Se vogliamo approvare una Costituzione veramente democratica dobbiamo abolire, una volta per tutte, ogni barrriera ed ogni privilegio che tenda a spingere le donne verso settori limitati, all'unico fine di tagliare ad esse la via di accesso ai pubblici uffici ed alle cariche elettive. La donna dovrà fare liberamente la sua scelta, seguendo il suo spontaneo desiderio, guidata dall'educazione e da valori spirituali, ma mai per ragione di una discriminazione che la offende profondamente". Dopo la Costituente continua il suo impegno ed è relatrice della prima legge di attuazione della Carta Costituzionale (l. 860 del 1950) sulla tutela fisica ed economica della lavoratrice madre. Presenta numerose proposte di legge e fa parte della Commissione d'Inchiesta sulla disoccupazione. Nel 1947 fonda l'ANFE (Associazione Nazionale Famiglie Emigrate) nata per assistere i singoli emigrati e le famiglie a difesa dei loro diritti in Italia e all'estero. L'associazione si espande nell'America del Nord e del Sud , in Australia ed anche nell'Europa del Nord. Pubblica poi "Il Cesto di lana", una sorta di biografia nella quale sottolinea i meriti delle donne nella Resistenza.

Maria Federici è certamente una delle più illustri fra le "madri costituenti" della quale troppo poco si parla e, molto ancora, andrebbero studiate le intuizioni e le realizzazioni.

 
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