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Il primo voto. Elettrici ed elette. Un libro di Patrizia Gabrielli

Recensione di Maria Teresa Morelli



Il volume, pubblicato dall'editore Castelvecchi per il 70° anniversario del voto alle donne, ricostruisce, con uno stile fresco e discorsivo, la partecipazione femminile tra la guerra e i primi anni della Repubblica italiana. 


Attraverso materiali anche inediti, l’Autrice presta particolare attenzione alla dimensione biografica e politica delle ventuno elette all’Assemblea costituente, il 2 giugno 1946. Evidenzia il ruolo determinante svolto dalle donne durante la resistenza «giovani ed anziane si prodigano in un’ampia opera di salvataggio verso i militari alla sbando, offrono loro cibo, rifugio, abiti, procurano un riparo agli ebrei e ai prigionieri» (p. 15).
 
Sono operaie, contadine, intellettuali, casalinghe, le autrici di numerose azioni di resistenza civile alla violenza della guerra nazifascista. In questo impegno di ampie dimensioni è molto difficile distinguere il confine tra sfera pubblica e sfera privata; la resistenza civile e armata si combinano tra loro. Queste donne svolgono compiti diversi «ausiliarie, infermiere, vivandiere, tipografe; alcune portano le armi e sono pronte a usarle all’occorrenza, altre, a piedi o in bicicletta, le trasportano insieme alle istruzioni militari, alle direttive politiche, alla stampa, ai volantini, ai viveri, al vestiario per i partigiani» (p. 16).
 
L’Autrice si sofferma, inoltre, sull’importanza delle diverse associazioni di massa, le cui politiche sviluppano un alto grado di partecipazione delle donne, che rafforza il senso di appartenenza e di identità nazionale. Tra queste, i Gruppi di difesa della donna e per l’assistenza ai combattenti della libertà (Gdd), a cui partecipano le esponenti dei partiti del Cln; l’Unione donne italiane (Udi), nata nel settembre 1944, da un Comitato di iniziativa provvisorio composto da alcune esponenti del Partito comunista, socialista, azionista e della sinistra cristiana; il Centro italiano femminile (Cif) istituito ufficialmente nell’ottobre 1945, di matrice cattolica, la cui prima presidente è la democristiana Maria Federici, futuro membro dell’Assemblea costituente. E ancora, le associazioni indipendenti dai partiti quali la Federazione italiana fra laureate e diplomate di istituti superiori (Fildis), la Federazione italiana donne arti professioni affari (Fidapa), l’Alleanza femminile italiana (Afi), nata per volere di Teresita Sandeski Scelba, l’Associazione nazionale donne elettrici (Ande), nata da un’idea di Nennella Cutolo e Carla Garabelli Orlando.
 
Di grande interesse la parte del volume che descrive l’impegno femminile profuso nella campagna elettorale del 1946, il significato del voto e l’atteggiamento della stampa, dei partiti politici e della Chiesa di Pio XII, che, intenzionato alla «riconquista cristiana della società […], affidava alle donne un impegno in prima persona nella restaurazione del ‘nuovo ordine cristiano’, che prevedeva, tra l’altro, la subordinazione della politica dei cattolici alla Chiesa» (p. 20). Il leader della Democrazia cristiana, Alcide De Gasperi, vede nel protagonismo femminile un «potenziale di energie da convogliare nella ricostruzione morale e sociale del paese, oltre che una risorsa da sottrarre agli avversari» (p. 20). Il Partito comunista, con Palmiro Togliatti, indica nel suffragio femminile «un passaggio imprescindibile per il progresso e per il radicamento democratico» (p. 29).
 
Le ragioni della mancata iniziativa da parte azionista e socialista vanno invece ricercate – sostiene l’Autrice – nelle preoccupazioni elettorali: «essi temevano che l’accesso delle donne alla cittadinanza, ampliando il corpo elettorale, avrebbe sostanzialmente premiato i partiti di massa e tra questi soprattutto la Dc» (p. 30). Patrizia Gabrielli ricostruisce le tappe fondamentali che hanno portato al decreto legislativo luogotenenziale del 10 marzo 1946, n. 74, che finalmente sancisce il diritto di voto alle donne attivo e passivo.
 
Il 2 giugno 1946 ben 14 milioni di donne escono di casa «dotate di scheda elettorale e documenti di riconoscimento per esprimere la propria volontà politica […] qualcuno quasi a sottolineare l’eccezionalità e la portata dell’evento, si vestì con cura come in un giorno di festa. Fuori dai seggi lunghe, composte file, uomini e donne aspettano il proprio turno pazientemente» (p. 43). Su 556 deputati vengono elette 21 donne alla Costituente, nove comuniste, nove democristiane, due socialiste e una del Partito del fronte dell’uomo qualunque. Cinque di loro avevano già occupato gli scranni di Montecitorio, in quanto nominate, nel 1945, alla Consulta nazionale (Adele Bei, Teresa Noce, Rita Montagnana per il Partito comunista, Laura Bianchini e Angela Guidi Cingolani designate dalla Dc).
 
L’Autrice quindi presenta le tematiche più rilevanti sulle quali le Costituenti si sono confrontate in Assemblea, tra cui la famiglia, l’indissolubilità del matrimonio, l’accesso alla magistratura. L’importante volume si completa con una interessante biografia delle 21, che mette in luce i percorsi familiari, la formazione culturale e politica, le generazioni diverse, le esperienze anche successive al biennio 1946-47.
 
Maria Teresa Morelli
 
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