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La salute della donna e la medicina di genere. Una sfida da vincere

di Grazia Labate



La giornata nazionale sulla salute della donna traccia la road map. Ora si tratta di far marciare gli impegni presi che rappresentano le responsabilità “innovatrici” che dovranno persuadere gli attuatori, come pure i resistenti, la cui presenza va quindi considerata come fisiologica in ogni processo innovativo, da cui non bisogna lasciarsi ingabbiare quando la causa è giusta



Il genere maschile e femminile, con le innumerevoli differenze tra i loro organismi, quando ammalano non possono essere curati allo stesso modo, così come la ricerca  e lo studio sulle malattie non possono prescindere dal genere, del soggetto.
 
L’approccio di genere nella comunità medico scientifica ha cominciato a diffondersi circa 20 anni fa. Oggi a partire  dalla prevenzione, la sintomatologia, il percorso diagnostico, i trattamenti farmacologici, appare sempre più evidente che sono legati al genere, dunque non si può fare medicina personalizzata, ma nemmeno appropriatezza, se si abdica al tenere in conto la diversità di genere, nella teoria e nella buona prassi medica.
 
La ricerca e la sperimentazione devono garantire l’equità di genere nei trial clinici farmacologici, prevenzione, cura, terapie, non possono essere declinate senza il paradigma di genere. E’ come se si rinunciasse a trasferire il bagaglio di conoscenze che si sono accumulate al complesso universo della medicina.
 
L’Italia è in forte ritardo anche se nel nostro paese non sono mancate e non mancano lodevoli iniziative, anche in network fra loro, che non sono però diventate  insegnamento obbligatorio in tutte le Scuole di Medicina e Specializzazione; su questo ci sono ben tre proposte di legge, depositate alla Camera,  già dal 2013 a firma  Delia Murer (2013), Pierpaolo Vargiu (2013) e Paola Boldrini (2016).
 
E’ italiana la prima rivista, dedicata alla Medicina di genere, The Italian Journal of Gender-Specific Medicine, pubblicata da Il Pensiero Scientifico Editore.
 
Per questo è importantissima questa giornata nazionale sulla salute delle donne, i suoi tavoli di lavoro il manifesto che ne uscirà, perché tutto ciò richiama la politica sanitaria ad una intima coerenza.  
Impegno fattivo nel censire, organizzare in sequenza, comparare i dati quali-quantitativi, identificando così temi e qualità del progresso che si può ottenere nella gestione delle cure, nelle politiche, nelle azioni di governance, farà di questa giornata non un’occasione celebrativa, ma la possibilità concreta per la medicina di genere di essere nella medicina.
 
L’evento fornisce spunti utili a porre le basi concettuali e metodologiche per una regolazione nazionale che possa incorporare il patrimonio di attenzione, ricerca e pratica che si è andato consolidando nel Paese nell’ultimo decennio. Si potrà così garantire, in modo permanente e vincolante, l’attenzione al genere e il rispetto dei provvedimenti conseguenti.
 
L’orientamento alle differenze sessuali e al genere nella prevenzione, diagnosi e cura, cioè la medicina di genere, ha il carattere di una profonda innovazione che in Italia, secondo i concetti di Everett Rogers, professore di scienza delle comunicazioni alla Iowa State University, morto nel 2004, definisce un’innovazione, in base a due motivazioni.
 
Una è legata al vantaggio dato all’economicità di azioni  che si ricava dall’innovazione stessa. Nel caso della medicina di genere, il vantaggio consisterebbe in un possibile accrescimento di appropriatezza nell’applicazione biomedica, attenta all’equità di genere del diritto di salute.
 
Una seconda motivazione riguarda la coerenza con i comportamenti e l’assetto valoriale. Nel caso del genere, possiamo riferire la motivazione al rispetto delle differenze, di cura non ancora gender oriented.
 
Dunque da questa giornata nazionale da dove viene fuori tutta la ricchezza delle esperienze compiute, il manifesto non può che essere coerente e concreto negli impegni da assumere, pur sapendo che nel nostro caso gender oriented, gli impegni rappresentano le responsabilità “innovatrici” che dovranno persuadere gli attuatori, come pure i resistenti, la cui presenza va quindi considerata come fisiologica in ogni processo innovativo, da cui non bisogna lasciarsi ingabbiare quando la causa è giusta.
 
Grazia Labate 
Ricercatore in economia sanitaria

Tratto da Quotidiano Sanità

 
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